Bronzi di Riace a Milano per l’Expo!

Come non sentirsi affranti dopo aver appreso che il Presidente del Consiglio Matteo Renzi ha rigettato la proposta di spostare i Bronzi di Riace da Reggio Calabria a Milano per l’esposizione universale perche’ per lui ”non ha senso”? Lo vedi come un bamboccio incolto e cosi’ limitato da non riuscire a sintonizzarsi con le energie migliori di promozione dell’immagine Italia, primo requisito per uscire dal pantano economico in cui stiamo affondando da anni. Bisogna che qualcuno glielo spieghi dolcemente a Matteuccio o sarebbe meglio che se ne vada a casa al piu’ presto.

L’Expo internazionale e’ un’evento molto particolare, l’apotesi del mercato, l’Olimpiade degli scambi economici, l’agora’ del pensiero industriale.  La sfida e’ che diventi memorabile. Per realizzare questo scopo e’ necessario che l’impatto sia concentrato. L’Expo non e’ un congresso durante il quale i delegati ne approfittano per fare il giro turistico della citta’, come puo’ aver interpretato chi ha auspicato che generasse visite anche in altre regioni italiane alla ricerca di chissa’ quale museo nelle cui segrete vengono superprotette le opere artistiche locali per eccellenza perche’ tanto mancano i fondi per pagare i custodi. Al massimo i visitatori si concederanno un week end lampo per godersi un’avventura galante improvvisata, ed e’ quindi giusto offrire anche questo tipo di servizi. Ma sull’arte no, non ce li vedo gli affaristi internazionali che a dispetto del jet lag corrono a vedere i Bronzi di Riace a Reggio o l’Ebe di Canova a Forli o la Venere del Botticelli a Firenze. 

Quello che vedo chiaramente glielo spiegai all’allora direttore generale dei Musei Vaticani Monsignor Paolo Nicolini a Natale 2010. Un mio amico d’infanzia, Conte Paolo Sagretti, ingegnere a capo della Floreria Apostolica del Governatorato – il complesso di organismi che esercita il potere esecutivo nello Stato Citta del Vaticano – aveva organizzato per me un incontro con Monsignor Nicolini per discutere di certe questioni personali. Durante la nostra conversazione Monsignore mi espresse incidentalmente la sua preoccupazione per tutte le opere d’arte che giacevano nei depositi vaticani, praticamente da secoli, e che avevano bisogno di restauro ma che non era in grado di finanziare. Gli proposi di rianimarle. Cedendo un’opera in comodato d’uso per un certo periodo di tempo ad un qualche CEO di societa’ importanti, affinche’ le esponesse a proprio vanto, in cambio delle spese di restauro. Tali opere avrebbero viaggiato – interessando anche una societa’ del gruppo Assicurazioni Generali per il loro delicatissimo trasporto – in ogni parte del mondo, e in particolare negli USA dove esisteva gia’ un network di benefattori delle arti del Vaticano. L’idea era che tale esibizione sarebbe stata un motivo di grande prestigio che avrebbe portato con se’ tanta pubblicita’ da sfruttare poi successivamente al rientro, con la sistemazione in nuovi musei adeguati, o con altri viaggi-prestito per raccogliere altri fondi. Significava innestare un circolo virtuoso per far rivivere opere d’arte di valore inestimabile, ma allo stesso tempo nullo, se fossero rimaste sepolte nei depositi. L’operazione prese il via in pochi mesi con la costituzione dell’associazione Patrons of the Arts in the Vatican Museums e mi risulta abbia un andamento piu’ che positivo. 

La proposta attuale di Sgarbi di portare le opere di eccellenza dell’arte italiana in sede Expo mi sembra che segua la stessa logica. Le opera d’arte verrebbero prestate contro una retribuzione per i musei di provenienza, e possiamo auspicare che abbiano gli stessi effetti, sia promozionale che di conseguente finanziamento di altre attivita’ di promozione una volta rientrate alla base. La loro collocazione temporanea in una vetrina sensazionale come l’Expo Universale di Milano, che dedica particolare attenzione al coinvolgimento dei visitatori al tema dell’alimentazione, consentira’ di coprire anche l’aspetto spirituale dell’alimentazione, non solo cibo da gustare dunque, ma tanta meravigliosa arte. 

E’ un’iniziativa da incoraggiare e sostenere con un concerto collaborativo che deve superare qualsiasi perplessita’ e gelosia campanilistica o difficolta’ materiale. Piu’ l’impatto sul visitatore sara’ forte, piu’ creera’ un substrato emozionale a fondamenta di un legame profondo con l’Italia. Sara’ spontaneo volerla conoscere meglio in seguito. Soprattutto se le opere originali venissero presentate in un contesto audiovisivo che esalti le bellezze della terra dalla quale arrivano e siano corredate da organizzatissimi servizi turistici pronti a raccogliere l’entusiasmo e fissarlo in prenotazioni per il futuro. 

Nel grande dibattito che la questione dei Bronzi di Riace in trasferta a Milano ha generato, sono emerse anche idee che sono comunque degne di considerazione. Senza perdere di vista ora lo scopo ‘nucleo’ dell’Expo, e quindi concentrandosi su di esso, nulla vieta in futuro di organizzare una nuova grande manifestazione internazionale il cui tema principale siano le arti nel mondo. L’Italia, con il suo immenso patrimonio artistico, e’ il cuore pulsante del mondo dell’arte, e allora ben venga la proposta dell’ex direttore della Normale di Pisa Salvatore Settis: un corso di formazione sul patrimonio diffuso italiano. Una sorta di viaggio d’arte che, soprattutto in epoca illuminista, era indispensabile corredo alla formazione di europei di un certo rango ed educazione.

E  perche’ non rilanciare quella moda immaginando la creazione di un Festival mondiale delle Arti e Artigianato?  Pittura, disegno, scultura,  ceramica, letteratura (prosa e poesia) musica, teatro, danza, cinema d’autore, fotografia, architettura, alta moda, costumi di scena, composizioni floreali, arte orafa e gioielleria, arte del cesellare, e perche’ no’ anche l’arte culinaria e del vino. Che l’Italia sia l’ispiratrice e la guida di una nuova rivoluzione ideologica, una moderna filosofia umanistica ed illuminata che ci traghetti fuori dalla melma dell’attuale crisi globale per far si che, invece di partorire guerre e miseria, sia la genesi di un nuovo risorgimento dell’umanita’. 

E se per Renzi questa semplice proposta continuera’ a non avere senso, forse si trova di fronte all’aporìa della sua esperienza di governo. Sperando che i suoi colleghi politici, che covano l’orrenda convinzione ‘con la cultura non si mangia’, aprino le loro menti lasciando spazio alle iniziative di intenditori raffinati della bellezza artistica… perfino a quello scorbutico parolacciaio di Sgarbi.

 

 

 

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