una nuova cittadinanza…

Si parla tanto di riforma della cittadinanza e non solo da quando l’Italia si e’  data una Ministro nera italo congolese. Se la Kienge e’ in quel posto qualcuno piu’ su deve pure aver deciso che ci stava bene. Magari qualcuno a cui lei, da brava oculista, ha garantito una lungimiranza speciale.

In Italia lo ius soli? Temperato, si corregge lei. Vedrei tempesta nell’opinione pubblica, se esistesse in Italia l’opinione pubblica. Tutti in piazza nell’agora’ di facebook, che se tanto tanto vai fuori binario ti banna! credo di avere una cugina che ha creato una serie nutrita di profili e sempre piu’ fantasiosi pur di poter esprimere il suo dissenso per il “sistema”. E non e’ certo la sola.

Chi vuole lo ius soli? il diritto di acquisire la cittadinanza del posto dove si nasce e’ stato applicato in quei paesi desiderosi di veder crescere la propria popolazione, magari selezionando i migranti all’ingresso (senza genitori non si nasce nel luogo ospitante dove si trasferiscono -speriamo sia il motivo principale – per lavorare), ma sia pure per ragioni demografiche di esigenze dell’economia. Manodopera e tanto meglio se artigiani. Gente pratica, immediatamente spendibile e con spesso qualifiche elevate. La barriera della fluidita’ della lingua e dei titoli accademici basati su programmi a volte diversi, relega i professionisti ad occupazioni di livello inferiore, che garantiscono pero’ a quel livello la qualita’ sostanziale della persona migrante che ha un cervello e una cultura elevata.

In Italia non c’e’ nemmeno un filtro efficace per l’ingresso di nuovi migranti, ma si ipotizza comunque lo ius soli. E’ forse un disegno superiore di strategie globali che da tempo si cerca di implementare? ma che trova comunque forti resistenze per l’assurdita’ della proposta, se fosse genuina. E genuina sarebbe se rispondesse ad una domanda che parte dall’interno, per soddisfare un’esigenza nazionale, per soddisfare un bisogno e in tali tempi di crescente e disperata disoccupazione siamo sicuri che non ci siano badanti e infermieri italiani? mentre gli immigranti sarebbero la gente alla quale affidare i nostri cari, i nostri bambini – figli – ed anziani -genitori- i nostri affetti piu’ preziosi e vulnerabili?

La cittadinanza e’ ben altra cosa. La cittadinanza e’ una partecipazione completa ad una societa’, temporalmente e qualitativamente. E’ il risultato di un rapporto che nasce nel passato ed e’ fatto di antichi retaggi tramandati di padre in figlio, prevede il tuo contributo attivo nel presente e sollecita il segno che lascerai nel futuro. E’ una partecipazione responsabile alle scelte politiche. Con la consapevolezza che i tratti identitari di un popolo siano importanti per un’evoluzione armonica. Pensate per esempio se diventassimo rapidissimamente italiani a maggioranza numerica musulmana. Siamo sicuri che sia possibile guardare alla nostra storia di italiani, alla nostra arte, monumenti, edifici e tradizioni con la stessa considerazione e rispetto? Noi certo ora lo diamo per scontato e magari non ci ribelliamo piu’ di tanto con ferma indignazione allo scempio dell’incuria del nostro patrimonio, ma una volta aggiunta anche la mancanza di ‘familiarita” con i nostri ‘sassi’ a quale trasformazione assisteremmo?

Non voglio demonizzare a tutti i costi la possibilita’ di assimilare dei nuovi arrivi. Ma con criterio, dolcemente, saggiamente. E con grande rispetto. Umanamente esprimerei tutta la solidarieta’ possibile per i popoli meno fortunati. E sarei anche contenta di trovare chi, venuto da un altro paese, apprezza ed ama l’Italia. Ma il processo di integrazione autentica non consente scorciatoie. E non ha ragione di essere per neonati. Perche’ la vera questione che riguarda la cittadinanza e’ la partecipazione politica. E non si vota fino a 18 anni. A meno che non si usi la scusa del neonato per accelerare l’acquisizione della cittadinanza dei genitori, magari clandestini. Il reato di immigrazione clandestina e’ sacrosanto. Deve colpire la tratta degli esseri umani.  E deve premiare chi invece segue le regole. E deve anche essere ricordato che la liberta di circolazione delle persone all’interno dell’Europa ha tutt’oggi dei criteri regolamentari molto chiari e disciplinati. E negli altri paesi esiste anche il ritorno forzato al paese d’origine se non li rispetti.

Perche’ la cittadinanza ad ogni costo dunque? sono stata a conferenze con i rappresentanti di associazioni di immigrati ed erano ben chiari nelle loro rivendicazioni. La cittadinanza per accedere alla politica, alla determinazione delle regole sociali. Strillacchiando con veemenza “vogliamo il potere politico”! Come se nel paese dei balocchi (cosi’ ne scrivevo anni fa in un mio articolo) i diritti maturassero sugli alberi. Ma i doveri?

Bene, non amo le discriminazioni. E’ vero che molti italiani non hanno un’idea di cosa sia il Parlamento, il Governo, il Presidente della Repubblica, e non hanno nemmeno mai letto la Costituzione. Per non dire della scarsissima preparazione in termini di storia, lingua, geografia e cultura generale. Il voto non deve essere un ammasso di carta da vendere o da far comprare, o peggio ordinare. Il voto e’ l’espressione piu’ dignitosa della liberta’ di un individuo che appartiene ad una societa’ civile. E non puo’ essere sottovalutata la necessita’ di essere pronti adeguatamente ad esprimerlo. E questo deve valere per chiunque.

Pensiamo allora ad una nuova forma di diritto al voto, ad una nuova cittadinanza. Che tenga conto dei mutati equilibri sociali di questa societa’ globalizzata. Che vi abbia accesso chi dimostra di saperne valutare la responsabilità. Inclusi gli italiani da piu’ generazioni. Vuoi avere diritto di voto? passa l’esame di educazione civica, di lingua e di cultura generale. In modo che anche i nati sul territorio da cittadini stranieri possano automaticamente considerarsi parte attiva della societa’ che li ospita dalla nascita. Con un nuovo concetto di cittadinanza, in un mondo che a differenza di pochi decenni fa ammetteva rigidamente una sola cittadinanza e al contrario adesso ne consente plurime. La cittadinanza sostanziale. Quella che ciascun individuo dimostra di voler esercitare ed e’ pronto a farlo. Fermo restando che l’Italia e’ un Paese che riconosce i diritti umani fondamentali a tutti e richiede il rispetto delle proprie leggi. Incluso quella che disciplina l’accesso di nuove risorse lavorative e di soggiorno in generale al proprio interno. Perche’ le leggi prevedono non solo diritti ma anche doveri.

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