scuola e religione

Mica lo so come se la cava il governo del cattolicissimo Abbot con la reazione della potente comunita’ di gay e lesbiche contro The National School Chaplaincy and Student Welfare Program che nel bilancio federale si e’ visto assegnare 245 milioni di dollari per finanziare gli stipendi dei cappellani nelle scuole dalle elementari al liceo.
Questi preti dovrebbero offrire sostegno e guida su questioni etiche, valori, relazioni e spiritualita’.
Da un lato, le feroci critiche sui preti pedofili, che qui in Australia non e’ argomento trattato con i guanti ma legalmente e penalmente, ed ha recentemente visto alla sbarra il cardinale Pell, nominato da Bergoglio Prefetto della Segreteria per l’Economia in Vaticano, per testimoniare durante l’inchiesta sugli abusi compiuti da tali individui.
Dall’altro, c’e’ la questione della posizione secolare della Chiesa che considera l’omosessualita’ un peccato e di conseguenza impone di non viverlo. Data la probabilita’ di suicidio dei giovanissimi omosessuali, 6 volte maggiore degli altri bambini, si discute molto sull’opportunita’ che tali guide siano proprio i preti cattolici. Certo, Bergoglio sembra aver cambiato direttive sul tema, ma dopo secoli di mentalita’ ufficiale volta a condannare la possibilita’ che le persone nate con un’orientamento sessuale che si infrange sulla naturale disposizione alla riproduzione della specie vivano serenamente la loro condizione esistenziale, sembra un passo piuttosto azzardato il voler privilegiare nelle scuole questo particolare tipo di consiglieri tra i ragazzini australiani.
L’Australia e’ multietnica e multiculturale, non certamente ‘asfissiata’ dall’onnipresenza della dottrina e cultura cattolica come e’ tradizione da un paio di millenni in Italia.
‘Giusta’ o meno che sia una religione e i suoi insegnamenti, l’influenza ambientale, specie sui piu’ giovani, conta molto, e questa interferenza del governo federale sembra un intento di imporre dall’alto una formazione mentale che mi ricorda un po’ l’atteggiamento dei fondamentalisti di altre religioni in altri paesi.
Marx definiva la religione l’oppio dei popoli, forse con qualche valido motivo. E’ un modo di influenzare il ‘sentire’ delle persone e di delineare in conseguenza le basi culturali e tradizionali della societa’ nella quale si vive. Ogni paese ha avuto la sua per esigenze anche di controllo e ordine pubblico.
Ma la scuola dovrebbe innanzitutto insegnare a pensare, a ragionare comparando elementi il piu’ vari possibili per poi scegliere individualmente cosa rende spiritualmente e materialmente felici.
Non mi muove dunque la preoccupazione specifica di gay e lesbiche perche’ non credo sia un problema che riguardi solo loro per uno storico attrito tra le parti.
Piuttosto, penso alle esigenze di tutti i diversi ragazzini e ragazzine che hanno famiglie che possono avere costumi e credenze portati con se’ dal loro paese di origine.
Lo scontro con il nuovo ambiente e’ gia’ difficile di per se’, ed infatti si e’ dovuto accettare il fallimento del modello di societa’ multiculturale per come e’ stato implementato in anni recenti nei paesi europei. Ha creato separazioni e irrigidimenti, e peggio ancora ci si e’ silenziosamente arroccati in posizioni ancora piu’ arroganti di superiorita’.
Ma il mondo intero sta rapidamente cambiando. E anche la mia opinione. Se un tempo criticai fermamente la pretesa di una finlandese di far togliere il crocifisso dalla classe della scuola italiana frequentata dai figli, oggi comprendo meglio la necessita’ che per sopravvivere, o meglio vivere consapevolmente, in questo mondo globale occorra una flessibilta’ del ‘sentire’.
Il rispetto nasce dalla comprensione reciproca non dalla negazione dell’altro, e per comprendere bisogna conoscere, sperimentare, trovare le proprie sicurezze nella forza interiore che da l’apertura mentale.
La sana curiosita’ ha solo portato grandi benefici all’evoluzione civile dell’umanita’, non perdizione. E la scuola deve avere il compito principale di assecondarla, stimolarla e favorirne lo sviluppo, non di creare marionette del pensiero asservito a particolari canali.
Insegnando la storia delle religioni per esempio, non di una religione sola. Esponendo i protagonisti della societa’ futura alla bellezza di sentirsi sempre adeguati in ogni contesto sociale, che hanno oggi piu’ probabilita’ di affrontare.

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