Torna a casa Kyenge.

E’ urgente sottoscrivere una petizione popolare per chiedere le dimissioni della Ministra Kyenge per sfiducia verso la sua linea politica che, imponendo logiche sovranazionali, distorce le fondamenta stesse della Costituzione Italiana per la quale, ex l’Art.67, ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione.

Lei eletta col PD rappresenta con orgoglio anche la sua nazionalita’ congolese, e francamente mi sembra un’imposizione dall’alto questa smania di integrazione come se fosse un diritto assoluto tanto da istituire un Ministero!
La nostra Costituzione parla di diritto all’eguaglianza riferendosi espressamente ai CITTADINI, e lo intende come diritto alla non discriminazione, prefiggendosi il compito programmatico di rimuovere gli ostacoli che limitano l’eguaglianza sostanziale. Come dire: e’ un dato di fatto che esista la disuguaglianza, cerchiamo di sradicarla attraverso l’affermazione del diritto a non essere discriminati. Cosa che tra l’altro, quando si tratta di genere femminile, siamo ancora anni luce lontani dal realizzare, essendo le donne ridicolmente sottorappresentate nello stesso sistema politico e dirigenziale a 65 anni dalla Costituzione.
La realta’ contemporanea pero’ e’ diversa. Oggi, si parla di Ministero dell’Integrazione per affrontare le tematiche che riguardano gli immigrati, clandestini o meno, e la loro integrazione con la comunita’ di italiani preesistente al loro arrivo. Perche’ esiste un diritto anche per loro, non cittadini, alla non discriminazione o uno piu’ forte dell’integrazione?

Su cosa poggia costituzionalmente questa visione rivoluzionaria? Una situazione di fatto impone l’acquisizione di diritti tra cui quello di partecipare con pari dignita’ alla societa’ partendo dai bambini per poi trascinarci ovviamente dentro anche i genitori e i nonni magari, perfino quelli che poi se ne tornano a vivere al paese di origine.

Sembra quasi una campagna di invasione ed annacquamento dell’identita’ nazionale.

Chi ha interesse ad integrare gli immigrati fino agli ambiti in cui si decide la societa’ italiana futura?
Perche’ l’obiettivo di semplificare ai minimi termini le regole della naturalizzazione perche’ cosi’ si fa in altri Paesi Europei? tra l’altro, quale legittimazione democratica hanno le istituzioni europee attualmente?

Evidentemente esiste una volonta’ superiore che vuole il popolo europeo mischiato velocemente con altre razze, ma per quale risultato?

Come mai molti clandestini vengono introdotti (come la Kyenge per esempio* ) dagli appartenenti alla Chiesa cattolica sparsa nel mondo? (ricordo la badante di un’amica, una ragazzina sudamericana, mi disse che per un anno la suora aveva tanto insistito perche’ lei partisse per l’Italia, si sarebbero occupate loro di sistemarla a lavorare) …. ahi, ora mi ritrovo classificata come sovversiva in quanto essere pensante che riflette sui cambiamenti radicali che stanno accadendo nei nostri giorni!

Quali sono i principi ispiratori della politica di integrazione? quali sono gli obiettivi? sono supportati dalla volonta’ del popolo che il Parlamento e a maggior ragione il Governo che dipende dalla sua fiducia rappresentano?
A parte il lancio di banane e gli epiteti goliardici cosa viene offerto al tavolo del dibattito pubblico?
Oltre a  gironzolare per manifestazioni, cosa sta presentando e approvando il Governo dove la Kyenge ha addirittura il ruolo di Ministra dell’Integrazione?

Il presidente dell’Istituto italiano Fernando Santi, Luciano Luciani, che, come afferma, negli ultimi anni ha sviluppato attraverso un lavoro continuo e attento relativamente alle problematiche delle politiche migratorie, si e’ compiaciuto per l’elezione di Cècile Kyenge Kashetu,  presidente del comitato scientifico dell’istituto. A suo avviso, la sua nomina e quella del marocchino Khalid Chaouki, “faciliteranno da un canto una tempestiva legge che assicurerà il diritto, ai giovani nati in Italia e a quelli formatisi in ambienti scolastici italiani, di conseguire la cittadinanza in Italia e dall’altro di pervenire a una nuova ponderata legge di riforma della cittadinanza italiana che ridimensioni il diritto di sangue valorizzando il diritto di suolo.”

Ma allora non si tratta di integrazione ma di TRASFORMAZIONE.

Anche condividendo un limite all’acquisto della cittadinanza italiana per discendenza (al momento lo ius sanguini non ha limiti temporali ne sostanziali) e vedendo con favore anche il riconoscimento della cittadinanza ai bambini nati e cresciuti in Italia, resto dell’idea che la cittadinanza sia un fatto molto importante nella vita di una persona e a maggior ragione del tessuto sociale di accoglienza e va preparato con una specifica educazione civica prima che chiunque acceda al diritto di voto.

Occorre percio’ ragionare attentamente su quale tipo di societa’ vogliamo creare, specie considerando le conseguenze delle spinte migratorie, sconosciute in passato per entita’ ed intensita’, di una globalizzazione rapidissima. Inevitabilmente hanno un impatto forte su qualsiasi organismo sociale le subisca.

Per la Kyenge la cittadinanza e’ una questione di rapporti presenti, di interazione con le diverse realta’ culturali che sono presenti sul suolo italiano, che ha anche una sua ragione nobile, ma cio’ che preoccupa e’ la velocita’ di assimilazione di queste realta’ diverse e le relativeconseguenze antropologiche e psicosociologiche. L’identita’ organica e’ armonia, e’ chiare aspettative sul comportamento altrui, e’ serenita’ di comprensione reciproca. La diversita’ e’ una ricchezza quando da quell’impulso di novita’, quando accende la curiosita’ creativa, quando rallegra la quotidianeita’ apportando qualita’ positive, non quando opprime, non quando crea invidie, non quando genera frustrazioni ed isolamento da ghetto etnico culturale. E una trasformazione troppo rapida  inevitabilmente causa frizioni e conflitti.

Ignorare queste difficolta’ di aggiustamento del sistema sociale ad un’evoluzione troppo rapida ed intensa e’ un crimine politico. Sbagliare presupposti e accordare poi anche il diritto di voto creera’ ancora piu’ danni nel prossimo futuro.

Quindi si all’accoglienza sostenibile, ma soprattutto si all’attenzione per le fasce sociali di cittadini residenti svantaggiati, si alla introduzione di percorsi chiari per ‘guidare’ culturalmente i nuovi arrivati, inclusi quei bambini che non hanno chiesto di nascere in Italia certo, ma che nascono e crescono in un nucleo familiare sensibilmente diverso rispetto agli italiani residenti, non facciamo finta di non renderci conto che esiste anche quell’aspetto. Se mio padre mi vuole infibulare in Italia che limiti chiari e netti dovra’ trovare e capire? Queste sono le vere politiche dell’integrazione, non aprire la porta alla caciara totale compresa quella della possibile valanga di nuovi clandestini una volta diventato  legalmente irrilevante l’ingresso.

Non lasciamoci intimorire dalla possibile condanna delle espressioni naive e spesso ignoranti e spicce, come i facili sfoghi o allusioni razziste. Non sono solo stereotipi creati ad arte, per imporre ossessivamente la repressione di ogni resistenza a questo radicale cambiamento. Sono anche segnali di malessere, perche’ a guardar bene il cambiamento sociale ha proporzioni ben superiori a quelle tollerabili e le motivazioni a consentirlo non sono sempre disponibili alla conoscenza dell’opinione pubblica.

Resta fermo un fatto imprescindibile: qualsiasi societa’ al mondo si protegge da influenze esterne, da sempre, quando responsabilmente si valutano i pro e i contro di qualsiasi apertura, perche’ l’insieme delle necessita’ dei cittadini residenti e’ una questione di natura che prescinde dai cavalli di Troia, in quanto legata alla sopravvivenza stessa di quella societa’ e pertanto va salvaguardata come priorita’ in accordo ad un diritto universale.

 

* da http://it.wikipedia.org/wiki/Cécile_Kyenge “Grazie all’interessamento di un vescovo, ottiene una delle tre borse di studio messe a disposizione degli studenti congolesi per frequentare medicina all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. Kyenge arriva in Italia nel 983,[5] ma per un disguido è costretta ad aspettare un anno per iscriversi all’università. Non avendo la borsa di studio, giunge in Italia in maniera illegale ed è in seguito regolarizzata grazie all’intervento di una associazione cattolica.[6] Si stabilisce provvisoriamente in un collegio di missionarie laiche a Modena, dove studia la lingua italiana e si prepara all’esame di iscrizione, lavorando nel frattempo come badante per mantenersi.[4]

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