la violenza sulle donne

L’intervento del Capo dello Stato Napolitano in occasione della “Giornata internazionale contro la violenza alle donne” ha auspicato l’adozione di misure speciali per la creazione di una cultura di autentico rispetto, innanzitutto sul piano morale, nei confronti della dignita’ delle donne. A suo avviso occorre opporsi alle “volgari visioni di stampo meramente consumistico spesso veicolate anche dal linguaggio dei media e della pubblicità.”

Ora, sicuramente il fenomeno del velinismo e’ del tutto sintomatico di una realta’ sociale che ha inculcato nelle masse una certa esposizione del ruolo femminile, ma non e’ di per se’ sufficiente a spiegare la sottovalutazione delle qualita’ intrinseche delle donne.  Dov’e’ la radice del problema? Ricordo quando l’avvocato Elisabetta Tulliani fu ‘esposta’ per via di uno sketch idiota di ventanni prima solo per colpire il suo attuale compagno, il Presidente della Camera, proprio quando lei stava per dargli la loro prima figlia.  D’altro canto abbiamo una squillo di lusso che, dopo tanto baccano, viene ‘promossa’ fotomodella, opinionista e cantante. E che dire di una ragazzina accompagnata alle feste a palazzo dalla mamma? la Noemi diventata ‘nazionale’ per tutti i perversi cervelli maschili. Lo stile Paris Hilton e’ universale, certo, ma in Italia le donne non riescono rivendicare a gran voce il loro diritto di partecipare alla vita politica e dirigenziale del Paese.  Lady Ashton, la Merkel, la Clinton possono farsi strada. Nello scenario politico di casa nostra, posso solo sperare che Giorgia Meloni riesca a diventare la prima Premier Italiana. E non solo perche’ eccezionalmente preparata, sana di principi, appassionata nella sua missione che esprime grazie ad una forza interiore palpabile. L’ho vista al Congresso di chiusura di AN, per la prima volta dal vivo. Ha parlato a braccio, impeccabile, lucida, entusiasmante, competente e “pulita”… almeno dal commento – quasi disprezzante e seccato – di un paio di ceffi che transitavano nel pubblico: “quella non si assoggetta”. Sara’ stato proprio questo il motivo per quello scabroso attacco che chiamano fumettistica satirica? Basta un povero miserabile ‘qualsiasi’ che sembra dedito alla denigrazione di professione per cercare di far passare per ‘ingegno creativo’ tanti volgari insulti?

Credo che una delle strategie politiche da adottare immediatamente sia lo sradicamento di questa mentalita’ che condanna la donna a ruoli subalterni, condizionandone le aspettative psicologiche di riuscita. Come se oltre ad offrire piaceri sessuali possa poco. La politica sa ospitare esseri immondi e ancor di piu’ l’ambiente dello showbiz, come molti altri nei vari settori di potere e di crocevia di interessi, pero’! e non si tratta sempre di un dazio sulla possibilita’ di far carriera. Anche in un ambito universitario, dove l’educazione intellettuale e morale dovrebbe essere la motivazione principe si pronuncia spesso la triste battuta: “la cultura nobilita l’uomo …ma non il professore universitario”.

Parliamo di violenza sulle donne e la vediamo nascere dentro le mura domestiche. Una  violenza generata dalle frustrazioni e dallo sfogo delle umiliazioni che certi uomini incassano nella societa’ e riversano vigliaccamente sullo stato di soggezione e dipendenza della propria donna, soprattutto quando e’ piu’ vulnerabile e cioe’ quando e’ la madre dei suoi stessi figli o quando e’ isolata dalla societa’ circostante. Ma si manifesta piu’ facilmente – e peggio si alimenta  – con le aspettative generate proprio da quella pseudo-cultura che mercifica il ruolo della donna. Da la’ il sopruso e la reazione naturale e spontanea del soggetto piu’ sensibile ed empatico della coppia (non sempre la donna) che pero’ alla lunga, troppo spesso sfocia nella violenza emotiva, psicologica e fisica…. perfino da coloro da cui  meno ce lo si aspetta.  Ma cosa poi la scatena la violenza addirittura contro un’estranea?  Evidentemente c’e’ qualche cosa di veramente malato e distorto nella nostra societa’ se produce simili mostri di impotenza, prima di tutto per se stessi e la solitudine sociale e spirituale nella quale vivono.

Come agire? Prevenzione? repressione? Prima che si arrivi ad una moderna “sindrome di Erode” o ad una societa’ delle Amazzoni, sarebbe piu’ che opportuno prendere atto che esiste una discriminazione nelle scale gerarchiche attuali.  Non posso accettare la versione della Ministro Carfagna per la quale non ci sia bisogno di ‘quote rosa’. Non le chiedo cosa fa lei nella vita privata ma pretendo che riconosca che allo stato attuale, non esiste una condizione di pari opportunita’. In difetto della quale, non ci sara’ un ripristino della pari dignita’ tra esseri umani indipendentemente dal genere… figuriamoci dalla razza! Ma per gli immigrati si chiacchiera tanto di integrazione. Invece si parla molto poco di integrare le donne nel tessuto sociale dirigenziale.

C’e’ da sottolineare che la attuale Costituzione non aiuta in questa causa. Perche’ nello stesso art 3 che afferma il principio di eguaglianza ci si scontra contro il muro di una contraddizione allucinante. Quando cioe’ al comma 2, i signori costituenti diedero alla Repubblica il compito di “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che limitando di fatto la liberta’ e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e – ATTENZIONE: – l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.” All’epoca la societa’ era sicuramente diversa. E le donne restavano per la maggior parte a casa ad accudire casa, marito e i figli. In uno stato di dipendenza economica, il loro lavoro non era ne retribuito e tantomeno coperto da assicurazione malattia ed infortuni. Perche’ pero’ nessuno ha mai pensato che anche chi non ‘lavora’ in senso stretto ha uguali diritti di vedersi rimuovere gli ostacoli che ne limitano la partecipazione effettiva all’organizzazione politica, economica e sociale? Come si puo’ costruire una societa’ serena e reciprocamente rispettosa nei suoi elementi se la sua stessa legge fondamentale prende in considerazione solo i diritti di una categoria (i lavoratori) alla partecipazione proprio mentre sta affermando il principio dell’uguaglianza?

La modifica di questo articolo deve essere la prima azione concreta da intraprendere per assicurare alle donne la loro dignita’ e a chiarire con piu’ coerenza le stesse basi del nostro vivere insieme.

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