riflessione sull’articolo di Flavia Perina sul Fatto Quotidiano pubblicato il 17.06.13

Flavia sei molto condivisibile nella tua saggezza osservatrice. Aggiungerei qualcosa alla tua riflessione. La rapida estinzione dei partiti italiani come strutture di elaborazione e di azione politica organizzata e’ un fatto che si cerca in qualche modo di imputare a Grillo per cercare di arginare gli effetti del suo metodo innovativo: la partecipazione in rete dell’elettorato. Quello che prima si faceva di persona, nei congressi, e poi non si e’ piu’ fatto, un po’ per evitare colpi di mano numerici, un po’ per mancanza di sostanza ideologica, stava nascendo con questo potente strumento di comunicazione. Tale metodo non e’ un fallimento politico, e’ un boicottaggio. Mi era stato predetto da un candidato M5S che, appena eletti, almeno il 30% dei grillini avrebbe fatto il salto della quaglia, cosa scontata visto il metodo di elezione locale che permette anche a coloro in mala fede di essere parte di una iniziativa civile con motivazioni sane. Ma resta comunque la volonta’ di molti italiani di partecipare ad una politica incancrenita solo dagli interessi di parte, che trovano pero’ accordi a tavolino al vertice, lasciando fuori gli interessi della Nazione. Non a caso si tende ad una societa’ in cui l’identita’ nazionale sia sempre piu’ dissolta nel ‘meticciato’ sia culturale che etnico. E’ il primo obiettivo proprio di chi vuole operare una netta distinzione tra élite e massa affinché la prima possa sfruttare indefinitivamente e con i mezzi piu’ aberranti la gente ‘ordinaria’ (non da ultimo la degenerazione biologica e l’invenzione di un genere transumano, realta’ molto poco conosciuta ma prontamente disponibile a chi voglia fare qualche ricerca su internet). Le ‘larghe  intese’ non sono altro che la riprova di questa spartizione della torta tra i componenti dell’élite, alla quale si accede solo per cooptazione grazie ad una legge elettorale che ha consolidato e ‘legittimato’ questa forma di supremazia. Potrei aver condiviso anche l’oligarchia di una classe dirigente ‘superiore’ per preparazione, capacita’ ed abilita’, come sarebbe logico fare se volessimo applicare il criterio del merito. Ma e’ proprio sugli effetti collaterali distorsivi dell’interpretazione di tale merito (e cioe’ il sentirsi destinati a privilegi in quanto ‘esseri superiori’ da cui deriva l’assoluto abbandono di un senso di misura ‘morale’ di tale appropriazione di privilegi) che rinasce la necessita’ di redistribuire la ricchezza dell’intera comunità sociale di appartenenza (che non possiamo piu’ definire Nazione, ex art.67 Cost) in  termini piu’ equi. Cosa che presupporrebbe pero’ una improbabile rivolta dei Plebei. Improbabile non perche’ non fortemente desiderata, ma per la castrazione a priori che la ‘guerra al terrorismo’, nutrita con il controllo totale sull’informazione, consente di stroncare sul nascere. Chi non puo’ essere fermato screditandone la reputazione, e’ fermato con una nuova ‘lupara bianca’: la malattia mortale procurata: cancro, ictus, infarto. O magari un comunissimo incidente stradale o altrimenti ‘casuale’. Teoria complottistica fantasiosa? gli interessi in gioco sono enormi e lo squilibrio di potere sostanziale tra élite e massa e’ inimmaginabile. E se Andreotti e’ servito a qualcosa e’ per aver detto: a pensar male spesso ci si azzecca.

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