una promessa finalmente mantenuta…

Solo 4 anni fa, mia madre fu ricoverata d’urgenza per una brutta infezione e i medici predissero una prognosi di 72 ore di vita. Presi il primo aereo per l’Italia nella speranza di riuscire a fare in tempo a riabbracciarla prima che ci lasciasse. Arrivai e passai il mio compleanno a vederla rantolare tutto il giorno, con la macchina per rilevare il battito cardiaco attaccata, con le mie sorelle e fratello intorno al letto, le lacrime inarrestabili, e il prete amico a confortarci dopo averle somministrato l’estrema unzione. Solo durante la notte le sue condizioni cambiarono e la mattina dopo usci’ dallo stato d’incoscienza, si sveglio’ e ‘allegramente’ disse di avere una grande fame! Mi feci una grande risata di sollievo. Sembrava quasi un miracolo. Passai cosi’ diversi giorni a tenerle compagnia. Cercavo di alleviarle la sofferenza ascoltando il racconto dei suoi ricordi di una vita e facendo progetti insieme per quando sarebbe uscita dall’ospedale. Ma conoscevo bene la gravita’ della sua situazione.
Aveva un’unico rimpianto, non essere mai stata a Pantelleria a gettare una corona di fiori nelle acque dove era morto il suo marinaio. Mamma era stata madrina di guerra e come tutte le bambine della sua eta’ scriveva ai soldati impegnati al fronte per far loro coraggio e presentare loro la gratitudine per quanto facevano per loro piccole italiane, leggere i loro sfoghi e farli sentire come in una grande famiglia affettuosa. Quel marinaio approfitto’ di un congedo per andarla a trovare a Roma e portarle in dono un libro di fiabe. Quando la vide rimase colpito dalla sua bellezza che era piu’ di una donna che di una bambina. Le lettere diventarono piu’ frequenti e calorose. Fino alla battaglia di Pantelleria, nel giugno del 1943, dove il nemico riusci’ a far cadere quell’avanposto cosi’ ben fortificato e rifornito per il tradimento di un’Ammiraglio che la doveva invece difendere. L’alto ufficiale fu poi processato in contumacia, ma intanto era costata la vita a tanti valorosi che difendevano la Patria. Forse fu per questo che mamma ci teneva tanto ad omaggiare con dei fiori quel mare al punto di ritrovare quel desiderio mai esaudito di fronte alla sua stessa morte.
Arrivo’ infatti il momento in cui si rese conto che stava morendo. Le promisi che sarei andata io per lei. Mi guardo’ intensamente accennando un sorriso: sapeva che lo avrei fatto. Resto’ in silenzio a guardarmi, credo che fosse fiera di aver realizzato il suo compito piu’ nobile di madre e donna: tramandarmi principi e valori.
Pantelleria e’ un’isola stupenda. In mezzo al Mediterraneo, tra l’Italia e la Tunisia. Fin dai tempi antichi i grandi popoli di navigatori sono approdati su questi scogli e hanno lasciato un’impronta chiara di se’. Una passeggiata nella natura selvaggia puo’ facilmente rivelare la presenza di antiche monete o parti di statue di imperatori o divinita’, e tra le onde del mare e’ facile trovare anfore e altre testimonianze del passato. La gente e’ serena ed amabile e qui e la’ ci sono acque termali, essendo un’isola vulcanica che ha un’anima direi piuttosto attiva. Lo zibibbo e’ un vino particolare, pressato da vitigni che crescono in fosse scavate apposta, e per l’aperitivo c’e’ chi sbocconcella capperi sottaceto!
Non e’ stato facile vedere quella promessa diventare realta’. Ha richiesto l’impegno di tante persone e non esprimero’ mai abbastanza la mia profonda gratitudine alle Autorita’ della Marina Italiana, Militare e Mercantile, per avermi consentito di realizzare il compito che mi ero, forse un po’ ingenuamente, assegnata… un aiuto veramente indispensabile visto che tra il dire e il fare c’e’ di mezzo il mare! Un grazie di cuore dunque all’’Ammiraglio di Squadra Paolo Pagnottella, Presidente dell’Associazione Marinai d’Italia, il primo ad aver ascoltato questa mia storia essendo stati in contatto per i miei rapporti con il gruppo Romeo Romei M.O. di Sydney, all’Ammiraglio Ispettore Francesco Lo Sardo, Vice Comandante Generale del corpo delle Capitanerie di Porto per le autorizzazioni necessarie e alla Comandante Ida Montanaro, della capitaneria di porto di Pantelleria con tutto il suo staff.
Non immaginavo certamente che si sarebbe rivelata una bellissima giornata. Mi sono molto divertita ad ideare la composizione tricolore realizzata dalla giovane fiorista Teresa Guida e a scrivere il messaggio “all’amore per la Patria dei Marinai d’Italia” da mettere sulla corona. Sono poi arrivata nell’Ufficio della Capitaneria e nell’attesa ho avuto modo di seguire il piu’ vicino possibile le operazioni di soccorso di due barchette, piene di clandestini, intercettate in mezzo al mare.
E’ molto diverso essere presenti sul posto che vedere le immagini in televisione. Sono persone che portano con se il loro carico di caratteristiche umane, ma attenzione, non necessariamente positive. Sebbene l’impeto alla solidarieta’ umana sorga spontaneo, ha in qualche modo rafforzato il mio bisogno di difendere regole chiare per chiunque desideri arrivare nel nostro Paese.
Piu’ tardi sono potuta salire sulla CP2106, una delle motovedette della Guardia Costiera di Pantelleria, ed e’ cominciata la gioiosa festa per l’accoglienza dell’ultima unita’ della flottiglia: la fantastica CP 319, un gioiello di 19 metri della cantieristica italiana, arrivata proprio in quel giorno e destinata a compiti di soccorso, assistenza in mare e di polizia marittima in qualsiasi condizione meteomarina. La Comandante Montanaro mi ha poi informata che erano tutti pronti per la cerimonia per la quale ero venuta dall’Australia. Abbiamo navigato un po’ fuori dal porto, circondati anche dalle unita’ marittime dei Carabinieri, della guardia di Finanza e numerose barche dei panteschi, curiosi per questo evento inusuale. Ero commossa e stupita dal notare come l’organizzazione apparentemente casuale era stata evidentemente preceduta da un’accurata preparazione generale. Nel silenzio assoluto abbiamo affidato ai flutti quell’omaggio floreale che brillava con i suoi colori accesi del tricolore italiano sull’azzurro intenso del mare. Un gesto cosi’ semplice ma cosi’ ‘pieno’.
E poi un’altra festa! La sera, un barbeque come si fa in Australia, li all’aperto, tra le barche, pieno di gente allegra … ma con un brindisi finale con il famosissimo Passito di Pantelleria.
Per me questa esperienza e’ stata molto di piu’ che mantenere la promessa fatta a mamma. E’ vero, mi ha consentito di comprendere meglio perche’ fosse tanto importante per lei esprimere questo sentimento di profonda riconoscenza per quegli eroi che hanno adempiuto, fino all’estremo sacrificio, il proprio dovere di servire la Patria, ma soprattutto ho potuto conoscere ed apprezzare in modo diretto ed immediato le qualita’ umane e professionali dei nostri Marinai d’Italia nella loro quotidianeita’. I miei piu’ sinceri ringraziamenti e profonda ammirazione.

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