donne in corsa per la pole position

Si gioca spesso con le parole, soprattutto nell’arena politica dove il Gattopardo la fa da protagonista, pronto ad azzannare ogni slogan ben nutrito e stagionato. Dopo aver masticato a lungo le pari opportunita’, ha inghiottito il bocconcino in un solo colpo, ma gli e’ andato di traverso e l’ha risputato come eguaglianza di genere. Parole, parole, parole…cantava Mina con il Lupo, ma il nostro adorabile Gattopardo e’ furbo e invece di fare spettacolo fa politica. O tutt’e due? Consoliamoci, e’ una strategia poliglotta. Anche in Australia si gioca. Ma con una certa flemma. Cosi’ invece di quell’oscuro Consigliere Regionale della Puglia che, per votare contro la proposta di legge elettorale del movimento “Se non ora quando”, afferma spavaldo: “una donna non sarebbe capace di guidare da Santa Maria di Leuca per arrivare a Bari in Consiglio Regionale”, qui abbiamo Peter Slipper, ridotto in lacrime per la vergogna di essere stato beccato a scrivere un sms sessista denigratorio …o forse il Coccodrillo piangeva perche’ quell’sms aveva una tariffa nascosta carissima: gli e’ costato la carica di Speaker (Presidente) del Parlamento e l’essere rimpiazzato da Anna Burke, una donna! Una donna in carne ed ossa, proprio come la Regina Elisabetta II, Capo di Stato e la sua rappresentante la Governatore Generale Quentin Bryce, o come la Capo del Governo Julia Gillard. In Australia non si scherza troppo con le donne. Seconde al mondo solo alle Nuove Zelandesi nella conquista del voto, gia’ dal 1902 potevano anche essere elette al Parlamento Federale. Non che fosse facile, per avere Dorothy Tangney e Enid Lyons si e’ aspettato fino al 1943, ma al 2012 la lista delle posizioni di spicco si e’ allungata, includendo cape di partiti politici, cape statali, ministri, presidenti di banca, capitane d’industria, presenze in numerosi consigli di amministrazione. L’attenzione pubblica si e’ progressivamente spostata su un giudizio di competenze ed abilita’ piuttosto che di caratteristiche di genere, inaugurando cosi’ una nuova dimensione: la civilta’ del rispetto. Ma e’ solo la punta visibile di un iceberg immerso nell’oceano, essendosi assestata intorno al 10% la partecipazione effettiva a ruoli di leadership in ogni settore. Esiste una strozzatura nel percorso verso i massimi livelli ovunque nel mondo. Si ritiene, spesso da un punto di vista maschile, che siano le donne stesse a non ambire o impegnarsi abbastanza per emergere. Mentre da un punto di vista femminile si denuncia una barriera invisibile ed impenetrabile a meno che non si goda di una relazione di parentela o affinita’ personale stretta. Altre rare donne ‘sciolte’ hanno assunto connotati maschili arrivando al top. E’ pero’ da tutti condivisa l’opinione che si possa comunque arrivare al top per meriti oggettivi a dispetto di qualsiasi difficolta’ incontrata. Uno studio della societa’ Booz & Company, basato sui dati globali raccolti dal World Economic Forum e l’Economist intelligence Unit, indica come fattore globale di ostacolo per la partecipazione femminile l’aspettativa sociale nei confronti delle donne alla responsabilita’ della cura di figli, anziani e malati. E qui si delineano le differenze di approccio per affrontare la questione. Nell’ottica delle pari opportunita’, si cercano soluzioni che prevedano un investimento della collettivita’ per farsi carico di tale prestazione di cure: asili nido, case di riposo, retribuzione per l’assistenza, oppure proposte come quella avanzata dal movimento Eudonna di conferire un rinnovato valore a questo ruolo femminile tradizionale, e intervenire piuttosto introducendo piu’ flessibilita’ nei rapporti di lavoro, che prevedano anche una giornata lavorativa di 4 ore a produttivita’ intensiva. Nell’ottica dell’eguaglianza di genere, di pensiero forse piu’ elitario, ci si concentra di piu’ sulla conquista di una retribuzione equivalente per simile professionalita’ senza discriminazioni tra i sessi, demandando alle scelte individuali l’organizzazione di aspetti personali, La soluzione politica alla rimozione degli attriti e strozzature di sistema nella societa’ non puo’ pero’ piu’ tardare. Troppi talenti e eccellenti risorse vengono sacrificati penalizzando tutta la societa’ con questa impostazione. Non e’ bastato aprire la porta nel 68 e uscire di casa, occorreva intraprendere la strada verso una meta piu’ ambiziosa. Le donne si stanno cosi’ oggi concentrando a sviluppare una forte solidarieta’ femminile per creare la necessaria consapevolezza di se’ per poter realizzare inarrestabilmente un’effettiva trasformazione socio-economica epocale. Quello dei social media e’ il veicolo su cui sono saltate al volo, e se ne sente ruggire la Tigre nel motore.

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