la saga sulla custodia di 4 figlie italiane e australiane

Sono tornate in Italia. Scene di lacrime ed emozioni urlate con richieste di aiuto ed abbracci tra madre e figlie all’aereoporto non hanno certamente impedito l’unica soluzione legalmente possibile. Non e’ stato facile, fino all’ultimo complicazioni. Le quattro sorelle al centro della causa internazionale di sottrazione di minori erano tutte e quattro prenotate sul volo delle 3 e mezza di mattina da Brisbane ma il pilota ha rifiutato di decollare con a bordo le due sorelle maggiori a causa del loro comportamento isterico. Non e’ bastato sollevarle di peso mentre scalciavano dappertutto sotto gli occhi sgomenti degli altri passeggeri. Sono partite cosi’ prima le due piccole e poi con l’aereo successivo le maggiori. La storia, da questa parte del mondo, comincia con la richiesta di aiuto di una signora australiana madre di 4 figlie, che lamenta gli abusi del marito italiano e la mancanza di sostegno finanziario. All’Ambasciata australiana a Roma, come riporta The Courier-Mail, fin dal 2007 viene applicata la procedura di emergenza consolare pagata con i sacri soldi dei contribuenti. Nel 2008 si arriva alla separazione legale che prevede la custodia congiunta delle bambine, ma due anni dopo si organizza la ‘fuga’ nel loro migliore interesse, secondo il giudizio dei diplomatici australiani in un rapporto a Canberra, potendo la madre avere migliori occasioni di lavoro e i mezzi per supportarle in Australia. Nel giugno 2010 viene organizzato il viaggio, sempre con l’aiuto attivo dei funzionari dell’Ambasciata. Ufficialmente il padre sa che si tratta di una lunga vacanza e pertanto da il consenso al rilascio del passaporto, ma alla fine del 2010 e’ chiaro che le intenzioni erano invece quelle di un trasferimento permanente.

Comincia cosi’ la battaglia internazionale. Lei accusa lui pubblicamente montando un caso mediatico straordinario, non basta. Il Tribunale australiano da ragione al padre, ma le ragazzine si dileguano con la bisnonna per evitare la partenza. Restano nascoste per settimane mentre la madre moltiplica le iniziative per sollecitare l’attenzione dell’opinione pubblica. Ricorre anche al suo locale membro del Parlamento Federale Alex Somlyay che chiede l’intervento del Primo Ministro: “dovremmo decidere chi governa in questo Paese e non essere sottoposti all’interpretazione di una convenzione internazionale (quella dell’Aja sulla sottrazione di minori)”.

Le 4 ragazzine coraggiose (cosi’ si definiscono), ‘condannate in contumacia’ a tornare dal padre, vogliono comunque essere ascoltate e dire la loro sul proprio destino (hanno tra i 9 e i 14 anni) mettono percio’ su un sito web, sono su twitter “voiceless kids” e un gruppo facebook “kids without voices” dove dichiarano di voler rappresentare altri bambini come loro in futuro e chiedono donazioni per sostenerle.

Ma non si tratta piu’ solo dell’interpretazione delle regole della Convenzione dell’Aja o del cercare la protezione giurisdizionale del proprio ambiente nazionale. Il comportamento eclatante dell’intera famiglia, madre, nonna, bisnonna, zia e amicizie varie viene giudicato con grande irritazione dal Giudice australiano che rimprovera la madre emettendo un ‘contempt of Court’, cioe’ ne decreta la disobbedienza ad un ordine del giudice e la mancanza di rispetto alla sua Autorita’ che nella Common Law e’ un’offesa molto grave e segna il potere piu’ grande del giudice di imporre sanzioni pecuniarie o detentive a seconda dei casi.

Ma nei blog il dibattito arde. In un Paese dove un terzo dei matrimoni finisce in divorzio e un terzo della popolazione non si sposa affatto, le battaglie scatenate dalle separazioni toccano molte persone e con accenti diversi. La signora australiana viene principalmente giustificata perche’ e’ diffusissima la convinzione – ed e’ sconcertante per me verificarlo – che la giustizia italiana sia corrotta e quindi il procedimento legale in Australia era la cosa ovvia da fare. Ma la campagna mediatica le si e’ invece ritorta contro. Per alcuni la aiutera’ nel momento in cui si trovera’ di nuovo davanti ad un giudice italiano per far valere le sue ragioni, ed e’ un’opinione associata al nazionalismo piu’ orgoglioso, per altri, l’hanno dipinta come una persona che vuole fare a modo suo e si serve di qualsiasi mezzo per riuscirci, compreso il lavaggio di cervello alla proprie figlie. Ha commentato bene il parroco amico di famiglia che ha assistito al trasferimento all’aereoporto: povero padre che ragazzine si trovera’ in casa! Nonostante la sottrazione di minori abbia risvolti penali, il padre ha promesso al giudice australiano che non sporgera’ denuncia e che la madre potra’ vedere quando vuole le ragazzine, offrendo gli stessi accordi di custodia congiunta stabiliti in precedenza. Difficile pensare che la storia si risolva qui. Le prime reazioni a caldo della madre sono di biasimare l’operato della polizia, giudicato troppo duro nell’usare la forza contro le ragazzine. Telegiornali in tutta Australia riportano le scene terribili dell’arresto delle ragazzine e della resistenza a pubblico ufficiale che, secondo la madre, indicano la precisa volonta’ delle stesse di non voler tornare in Italia. La disperazione di questa madre non la porta pero’ a seguire le figlie. Ha infatti dichiarato che non andra’ in Italia, preferendo restare qui a cercare altri mezzi legali per riaverle in Australia. Forse il nuovo fidanzato australiano non ci pensa per niente a partire?

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