Don’t hug it out!?!

Qualche anno fa trovavo storie curiose come corrispondente dall’Australia de “Il Ruggito del Coniglio”. Era appena apparso un tale che si metteva nella zone pedonali dei centri delle citta’ australiane e chiedeva ai passanti il permesso di abbracciarli. La moda e’ esplosa non appena ha raggiunto i media e ha fatto il giro del mondo, inclusa l’Italia, se ne trovano tracce su vari video in internet.

All’epoca sembrava un’idea originale e divertente, un’abbraccio e’ un segno di affetto, di armonia, di apertura, di solidarieta’, molti pertanto approvarono l’iniziativa, altri se ne risentivano per proteggere il proprio spazio personale nel segno del pudore. Poi arrivarono dei furbacchioni che ne approfittarono per soddisfare subdoli istinti personali e il rischio del dilagare di un comportamento invadente e irrispettoso porto’ ad una censura generale.

Stranamente, dopo tanto tempo, e’ riuscita fuori la notizia, ma in negativo. Giusto stamattina la TV ho passato la notizia che una ragazzina e’ stata punita con detention (una sorta di prigionia che le impedisce di fare ricreazione con gli altri studenti o che la obbliga a restare a scuola fuori orario per copiare mille volte una frase sul principio che le si vuole inculcare in mente) per aver riesumato quella pratica.

A prescindere dalle circostanze specifiche, mi ha colpita che comunque non si pensi culturalmente un’educazione che consenta si di abbracciare qualcuno, magari semplicemente con determinate modalita’ che assicurino il rispetto reciproco. Perche’ per me un abbraccio resta non solo un veicolo di comunicazione relazionale, ma una vera e propria esigenza fisiologica che influisce sulla qualita’ della vita, se non addirittura della sopravvivenza di un individuo.

Ricordo la ‘scoperta’ di come fosse importante per sostituirlo all’incubatrice nel caso di bambini prematuri, ma anche per suggellare il legame tra mamma e il suo bimbo appena nato che pare possa influire in modo estensivo per lo sviluppo psico affettivo dell’individuo e per evitare anche rischi di depressione postnatale nella mamma.

Siamo ancora cosi’ lontani da comprendere la potenza delle emozioni nella natura umana. Magari siamo bravi ad imparare  le buone maniere a fini diplomatici, accattivanti perfino manipolatori o ipocriti, ma ancora non abbiamo affrontato seriamente, come societa’, la scienza delle emozioni. Con i suoi risvolti sulla salute, sulla produttivita’, sulla genialita’ e soprattutto sulla acquisizione di uno stato di  serenita’ che e’ presupposto alla felicita’ stessa.

E magari possiamo cominciare a farlo ricordandoci piu’ spesso di abbracciare i nostri cari.

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