da una prospettiva cieca ad una prospettiva consapevole

Mi vengono i brividi a pensare a quanti psicopatici questa società produce. Ma non psicopatici nel senso colloquiale del termine. Ed e’ una tipologia che va molto al di la’ di una classificazione scientifica corrente. L’attributo stesso e’ restrittivo, serve giusto a richiamare l’idea dell’effetto che l’altezza (ad esempio con gli studi sulle conseguenze di vivere ai piani alti di un grattacielo) ha sulla psiche umana.
Il sintomo piu’ raccapricciante e’ la manipolazione esasperata, sostenuta dall’abilita’ a comprendere l’animo umano collettivo (studi autorevoli sulla psicologia delle masse sono stati fatti con strabiliante accuratezza fin dall’800) al fine di ‘istruirlo’ su quanto vogliono loro far credere, guidarlo nei loro scopi principi, tra i quali la dominazione tramite divisione. Si creare degli impulsi potenti di conflittualità o si sfruttano dei rivoli di rivalità sulla scarsità di risorse disponibili o di avidità pura e semplice che le fa ritenere tali, in modo che si sbranino l’un l’altro laggiù, ben lontani dai vertici. Un metodo ‘calmierante’ talvolta, ‘catalizzante’ talaltra, di controllo.
Ecco la ragione sempre pianificata di attentati, la conseguente stretta sulla libertà personale, con la relativa accentuazione dei controlli soffocanti volti ad alimentare il senso di impotenza e sudditanza.
Non trascuriamo poi la previsione di trattamenti personalizzati.
Non solo quello sanitario obbligatorio (vera barbarie di crudele stupidita’ che maschera, dietro la scienza più indeterminabile esistente, la rapida eliminazione di soggetti particolarmente scomodi), c’e’ di peggio.     Si disintegra metodicamente, goccia a goccia, ogni aspetto della vita di una persona. Si isola il soggetto, tagliando progressivamente ogni piu’ piccolo legame con la societa’, gli affetti, il lavoro, sia direttamente (interruzione di ogni frequentazione) sia indirettamente (altri si comportano in modo deleterio e il soggetto/obiettivo elimina tali conoscenze dalla propria cerchia); mentre un’incessante e martellante attribuzione della colpa dei suoi ‘insuccessi’ mira a distruggerne la capacita’ di reazione, l’autostima, gli stessi bisogni fisiologici. Restano attaccati solo soggetti che completano l’opera per istigarlo al suicidio. Se ancora non basta, si sostituiscono medicinali ‘familiari’ con sostanze psicotiche; si introducono nel suo ambiente piccolissimi oggetti radioattivi; si contaminano cibi e bevande con gocce altamente tossiche, ma insapori ed incolori, in modo che non si possano rilevare (a meno di errori di somministrazione eccessiva rispetto al peso corporeo). Per finire, la negazione dei sintomi, o gli errori di diagnosi, quindi le necessarie cure mediche.

Sembrerebbe un film dell’orrore. Non lo e’. Applicato in diverse gradazioni e’ molto diffuso.
Il controllo delle opportunità di lavoro e della stessa sopravvivenza, obbliga un’esercito di silenziosi conniventi a collaborare. Fino all’ineluttabile conclusione. Ma e’ forse un metodo intelligente di governo? qual’e’ la sua portata di lungimiranza?

La ‘crisi’ finanziarie, le lotte per le libertà democratiche, le catastrofi ‘naturali’, perfino il controllo delle emozioni individuali (laboratori di ricerca hanno raggiunto competenze fantascientifiche, con microscopici microchip applicati nel corpo che possono alterare gli impulsi emotivi), sono tutti pianificati.
I soggetti o le popolazioni scomode, non lo sono mai in quanto tali, ma solo in relazione ai programmi di questa regia di potere globale, che consente privilegi di superiorita’ solo ad una microscopica porzione di circa 500mila individui in tutto il globo.

Questa psicopatologia e’ la determinante della distruzione di tutto cio’ che e’ natura umana, non tanto della massa ignara (che continua a vivere in una dimensione ‘sostenibile’, assoggettata all’educazione ‘religiosa’ competente per territorio), ma del vertice stesso.
Visti da vicino, sentite le loro sfere emotive, ascoltato il loro linguaggio, osservato il loro comportamento, mi si e’ insinuato il dubbio sulle reale possibilità di sviluppare uno stato di illuminazione per questo sentiero.
La selezione dei migliori, dei brillanti, degli intelligenti, dei belli, dei produttivi, di tutte quelle qualita’ che portano all’ammirazione e all’invidia della massa, per costituire un popolo di eletti, investendo positivamente per alimentarne le potenzialità individuali, e’ forse una falsa missione perché non puo’ prescindere dalla vera sfida: elevare tutto il genere umano.

La creazione di un popolo globale evoluto passa per questa sfida, che da sé produce il livello ‘numerico’ ottimale di una ‘selezione qualitativa’. La filosofia zen che propone il senso del tutto come un’insieme partecipativo, espressione materiale del principio universale di uguaglianza; la libertà di manifestazione del pensiero, esaltato nel diritto voltairiano di critica e dissidenza, sono elementi, statico e dinamico, indispensabili alla crescita evolutiva.

E solo molto più in la’ si comprenderà perché questa popolazione ideale, organicamente semplice e complessa allo stesso tempo, sia indispensabile.

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