la strategia sui flussi migratori

Da sempre appassionata di movimenti migratori, rimescolamenti etnici e confronti tra culture, seguo con una certa trepidazione questo traffico inarrestabile nel Mediterraneo.

Scaricato slealmente Gheddafi, doppio cittadino libico-italiano, e’ arrivata l’onda anomala e con essa anche un certo ripopolamento di squali. Le logiche delle decisioni del  ‘piano di sopra’ sono sempre abbastanza lucide e lungimiranti, ne va da se’ chiedersi: a che gioco si gioca?

L’Africa. Affascinante continente pieno di risorse e con una popolazione lasciata un po’ allo sbaraglio, dalle grandi tribu’ si e’ scesi a livello di piccoli clan. Non solo Africa. Ad Est c’e’ tutta una regione in subbuglio. Energia, alimentazione, telecomunicazioni, materie prime per le nuove tecnologie, esperimenti biologici.

Il vecchio colonialismo prendeva un te nel deserto, mentre le grandi palme venivano sventolate per arieggiare i vapori corporei. Oggi grandissimi schermi colorati possono piu’ comodamente essere manipolati in un gioco di scacchi planetario tra i vari gruppi oligarchici mondiali.

Flussi migratori. E’ un elemento portante di questo gioco. Risolvere certi attriti muovendo intere popolazioni, l’elite delle quali verra’ rieducata e reimmessa in brevissimo tempo.

Non sono mai stata convinta del metodo violento dei genocidi e degli esodi. I genocidi generano ripercussioni negative all’infinito, alimentano le cause dell’attrito generando altri focolai ben piu’ resistenti, che eventualmente colpiranno come un boomerang di ritorno. Gli esodi depauperano il genius loci della propria linfa vitale, i ritmi biologici del rapporto umano territorio, le modalita’ di uso economico e sociale. Eventualmente si risolvono con un inversione di percorso o causano una depressione perdurante tendente alla fatalita’. Una estinzione di dinosauri.

Fino a che punto si programma tale cambiamento? e con quali velocita’? Il processo di globalizzazione e’ stato rapidissimo in termini antropologici. Muovere anche le popolazioni significa rafforzare il consumo delle merci ‘mondiali’, piu’ sono prodotte per la massa indistinta, meno sono qualitativamente controllabili. E’ forse la questione primaria, dalla quale diramano tutte le altre forme di controllo.

Sono sempre stata amante del paradosso. “Proposizione che per forma o contenuto si oppone all’opinione comune o all’esperienza quotidiana, riuscendo perciò sorprendente o bizzarra.” Affonda nella capacita’ di vedere cose che gli altri non vedono. Crea un sacco di irritazione nell’interlocutore ma consente di nuotare nell’acqua limpida. Mi e’ difficile credere che in Europa non si sia analizzata questa grande sfida contemporanea. Che i Paesi membri dell’Unione restino ancorati alle loro prerogative nazionali, succubi del complesso del vecchio colonialismo imperialista, senza una agenda segreta.

E’ vero che le grandi alleanze sono di grandi gruppi transnazionali, ma quanto solide sono a confronto del naturale senso di identita’? Non puo’ e non deve essere sottovalutato. E’ il cosiddetto fattore umano. Ci sono inciampati tutti nella Storia.

Non solo l’identita’ nazionale di ciascun Paese membro e le sue proprie relazioni esterne dunque. Ma anche un’identita’ “Europa” effettiva  e sostanziale. Le altri grandi entita’ geopoliche, USA, Cina, Russia, possiedono questa caratteristica di unione politico-economica oltre ai gruppi interni con relazioni esterne. E’ una sfumatura che risulta determinante nel lungo periodo.

Difficilmente l’Unione Europea verra’ a tavolino a ridisegnare i confini di influenza in Africa dei rispettivi Paesi Membri. E’ piu’ facile che si avanzi nel processo di integrazione europea sostanziale! Torniamo allora alla dimensione nazionale visto che siamo noi a subire l’impatto con questa massiccia migrazione, non solo dal Mediterraneo. Che carte abbiamo in mano? perche’ costa parecchio l’assestamento di questa gente in arrivo, molto di piu’ – e sotto tanti altri aspetti – dell’impatto iniziale. Non so davvero in concreto quale sia la strategia politica in merito, se mai e’ stata ipotizzata.

Fui la prima a sostenere confidenzialmente che a quel flusso selvaggio doveva essere dato un messaggio forte e chiaro, sia pure dolorosissimo, e fu bombardato il primo barcone davanti le coste libiche. Shock emotivo, nemmeno i militari italiani di fronte a gente disperata inerme resistettero. Berlusconi aveva strapagato Gheddafi perche’ il freno fosse sulla sua sponda ed era un eccellente sapone per le mani del Ponzio Pilato nostrano. I droni ‘affonda barconi’ pure sono un immediato ceffone che denota pero’ pochezza di senso politico. Quei barconi dovrebbero essere riutilizzati per la pesca o il turismo. L’uccidere, il distruggere e l’affamare non hanno mai gettato le basi di un’armonia sociale duratura e produttiva. La Mogherini, bonta’ sua, potrebbe anche essere una persona preparata e brillante, ma la teoria e’ una cosa, il carisma un’altra. Il suo ruolo le consente una cortese attenzione di rispetto, ma l’azione viene decisa altrove quando non si ha lo spessore magnetico per interpretare un interesse comune. Compito non facile di sicuro, se non ancora obiettivamente impossibile in sede europea.

Cosa fare quindi? tornare al fattore umano di cui sopra. Strada piu’ lunga ma diabolicamente efficace. L’Italia credeva di avere una presenza in Libia notevole, grazie alle sue aziende che vi operano. Nulla, al confronto di quella colonizzazione strisciante che la Cina ha condotto nel silenzio assoluto per decenni. Non lavorano e basta, si sposano e restano, creando una popolazione mista. Vogliamo tornare a colonizzare? benissimo. Invece di spendere soldi a vuoto andiamo a  spenderli li’. Non aspettiamo che la UE ci spalleggi. Non sara’ facile dopo il trattamento riservato a Gheddafi, ma abbiamo un passato che aveva gia’ infiltrato molteplici radici. Una volta esisteva un’intelligence, data l’attuale baraonda sociale, sarebbe davvero utile. Contatti con ogni gruppo in conflitto con un progetto di riassestamento sociale, culturale e di sviluppo economico. Con la pacificazione e gli investimenti e perche’ no? con i matrimoni misti con le donne del luogo, se quelle aperte allo straniero non se le sono sposate tutte i cinesi!

“Non venite voi da noi, veniamo noi da voi”. Con lo spirito di Enrico Mattei piuttosto che dei Mattei Salvini e Renzi. Produttivi di vantaggi per entrambe le parti. Elementare, lo hanno detto e ripetuto tutti da decenni. La differenza sta nel cosa mettere sul piatto. Non quella falsa cooperazione da avvoltoi che intasca la maggior parte degli aiuti e lascia le briciole sul campo.  Un progetto vero e concreto. Un’iniziativa che la Mogherini e Draghi dovranno battere e controbattere in ogni ambito europeo. E gli altri? La nuova Libia “a partecipazione italiana” godrebbe di una propria politica estera anche con i famosi gruppi transnazionali.

E’ l’unico modo di fermare l’accumularsi della polveriera che siamo diventati. Una volta realizzato questo progetto pilota, con un avamposto in Africa possiamo renderci credibili anche con l’Unione Africana per altri progetti. Il piu’ ambizioso? la regione del Niger. E’ a rischio catastrofe e se non la si evita travolgera’ anche le famigerate multinazionali del petrolio.

Renzi vuole giocare alla reincarnazione di Mussolini? non e’ stato tanto difficile tecnicamente  diventare un dittatore, il difficile e’ usare il potere acquisito in modo che sia all’altezza dello Statista italiano per eccellenza. Proprio quel Duce che in Libia aveva gettato le fondamenta dello stato moderno. Un po’ meno reality show e un po’ piu’ bombardamento culturale su quell’epoca, in TV, non farebbe male a nessuno.

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