RIFLESSIONI DI F. POLEGRI SULLA PRONUNCIA DELLA CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL’UOMO DI STRASBURGO:”

(10 novembre 2009)

“Lo scivolone della Corte Europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo” titola una nota inviata alle agenzie di stampa da Federica Polegri, esponente della PdL in Australia, ed attiva esponente di Cicero, social network di una community degli italiani all’estero.

Polegri interviene, dunque, sull’argomento al centro dell’attenzione nei giorni scorsi del dibattito dei media italiani e della community.

Ricorda Polegri “”Con la prima sentenza della Corte di Strasburgo in materia di simboli religiosi nelle aule scolastiche, l’Italia e’ stata condannata per la presenza del crocifisso nelle classi delle scuole statali, poiche’ tale esposizione richiamerebbe un simbolo del cattolicesimo – una religione in particolare – e quindi viola la libertà di religione degli alunni e in particolare il diritto dei genitori a educare i figli secondo le loro convinzioni.”

E sostiene ” Il crocifisso nelle aule cioe’ – secondo i giudici di Strasburgo – non puo’ garantire “il pluralismo educativo che è essenziale per la conservazione di una “società democratica”. Come dire: la societa’ democratica si fonda sul pluralismo educativo. Mi assale un dubbio: il concetto di democrazia non sara’ mica ormai la versatile ed infallibile arma ad uso e consumo di una mentalita’ mittle-europea che ci vuole tutti aridamente uniformi verso il basso? O peggio ancora, non incoraggerebbe ad una rinuncia all’identita’ europea, all’essenza stessa delle proprie convinzioni spiritualiti, alle radici giudaico-cristiane sviluppatesi nel corso di 20 secoli di storia, in nome di una tollerabile convivenza con chi professa religioni diverse e spesso molto piu’ rigide della nostra? Mi chiedo con quale faccia tosta il presidente dell’Unione musulmani d’Italia, Adel Smith, ha affermato: «I sostenitori del crocefisso in aula dovevano aspettarselo: in uno Stato che si definisce laico non si possono opprimere tutte le altre confessioni esibendo un simbolo di una determinata confessione». Vogliamo parlare delle condizioni di reciprocita’ offerte dai Paesi dominati dal fondamentalismo islamico?”

Poi afferma “Della vicenda si e’ gia’ discusso in passato. E’ nel 2002 che una signora finlandese naturalizzatasi cittadina italiana chiede alla scuola frequentata dai propri figli di togliere i crocefissi dalle aule in nome del principio di laicità dello Stato. La scuola rifiuta e comincia la battaglia legale della signora. Si passa per diversi gradi di giudizio: il TAR del Veneto investe della questione la Corte Costituzionale. Bocciato il ricorso, si torna al Tribunale amministrativo regionale che coerentemente boccia anch’esso il ricorso. Si approda dunque al Consiglio di Stato che conferma la linea degli altri giudici italiani. Per tutti il crocifisso è simbolo della storia e della cultura italiana e di conseguenza dell’identità del Paese, ed è il simbolo dei principi di eguaglianza, libertà e tolleranza e del secolarismo dello Stato. Non e’ cosi’ pero’ per i giudici di Strasburgo. La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, ai quali si e’ rivolta la signora, nel darle ragione osservano che l’affissione del crocifisso nelle aule scolastiche “potrebbe essere incoraggiante per gli studenti religiosi, ma fastidioso (!) per i ragazzi che praticano altre religioni, in particolare se appartengono a minoranze religiose o sono atei”! ”

Quindi “Ma veniamo al punto cruciale: occorre distinguere – seguendo il pensiero del presidente della Camera Gianfranco Fini – tra il principio della laicita’ delle istituzioni, dalla “negazione, propria del laicismo più deteriore, del ruolo del cristianesimo nella società e nell’identità italiana”.

Per Polegri “Sebbene sia condivisibile, sulla scia del pensiero europeo, il principio di laicita’ che afferma l’equidistanza ed imparzialita’ dello Stato nei confronti delle confessioni religiose, dobbiamo pero’ controbilanciarlo e tenere nel debito conto che la storia italiana e’ particolarmente intrisa dei rapporti con la religione cattolica; tanto che solo dal 1985 (con l’entrata in vigore della legge di esecuzione dell’accordo di modificazione del Concordato del 1929, stipulato il 18 febbraio 1984) la religione cattolica non e’ piu’ riconosciuta come religione di Stato. Va evidenziato in proposito, che con l’accordo dell’84, lo Stato italiano si impegnava (art.9 c.2) ad assicurare l’insegnamento della religione cattolica  nelle scuole pubbliche non universitarie, ed il diritto, nel rispetto della liberta’ di coscienza e della responsabilita’ educativa dei genitori, di scegliere se avvalersi o meno di tale insegnamento.”

In sostanza “mentre lo Stato non aderisce ad un determinato credo religioso, considera il fenomeno religioso solo in rapporto alla garanzia della liberta’ di coscienza dei cittadini (di cui la liberta’ di religione e’ espressione ex art.19 Cost) ed agli effetti sociali che ne derivano. Allo stesso tempo, dobbiamo sottolineare che, la nostra Costituzione rivolge una particolare attenzione alla Chiesa cattolica, per es. l’art.7 c.2 Cost stabilisce che i loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi, cio’ che richiederebbe un procedimento di revisione costituzionale qualora lo Stato italiano volesse modificarli unilateralmente, a differenza delle confessioni religiose diverse dalla cattolica per le quali l’art.8 c.3 stabilisce che “I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze.”
Tutto questo, tradotto nella pratica ci suggerisce che l’affissione del crocifisso nelle aule scolastiche non puo’ e non deve essere interpretata come una imposizione o una violazione del diritto di scelta. Il buon senso ci dice infatti che un simbolo religioso e’ un oggetto innocquo di per se. Il crocifisso appeso nell’aula scolastica non impedisce a nessuno di continuare a credere in quello che gli pare o di non credere affatto. Non puo’ dare alcun fastidio, se non per un significato negativo che la nostra mente gli attribuisce. ”

Ed allora Federica Polegri si domanda “Ma non sarebbe invece piu’ giusto pretendere un po’ di rispetto nei suoi confronti – tenuto conto dell’importanza della tradizione spirituale, storica e culturale che ha per la generalita’ del popolo italiano ma sopratutto per il valore etico dei principi che afferma –  da parte di chi non ci crede?  Perche’ il paradosso piu’ ironico in tutta questa questione e’ che si deve il rispetto del principio di puralita’ religiosa proprio a cio’ che quel simbolo rappresenta ed insegna. Gesu’, riconosciuto come figlio di Dio onnipotente, si fa interprete e testimone della condizione umana piu’ sofferta ed umiliata, fino all’estremo sacrificio della propria vita, pur di donare una concreta speranza di salvezza a tutto il genere umano. E non attraverso l’imposizione che nasce da un potere supremo ma avendo subito la piu’ assurda ingiustizia, forse proprio per dimostrarci che solo la forza di una convinzione puramente spirituale e’ destinata a prevalere su qualsiasi altro potere terreno, di coercizione materiale o di potere politico umano. Possiamo dedicare allora le sue ultime parole, pronunciate con immensa generosita’ proprio prima di spirare su quella croce, ai sette giudici autori della sentenza (che prevede tra l’altro incredibilmente che il governo italiano versi un risarcimento di cinquemila euro per “danni morali” al figlio della donna che ha presentato ricorso presso la Corte di Strasburgo!): “Padre perdona loro perche’ non sanno quello che fanno” ”  (10/11/2009-ITL/ITNET)

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