the Kyenge approach

Sufficiente un post su facebook in cui Caterina Marini, consigliera circoscrizionale di Prato di 32 anni, si sfoga per il furto subito in casa da parte di extracomunitari, per essere disconosciuta dal suo partito il PD. La tirannia del tollerazionismo antirazzista si e’ infiltrato nei social media tanto da rendere aspre le sanzioni specie per chi rappresenta un carica pubblica. Giusto, sbagliato, e’ una posizione di parte. Quale parte?

Mentre si scardina l’impostazione, allora fin troppo semplicistica della Bossi Fini, riducendo ai minimi termini i paletti per l’ingresso alle frontiere europee, ci si chiede quale sia il progetto dei fautori dell”integrazionismo multiculturale’ che va di moda al punto da nominare una Ministra che esprime la sovrapposizione di due culture sensibilmente diverse: quella africana del Congo e quella italiana di adozione.

Il Kyenge approach definisce una visione della societa’ costituita da una popolazione mescolata per razza (casual-caotica), credo (se ne rimane uno residuo),  sesso (senza distinzione di eta’ o genere) opinioni politiche (dissanguamento ideologico per tutti) condizioni personali e sociali. (declassificazione delle classi sociali). La borghesia, non puo’ piu’ indicare uno strato sociale espressione del tessuto produttivo di un Paese, amante del quieto vivere e delle tradizioni che gli consentono di difendere il grado di opportunita’ superiori al livello di sussistenza di cui gode grazie anche all’investimento nell’educazione intellettuale e all’apertura verso nuove forme di civilta’. Il mondo e’ cambiato e la globalizzazione ha invaso il suo spazio, ma per accomodare i nuovi arrivi ha finito per stravolgere le basi stesse di questo corpo sociale essenziale allo Stato Nazione.  Il proletariato? era lo strato cuscinetto da sfruttare mentre adesso sembra massificato in un piu’ ampio bacino sociale dove tutto ha inizio e tutto ha fine nello spazio di un click di telecomando. L’élite e’ un’Olimpo dei prescelto alla responsabilita’ suprema, la lungimiranza del divenire, della procreazione di un superessere umano dalle potenzialita’ infinite. Non piu’ aristocratica coscienza del se’, ma gioiosa appartenenza alla trasformazione permanente.

Ebbene, per tutti i cittadini governati la legge sara’ uguale e ferrea, l’ordine necessario all’evoluzione sara’ salvaguardato considerando principi universali  come minimo comuni denominatore: noi e loro. Cosa che la natura stessa delimita nella piacevolezza e nel carattere.

Sorrido al pensiero della castrazione di ogni schema prestabilito al cospetto della legge del caos. Dove nessuna delle previsioni viene rispettata per cio’ che e’, dove la legge del piu’ forte causa un abbassamento della societa’ stessa che disperde ogni sfumatura di grazia e creativita’.

Nessuna arroganza puo’ sopravvivere a se stessa. Nemmeno se e’ spalleggiata da un establishment che consente di intervenire sulla struttura sociale esistente per modificarla, mistificando i principi naturali del vivere sociale e rimpiazzarli con  le logiche di un potere che strangola il diritto naturale di ciascun individuo di esistere per cio’ che e’ ed evolvere ad un ritmo sostenibile. Non si tratta piu’ allora solo di rispetto di una Costituzione scritta, ma quella ancora piu’ importante, quella viva, non scritta ma che governa realmente gli appartenenti ad una societa’ sulla base della dignita’ individuale imprescindibile. Non sara’ un solo capriccio della Ministra a sradicare quella base, ma la tacita accettazione dei suoi effetti.

Anche uno sfogo razzista ha la sua ragione di esistere. Perche’ rispecchia la ribellione ad un cambiamento troppo repentino che causa disequilibri e disarmonie. Nessuno vuole essere razzista perche’ nessuno vuole che sia necessario diventarlo. Come una legittima difesa che esprime un malessere normale. Sono sfoghi che vanno ascoltati, non strumentalizzati ne da una parte ne dall’altra, perche’ sono sintomo di un’accellerazione imprudente alla trasformazione. La natura vuole i tuoi tempi.

Non e’ “il razzismo istiga la violenza” e’ la violenza della trasformazione che istiga il razzismo. E non e’ certo con le punizioni esemplari che consenti   il risultato da tutti auspicabile: l’armonia sociale.

Le ragioni dell’élite non sono mai esenti dalle distorsioni del branco. Non fare agli altri quello che non vuoi sia fatto  a te, rimane pur sempre un criterio guida fondamentale per la nostra societa’ contemporanea. Per poi approdare ad uno molto piu’ ambizioso: Fai agli altri quello che vuoi sia fatto a te. Ci vuole coraggio a criticare la determinazione dell’élite, ma e’ sano  ed utile farlo, anche  se finisse con lo stritolarti. Un corpo degenera ma l’idea non puo’ morire.

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