la giustizia e l’ingiustizia

Quei criminali che imperano sul loro clan fanno fatica spesso a governare il timone. Non si fanno chiamare criminali, loro sono uomini di potere. E il potere consente il crimine. Il potere e’ frutto di una guerra permanente, che viene combattuta senza esclusioni di colpi affinche’ il sangue sparso non sia il tuo. Ma il potere non esiste di per sé. La sua precondizione e’ che possa poggiare su una rete di alleanze e di seguaci. Affinche’ il clan sia solidamente funzionale, deve essere disciplinato. Esiste percio’ una giustizia di guerra all’esterno e una giustizia di disciplina interna.

Le regole nel clan, per loro stessa natura, sono concetti astratti. Fin tanto che non devono essere applicate al caso di specie. Allora prendono forma ed intensità. Vengono alla luce nel momento in cui il giudice ne afferma la violazione, definendone i contorni proprio in base alla misura in cui l’imputato se n’e’ discostato cosi’ come stabilito da tale asserzione di violazione. E’ l’elemento soggettivo del giudizio riservato al capo clan. Le regole rispondono immediatamente alla benevolenza del giudice verso l’imputato. O alla sua irritazione. Entra in gioco la coscienza di sé che pesa, facendo diventare piu’ problematico giudicare, quando ci si confronta con il sistema di valori e interessi dell’individuo imputato.

Nel momento in cui si giudica si viene giudicati.   Un giudizio muto. Il giudizio della diversità stessa tra individui appartenenti ad un clan. La legge forza coercitiva a confronto con la legge naturale. Il giudice e’ sempre giusto in virtu’ della sua forza coercitiva?

Ogni volta che la legge legittimata dal potere di coercizione si distanzia dalla legge naturale la pena si inasprisce. Il disagio causato al proprio io e’ spesso intollerabile e costituisce un’aggravante imperdonabile.  Il giudice diventa cosi’ inflessibile e la pena una vendetta.

Si innestano le faide in questo contesto. Il limite all’esagerazione si dissolve e l’ostinazione a sopprimere l’imputato che ci e’ nemico diventa irragionevolmente crudele. L’attentato all’integrità dell’autorevolezza va estirpato per salvaguardare e consolidare il proprio potere.

Le regole attinenti alle circostanze passano in secondo piano. Occorre far tacere la minaccia all’equilibrio che sostiene la propria identita’ a qualsiasi costo, affinche’ non possa ulteriormente sovvertirlo, illuminando la  parte oscura di noi stessi.

C’e’ pur tuttavia una fine allo sradicare materialmente quella presenza cosi’ scomoda mentre ha inizio il vero tormento, lento, implacabile, quello che germoglia dolcemente e cresce nel silenzio invisibile, quello che sostituira’ un giorno forza a forza. Quando la natura riequilibra le paure, riporta le ombre alla dimensione del loro zenit, restituisce vita e gioia a tutti coloro ai quali e’ stata strappata via.

 

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