la lunga marcia verso il potere umano in Cina

La lunga fase di transizione per la conquista del potere in Cina ha fatto emergere in modo eclatante all’inizio di quest’anno iniziative macabre e disumane di alcuni esponenti del Partito Comunista Cinese, che ha instaurato un regime alla guida dello splendido “Paese al Centro” ininterrottamente dal 1949, anno in cui la ‘Cina Nazionalista’ di Chang Kai Shek fu sconfitta nella guerra civile dalla ‘Cina Popolare’ di Mao Zedong. L’attuale nomina a Segretario Generale del PCC di Xi Jinping, nuovo leader supremo, e’ la scelta di compromesso tra le varie fazioni in lotta che, durante il regno decennale di Hu Jintao, ha conosciuto soprattutto l’opposizione di Jiang Zemin, alla cui area apparteneva il famigerato Bo Xilai. La defezione di Wang Lijun, capo della polizia di Chongquin e vice di Bo Xilai, e la sua richiesta di asilo politico al Consolato USA di Chengdu il 6 febbraio scorso, ha costretto le autorita’ cinesi a prendere provvedimenti contro il Segretario del Partito Comunista Cinese di Chongqinge Bo Xilai, sua moglie Gu Kailai, fino all’ex Segretario del Commissione  Centrale del PCC per gli affari legali e politici Zhou Yongkang,  altresi’ membro del Comitato Centrale del PCC fino all’ultimo congresso del novembre 2012. Le rivelazioni di Wang Lijun hanno fatto crollare le loro ambizioni di potere. Gu Kailai e’ stata condannata lo scorso agosto come la mandante dell’omicidio del suo ex partner, l’uomo d’affari britannico Neil Heywood che si occupava di trasferire all’estero le ingenti somme guadagnate con il traffico di organi e la vendita di corpi umani spellati e plastificati – secondo una tecnica inventata dallo scienziato tedesco Gunter von Hagens, fondatore di una fiorente industria sviluppatasi negli ultimi dieci anni in Cina – e destinati a musei, universita’ e esibizioni speciali.

Figlio del vice premier cinese, Bo Xilai ha costruito la sua fortuna politica con lo sterminio di organizzazioni criminali e con la repressione dei Falun Gong in tutta la provincia Liao Ning. il Premier del Consiglio di Stato Wen Jiabao si oppose alla sua nomina come vicepremier per via delle numerose cause legali intentate contro di lui in tredici Paesi  mentre Bo Xilai viaggiava come Ministro del Commercio. La precendente tornata di ricambio delle cariche nel novembre 2007 lo vide entrare nel Politburo’ ancora in corsa per la successione, che con la complicita’ di Zhou Yongkang sperava di sfilare a Xi Jinping. Mentre Wang Lijun e’ stato condannato a 15 anni di reclusione, Bo Xilai rischia ora la pena di morte. I cinesi espatriati, specialmente i praticanti Falun Gong, sono convinti che queste condanne non basteranno a salvare tutto l’establishment dalla responsabilita’ per i crimini commessi in nome dell’intransigente ideologia comunista cinese che ha alimentato giri d’affari milionari, legati allo sfruttamento del lavoro dei detenuti nei campi di lavoro forzati e al commercio degli organi espiantati ai condannati a morte, anche in altre province della Cina. Con loro, gli attivisti delle organizzazioni internazionali che lottano contro le violazioni dei diritti umani vogliono veder produrre tre obiettivi principali: far terminare la persecuzione contro i Falun Gong, fa chiudere i campi di rieducazione del pensiero e far cessare le esecuzioni capitali che alimentano la disponibilita’ di organi che, a dispetto della nobile intenzione di salvare altre vite umane, nasconde – si ritiene ancora oggi – un giro di interessi legato al loro commercio. La conseguenza naturale e’ aiutare le vittime ad ottenere giustizia.

Sono piu’ di 10 anni che nei punti turistici di Sydney vedo delle manifestazioni di protesta condotte in un modo alquanto singolare, persone assorte in meditazione davanti a dei manifesti che espongono fotografie raffiguranti le torture alle quali sono stati e purtroppo sono presumibilmente ancora oggi sottoposti coloro che praticano il Falun Gong. Ma cos’e’ il Falun Gong o Falun Dafa?

E’ una disciplina che eleva alla consapevolezza spirituale assimilando la natura suprema del cosmo – nella sua essenza di verita’ compassione e tolleranza – per mezzo di pratiche di meditazione, stile di vita, morale filosofica e 5 facili esercizi fisici. Coltivando il falun ci sintonizziamo con l’energia pura del cosmo, potenziandoci completamente in ogni aspetto. Gli effetti benefici si riversano perfino sulle persone che entrano in contatto con il praticante, con tutte le entita’ viventi all’interno o all’esterno dello stesso.

Nel 1992 il Maestro della Pratica Li Hongzhi ha introdotto in Cina questo nuovo sistema che incorpora principi e valori attinti dal Buddismo, dal Taoismo, dal Confucianesimo e che ha conosciuto una rapida diffusione anche perche’ non richiede denaro, luoghi di culto, ne’ ha una gerarchia o una leadership. L’accoglienza del Partito Comunista Cinese, lontani gli anni della Rivoluzione Culturale che miro’ a spezzare la continuita’ con le tradizioni e i valori spirituali del passato, e’ stata inizialmente molto favorevole perche’ si apprezzava il vantaggio economico implicito a questa pratica che migliorava lo stato di salute psicofisico dei suoi praticanti.

Nel 1999, un’indagine sulla popolazione rivelo’ che il numero degli aderenti al Falun Gong, stimato in oltre 70 milioni di persone, aveva superato quella del Partito Comunista stesso e, cio’ che era peggio, la disciplina si era diffusa anche tra i militari. Giudicando questa nuova realta’ associativa indipendente dal controllo del partito una minaccia alla stabilita’ sociale, in quando offriva un sistema di valori alternativo all’ideologia comunista ed era la piu’ grande comunita’ civile mai conosciuta nella storia della Cina comunista, fu immediatamente dichiarata fuori legge, il materiale propagandistico sequestrato, i siti web oscurati e molti dei suoi aderenti isolati e spiati. Ne segui’ una protesta pubblica impensabile dopo le manifestazioni degli studenti di Tienanmen del 1989.

La reazione repressiva del Partito Comunista Cinese allora si intensifico’ e miro’ a riconvertire nei campi di rieducazione del pensiero gli aderenti al Falung Gong al fine di costringerli a denigrare pubblicamente il loro credo, diventare delatori ed impegnarsi nel lungo periodo a riassoggettare gli altri aderenti all’ideologia comunista. Ma l’incredibile resistenza non violenta alla ‘trasformazione’ dei praticanti Falun Gong deluse l’aspettativa di Jiang Zemin di sgominarli nello spazio di tre mesi e, alla guida del Partito Comunista Cinese adotto’ progressivamente misure ben piu’ radicali. Agli arresti arbitrari (ed illeggittimi per la stessa legislazione cinese) facevano da corollario la distruzione della reputazione personale e la rovina finanziaria e professionale dei praticanti in ogni forma di discriminazione. Anche i rapporti familiari dei detenuti di coscienza, furono usati per fare ulteriore pressione emotiva, come strumento di minaccia di ritorsione o di disperata persuasione. Cio’ determino’ il fenomeno dei prigionieri non identificabili perche’ si rifiutavano di dichiarare le proprie generalita’ per proteggere le proprie relazioni personali. Sostanzialmente i praticanti del Falung Gong andarono a raddoppiare il numero dei detenuti del “Sistema di Laogai” una rete di centri di detenzione, campi di lavori forzati, centri psichiatrici e ‘carceri nere’ che hanno contenuto dai 3 ai 5 milioni di persone.

Le violenze fisiche emotive e mentali sono state applicate a seconda del livello di resistenza della forza interiore di ciascuno. La schiavitu’ lavorativa si protrae fino a venti ore al giorno per la produzione di pantofole, giochi per bambini, luci per l’albero di Natale, palloni di calcio, ed altri prodotti destinati all’esportazione che spesso sono gli stessi che inondano gli scaffali dei nostri negozi a prezzi irrisori. Per la rieducazione del pensiero erano previste sessioni interminabili di procedure per il lavaggio del cervello: privazione del sonno, ripetizione ad alta voce di asserzioni presentate da video che vilificavano i principi Falun Gong fino a sedici ore al giorno consecutive, minacce continue, fino alla somministrazione di droghe psicotropiche distorsive dell’attivita’ mentale. Numerose anche le descrizioni raccapriccianti delle torture fisiche subite: bruciature causate da ferri ardenti e bastoni elettrici, tubi introdotti nel naso per alimentare forzatamente con acqua salata e altre sostanze fortemente irritanti, sistematici stupri e violenze sessuali, unghie strappate, prigionieri legati appesi per giorni per causare il massimo dolore. Molti, troppi degli irriducibili difensori della liberta’ spirituale non sono stati in grado di sopravvivere ed hanno costituito il grande gruppo di martiri spariti in quel complesso groviglio dell’oppressione istituzionalizzata. Ma non e’ tutto.

Un’altra soluzione ancora piu’ terrificante, sostenuta attivamente dalla propaganda che ‘disumanizzava’ il praticante Falun Gong, fu adottata nell’autunno 2001. Secondo le numerose testimonianze di dipendenti di ospedali e guardie carcerarie, i Falun Gong hanno fornito la massa dell’offerta di organi per il trapianto integrando l’insufficiente numero di quelli espiantati da criminali comuni condannati a morte, secondo le procedure iniziate a partire dagli anni 80 e sviluppatesi enormemente negli anni 90, quando il volume di affari di questo aberrante commercio richiese un’organizzazione in vasta scala.

In questo contesto puo’ forse essere letto l’omicidio, avvenuto a Sydney e risalente addirittura al 1991, di un celebre cardiochirugo di origine cinese, Victor Chang, a cui e’ dedicata la piu’ prestigiosa fondazione australiana. Tra i primi al mondo ad eseguire trapianti di cuore, Chang era anche determinato ad inventare un cuore bionico, perche’ era sconvolto da un pensiero associato alla sua opera. E’ sua la dichiarazione alla ABC, Tv di Stato australiana: “I always get upset when I do this because it means someone has to die so that someone else can live…”  (Sono sempre sconvolto quando lo faccio perche’ significa che qualcuno deve morire affinche’ qualcun’altro possa vivere). Fu uno dei Governatori della Fondazione Victor Chang, Bruno Riccio, con il quale ho collaborato in passato per ospitare ad una serata di gala Sophia Loren, a riferirmi la voce che Chang era stato assassinato perche’ si rifiutava di utilizzare organi di un certo tipo di provenienza per le proprie operazioni.

Esiste una vasta documentazione testimoniale in materia raccolta nelle inchieste del dissidente Harry Wu, esperto di pratiche nei campi di lavoro forzati, e della Fondazione Laogai Research relativa a quegli anni, alla quale hanno poi attinto per le loro indagini altre organizzazioni internazionali che lottano contro le violazioni di diritti umani.

La prima grande comunita’ sociale vittima di tali procedure di cui si ha notizia e’ quella degli Uiguri. Nel 1997, l’incidente di Ghulja scatena la violenta repressione contro questa minoranza etnica musulmana di origine turca concentrata nella Regione autonoma dello Xinjiang, ai confini nordoccidentali della Cina. Un infermiere Uiguri ha testimoniato l’eutanasia di bambini e l’inizio della mietitura di organi di prigionieri politici a 6 mesi dalla rivolta. Anche un giovane dottore della prigione di Urumqi ha dichiarato di aver ricevuto l’ordine da alti funzionari del partito in cerca di organi di cominciare a fare le analisi del sangue tra i prigionieri politici anche non condannati a morte. Gli espianti eseguiti negli ospedali militari, – nello specifico gli organi erano estratti in furgoncini bianchi provenienti dagli ospedali circostanti, il ‘donatore’ veniva poi soppresso con un’iniezione di potassio e il corpo cremato –  raggiunsero il picco nel 1998, poi le testimonianze svaniscono e comincia un lungo silenzio …

Nel luglio 1999, i praticanti Falun Gong vengono dichiarati una setta nemica dello Stato che, essendo basato sull’ideologia totalitarista del Partito Comunista Cinese e percio’ per la sua stessa sopravvivenza, non ammette rivali, specie di un movimento spirituale che offre un sistema di valori alternativo.

Si deve osservare che la Costituzione cinese contiene numerose disposizioni a tutela di liberta’ fondamentali tra le quali la liberta’ di religione (art 36), la liberta’ di esprimersi (art 35), il diritto all’educazione (art 46). Inoltre, l’art 37 proibisce la detenzione fuori dai casi previsti dalla legge e l’art 37 proibisce la violenza contro le donne, i bambini e gli anziani. Ultima recente aggiunta l’art 33: ‘lo stato rispetta e sostiene i diritti umani’. Il codice penale vieta provvedimenti ad effetto retroattivo. In uno dei report della Human Rights Watch, si sottolinea come la base normativa della messa a bando dei Falun Gong, citata ufficialmente dai funzionari cinesi, fu approvata nell’Ottobre 1999, quindi 3 mesi dopo l’inizio della campagna repressiva.

Tutta questa impalcatura di principi non ha limitato l’opera dell’ufficio 610, costituito il 10 giugno 1999 all’interno della struttura del Partito Comunista Cinese alle dirette dipendenze della sua Commissione per gli Affari Legali e Politici. Tale Ufficio 610 ha condotto la repressione dei Falun Gong istruendo con le sue direttive polizia, prigioni e tribunali. La contraddizione tra la forza dei principi costituzionali dell’ordinamento del popolo cinese e la realta’ di dove risieda il potere effettivo e’ notevole: resta sempre e comunque alla merce’ del controllo che il PCC ha sullo stato cinese.

La liberta’ di credo religioso, che include ‘la proibizione di qualsiasi forma di intolleranza e coercizione’, ne e’ esempio emblematico: per esercitare tale liberta’ occorre l’approvazione di un apposito organo di stato per le questioni religiose. Sono solo 5 le religioni riconosciute ufficialmente: Buddismo, Taoismo, Cattolicesimo, Protestentesimo ed Islam. E anche in questi casi la volonta’ di esercitare un controllo e’ ovvia, basti pensare alla pretesa del governo cinese di nominare i vescovi cattolici in Cina.

Una testimonianza, a noi italiani forse piu’ familiare, sull’atteggiamento nei confronti della questione religiosa nella realta’ cinese ci e’ venuta da un missionario cattolico, il sinologo Padre Angelo Lazzarotto. In una intervista del gennaio 2006 su “MissiOnLine” il missionario del PIME a lungo residente in Hong Kong, spiegava come il Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese (nucleo del potere effettivo in Cina) considerasse un pericolo la cosiddetta ‘ideologia religiosa’ che, penetrando nelle organizzazioni e nei quadri del partito, intaccava la natura stessa dell’ideologia materialista alla sua base. Da cio’ discendeva come conseguenza l’incompatibilità fra l’adesione a una fede e il «privilegio» di appartenere all’apparato destinato a guidare il Pae­se sulla via della prosperità e della grandezza. Pertanto occorreva epurare i dirigenti che praticavano una religione e intensificare la ricerca e la diffusione dell’ateismo marxista con tutti i mezzi, per rafforzare l’autorità del partito. I tentativi di arginare la minaccia della ‘corruzione’ della purezza ideologica con queste misure interne al PCC non ebbero successo. Come  osservo’ Padre Lazzarotto, gia’ nel 2005 si era diffusa la notizia della rinuncia alla tessera del Partito Comunista da parte di un milione di persone che dissentivano con le scelte repressive contro i praticanti Falun Gong. C’e’ da aggiungere che ‘Tuidang’, il movimento che sosteneva questa forma di protesta, e’ nato solo alla fine del 2004, subito dopo la pubblicazione di una serie editoriale molto critica della natura e della storia del regime: “I nove commentari sul Partito Comunista” realizzata da The Epoch Times, (accessibile online www.theepochtimes.com) giornale internazionale e multilingue, inclusa l’italiana, fondato da sostenitori della disciplina Falun Gong ed operativo dal maggio 2000.

Torniamo alla lotta a livello interazionale contro gli abusi del potere in Cina e le responsabilita’ del PCC relative agli organi espiantati alla propria popolazione di prigionieri, denunciate gia’ piu’ di dieci anni fa da Amnesty International e Human Rights Watch. E’ soprattutto grazie all’opera dei due avvocati canadesi, David Matas e David Kruger (ex Segretario di Stato canadese per l’area Asia Pacifico) che il mondo viene scosso da cio’ che il membro repubblicano per la California, Hon. Dana Rohrabacher, Presidente di una delle Commissioni per le Relazioni Internazionali del Congresso USA, ha definito “crimine contro l’umanita’” nell’audizione del 29 settembre 2012 avente per oggetto questa terribile questione.

Nel 2006 Matas e Kruger pubblicano il primo risultato delle loro indagini: “Report into Allegations of Organ Harvesting of Falun Gong Practitioners in China” e nel 2007 pubblicano l’edizione aggiornata “BLOODY HARVEST: Revised Report into Allegations of Organ Harvesting of Falung Gong Practitioner in China”, revisionata e di nuovo pubblicata nel 2009. La denuncia e’ decisa. Il rapporto affermava che le autorita’ cinesi ‘stavano giustiziando un grande ma indefinibile numero di prigionieri di coscienza Falun Gong ai fini di espiantarne cornee, cuori, reni e fegati destinati ad essere trapiantati a cinesi facoltosi e stranieri’. Il Rapporto richiamo’ molta attenzione ma trovo’ il netto rigetto di Cina e Russia. Ciononostante, i parenti delle vittime e i perseguitati ‘politici’ – i prigionieri di coscienza – che sono riusciti ad espatriare non si sono mai arresi.

Nel Rapporto si asserisce che nella fase di apertura ad un socialismo capitalista i finanziamenti dello Stato per la spesa sanitaria fossero diminuiti al punto in cui gli ospedali si autofinanziavano soprattutto con la vendita di organi per i trapianti. Bene raro e prezioso, in quanto nella mentalita’ prevalente in Cina, il corpo deve rimanere intatto. E’ noto da dove si ricavava la quasi totalita’ di questa delicata materia prima:  condannati a morte, ma quali? Il direttore del “Program of Human Rights and Health” alla Scuola di Salute Pubblica dell’Universita’ del Minnesota, Dr Allison, afferma che nel sito web del “Centro internazionale per i trapianti della Cina” si dichiarava orgogliosamente che molte delle operazioni di trapianto fossero dovute al sostegno del Governo Cinese. E si publicizzava addirittura la lista dei nomi di tribunali, polizia, dipartimenti di giustizia e della salute coinvolti, come si volesse esaltare il ruolo del regime nel fornire questo servizio, a garanzia per i potenziali clienti. Le testimonianze raccolte negli anni hanno consentito di associare l’aumento dell’offerta di organi con l’inasprimento della repressione contro i Falun Gong. La popolazione carceraria, non piu’ solo quella relativa ai 68 crimini che prevedono la sentenza di morte in Cina (tra cui evasione fiscale), comincio’ ad essere sottoposta regolarmente ad esami clinici per catalogare i requisiti di compatibilita’ e effettuare i riscontri con le richieste che pervenivano sia all’interno della Cina che dall’estero. Tra il 2001 e il 2005, piu’ di quarantuno mila trapianti ufficiali in Cina non hanno una provenienza di organi identificabile. Nel corso delle indagini sono state registrate alcune telefonate a medici di ospedali cinesi, da parte di investigatori sotto copertura che si fingevano parenti di potenziali pazienti, in cui risulta chiaro come tali medici vantassero la capacita’ di trovare rapidamente un’organo compatibile. Inoltre, e’ documentato come si potesse esprimere una preferenza per i praticanti Falun Gong che, dato lo stile di vita sano, davano maggiori garanzie di organo di qualita’. Le trascrizioni complete di tali registrazioni sono contenute nel capitolo 7 della versione del 2009 del libro “Bloody Harvest” di Matas e Kruger.

Ho da poco incontrato a Sydney David Matas, in occasione della presentazione del suo ultimo libro “STATE ORGANS. Transplant abuse in China”, scritto in collaborazione con Dr Torsten Trey, direttore esecutivo di “Doctors Against Forced Organ Harvesting” (https://www.dafoh.org) ed altri autori di diverse nazionalita’ che hanno condotto studi su aspetti specifici di questa raccapricciante materia che rende molto vulnerabile alle accuse il Partito Comunista Cinese.

Cosa ha spinto David Matas a dare il proprio contributo alla causa della comunita’ Falun Gong per adire i meccanismi internazionali contro le violazioni di diritti umani di cui sono vittime in Cina? Dopo le dichiarazioni di una donna chiamata Annie a Washington DC sui prelievi di cornee effettuati da suo marito nell’ospedale di Sujiatun della provincia di Liao Ning su almeno due mila praticanti Falun Gong tra il 2001 e il 2003, pratica smentita dal governo cinese, David e’ stato incaricato, insieme a David Kilgour, da un’organizzazione non governativa la “Coalition to investigate the Persecution of the Falun Gong” di verificare tali dichiarazioni, facendo leva sulla sua personale conoscenza, accumulata durante la sua lunga esperienza professionale, di numerosi casi di rifugiati, tra cui praticanti Falun Gong, per i quali aveva espletato le pratiche per l’ottenimento del diritto di asilo. David mi spiega che all’epoca non c’era modo di appurare con certezza la situazione, l’ostacolo metodologico ad effettuare tale indagine era notevole: non solo mancava la possibilita’ di entrare in Cina con l’autorita’ di poter ricercare direttamente le prove, ma perfino la richiesta dall’estero di dati ufficiali si scontrava contro il muro alzato dall’attitudine delle autorita’ cinesi a tergiversare e rispondere evasivamente, attitudine che nel tempo si e’ tradotta in minacce ed intimidazioni per far fermare l’inchiesta. A cio’ si sono aggiunte le difficolta’ a far intervenire i governi dei Paesi occidentali che temevano di mettere a rischio le relazioni economiche con la Cina. Ma, essendo David Matas ebreo, era ben solida la convinzione di dover fare di tutto per fermare le violazioni di diritti umani il prima possible per impedirne cosi’ l’evoluzione e il consolidamento in dimensioni tragicamente spaventose come per l’Olocausto.

Come ha superato quindi David Matas questi ostacoli? Le fonti piu’ importanti di informazione sono spesso arrivate grazie ad internet, dai fuoriusciti, da chirurghi testimoni attivi o passivi e pazienti stranieri che entravano nel territorio per i trapianti. Attraverso tutta questa raccolta di informazioni e attingendo anche ad altre ricerche precedenti sono riusciti ad avere un quadro della situazione piuttosto chiaro e sconcertante, pur non potendo accertare le singole responsabilita’ individuali a livello criminale come potrebbe richiedere un processo in un tribunale penale.

Esiste una collaborazione per sensibilizzare l’opinione pubblica internazionale con le altre comunita’ vittime di abusi? I tibetani, grazie anche alle iniziative del Dalai Lama, ricevono sostegno e un’attenzione specifica da tempo poiche’ il Tibet era uno stato che ha subito un’invasione, inoltre il buddismo era di per se gia’ conosciuto nel mondo. Stesso dicasi per gli Uiguri che sono concentrati in una regione autonoma particolare e quindi prevale una concezione personalistica delle loro rivendicazioni di liberta’. I Falun Gong invece praticano in ogni luogo della Cina, si pone dunque in evidenza il principio generale della tutela dei diritti umani fondamentali che devono appartenere a chiunque e che ricomprende anche gli altri gruppi sociali oppressi; per questo motivo, secondo David Matas, la soluzione per i Falun Gong cambiera’ quindi eventualmente la Cina stessa.

Che cambiamenti ha prodotto il vostro Report in Cina e altrove?

Secondo David Matas, la risposta del governo cinese negli ultimi sei anni, e cioe’ a partire dalla pubblicazione del suo primo Report, non ha prodotto significativi  cambiamenti. Il governo cinese non ha mai risposto alle denunce che hanno richiamato l’attenzione internazionale con dati ufficiali alla mano a sostegno della loro smentita. La strategia adottata e’ stata piuttosto di vilificare gli autori delle denunce e nel contempo di annunciare altisonanti riforme che non hanno pero’ ancora intaccato la sostanza del problema. Dopo l’intervista ad ‘Annie’ pubblicata su The Epoch Times il 17 marzo 2006, riguardo le rivelazioni sugli espianti di organi dai prigionieri di coscienza dell’ospedale di Sujiatun in cui operava suo marito, il Governo cinese ha messo al bando la vendita di organi e ha imposto la registrazione presso il Ministero della Salute degli ospedali civili specializzati in trapianti con la legge entrata in vigore il 1 luglio 2006. Sul piano interno, ha stabilito, sempre per legge, l’accesso prioritario dei pazienti cinesi al trapianto di organi rispetto agli stranieri, a partire dal 26 giugno 2007. Nella stessa occasione, fu anche avviato un progetto pilota per istituire un Registro Nazionale delle Donazioni, partendo da 4 centri. David Matas si avvalse dei dati ottenuti dal Registro di Hong Kong nelle sue conferenze, ma si e’ poi trovato di fronte ad una chiusura per l’uso che aveva fatto delle loro statistiche. Le rivelazioni di Wang Lijun alle autorita’ consolari USA nel febbraio di quest’anno, sono state seguite dalla dichiarazione del vice Ministro della Salute, Huang Jiefu, tramite l’agenzia ufficiale Xinhua, il 23 marzo, circa l’intenzione del governo di porre termine alla ‘donazione’ di organi dei prigionieri politici messi a morte entro 3-5 anni. Inoltre, quattro giorni dopo l’audizione del Congresso USA del 29 settembre 2012 sulla questione dell’abuso dell’espianto di organi, in particolare sui Falun Gong, il Governo cinese ha annunciato il 3 ottobre il programma “Gestione per l’acquisizione e l’allocazione di organi”, con il quale viene istituito il nuovo Registro delle donazioni di organi su scala nazionale che ‘cambiera’ completamente il metodo anormale di fare affidamento principalmente su prigionieri nel braccio della morte, cioe’ in attesa di essere giustiziati, per ottenere organi da trapiantare’. Da parte della comunita’ Falun Gong e degli attivisti contro le violazioni dei diritti umani si ritiene si tratti di una manovra per distrarre l’opinione pubblica dalle pressioni della comunita’ internazionale per far cessare la persecuzione dei prigionieri di coscienza per espiantare i loro organi. Questa convinzione si basa su alcune osservazioni critiche chiaramente esposte dagli analisti della NTDTV (New Tang Dinasty Television http://ntdtv.org). Dalle stime disponibili di Amnesty International sul numero delle condanne a morte eseguite in un anno si capisce come siano molto inferiori rispetto ai diecimila organi ufficialmente trapiantati in Cina. Anche supponendo che tutti i condannati a morte diano il loro consenso all’espianto e che fossero sani abbastanza da poter usare i loro organi, e piu’ di un’organo ciascuno, c’e’ ancora spazio per temere e ritenere che esista ancora un commercio clandestino di organi prelevati da un bacino di prigionieri non ufficialmente condannati a morte. E i prigionieri di coscienza, specie coloro che non hanno rivelato la loro identita’, sono il bersaglio piu’ facile.  Le autorita’ di governo non forniscono informazioni trasparenti e senza dati ufficiali e dimostrabili, possiamo solo dedurre che esista ancora il problema in tutta la sua gravita’. D’altra parte, come ha riportato la BBC, la Croce Rossa cinese ha annunciato che saranno adottate direttive per un aiuto finanziario ai parenti dei donatori di organi per aiutare ad arginare il commercio illegale di organi. Un’indiretta ammissione di consapevolezza dell’esistenza di queste pratiche? Resta comunque lo sdegno e la protesta verso la presunzione che un condannato a morte possa dare liberamente il proprio consenso. Matas sottolinea infatti come la World Medical Association, la Transplantation Society, il Gruppo Custode della Dichiarazione di Istambul sul traffico di organi e il turismo per trapianti, l’organizzazione Doctors Against Forced Organ Transplanting condividono tutte il principio in base al quale in condizioni di restrizione carceraria della liberta’ personale non si puo’ ritenere che i prigionieri possano prendere una decisione indipendente e dare cosi’ un autonomo consenso alla donazione. Se si aggiunge l’ostacolo culturale per il quale il corpo deve rimanere integro nella morte, le intenzioni annunciate dal governo cinese vengono recepite come fumo negli occhi per deviare l’auspicato corso della giustizia.

Cosa ci si aspetta ora da tutta la comunita’ internazionale?

Matas e’ convinto che le rivelazioni di Wang Lijun su queste pratiche, abbiano aperto la strada per innestare gli ingranaggi della giustizia universale che inchiodera’ alle proprie responsabilita’ gli autori di questi crimini, espressione maligna di un potere assoluto troppo a lungo senza argini ne misura che si e’ mostrato indegno di qualita’ umane. Cosi’, nell’udienza del Congresso USA del settembre scorso, sono state adottate delle misure per consentire al popolo Americano di dare il proprio contributo ad una causa che riguarda valori umani universali. E’ stata innanzitutto presentata una richiesta bilaterale, firmata da 106 parlamentari, alla Segretario di Stato Hillary Clinton affinche’ renda pubblica ogni informazione il suo Dipartimento abbia ottenuto sulla pratica di mietitura di organi in Cina da Wang Lijun.

L’organizzazione Doctors Against Forced Organ Transplanting ha presentato una petizione al Presidente degli Stati Uniti d’America, al Presidente del Parlamento Europeo, e al Segretario Generale delle Nazioni Unite per sollecitare il Governo della Repubblica Popolare Cinese a far cessare immediatamente la mietitura di organi dai Falun Gong e altri prigionieri in Cina, e porre fine alla brutale persecuzione di coloro che praticano la pacifica disciplina spirituale Falun Gong. Chiede inoltre di combinare gli sforzi degli USA, il Parlamento UE e dell’ONU in un’azione internazionale congiunta adottando risoluzioni di condanna della pratica disumana della mietitura di organi e promuovere ulteriori inchieste indipendenti.

Nell’accompagnare la petizione, il Dr. Wenyi Wang della DAFOH ha asserito che la Comunita’ Internazionale ha il dovere di fare pressioni sul governo Cinese affinche’ rispetti la Dichiarazione relativa alla “Convenzione delle Nazioni Unite contro la Tortura” di cui la Cina e’ firmataria.

Infine, l’organizzazione Doctors Against Forced Organ Transplanting sollecita ogni medico e chirurghi specialisti dei trapianti ad unirsi nella richiesta di accesso senza restrizioni  ai centri di detenzione, prigioni e ospedali cinesi e ad esigere la costituzione di una inchiesta indipendente sulla pratica di mietitura di organi in Cina.

Il parlamento del NSW discutera’ la quastione il 24 febbraio prossimo quando verra’ presentata anche qui la stessa petizione. Mentre Il nostro Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e’ in visita in Cina per rinforzare i rapporti bilaterali, avra’ modo di affrontare questa delicata questione?

 

Federica Polegri

 

 

 

 

 

 

 

 

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