i formaggi industriali a tavola?

C’e’ chi vive per mangiare e chi mangia per vivere, dipende dal livello di disponibilita’ economica, dall’educazione alimentare e dalla filosofia di vita. La scienza dell’alimentazione ci spiegherebbe meglio che cio’ che mangiamo e’ cio’ che siamo. Nutriamo corpo e anima, prendendoci cura anche di potenziare il nostro sistema immunitario. E non e’ difficile verificarlo.
Le allergie sempre piu’ diffuse, nervosismi e cattivo umore, perfino disturbi psichici sono spiegati dagli sconvolgimenti chimici del nostro corpo, e qualsiasi cosa mangiamo e’ composta da elementi chimici.
Se vuoi essere felice, comincia a scegliere cio’ che mangi, con cosa lo associ, con la frequenza alla quale lo ingerisci e soprattutto la sua qualita’. Controllare date di scadenza non e’ solo un riflesso dello sconto sulla merce deperibile. A volte qualche dipendente se ne dimentica perfino, o altri lo fanno apposta, per non parlare di chi manda a ‘rigenerare’ quel prodotto che, dopo vari trattamenti chimici, ritorna come ‘nuovo’. Lo spazio lasciato dall’industria alle sofisticazioni alimentari e’ immenso.

Il gusto e l’importanza della cucina sono legati culturalmente anche ad un istinto di sopravvivenza. “O Franza o Spagna purche’se magna”, sembra a prima vista frutto di un giocoso menefreghismo irriverente, ma esprime invece la condizione di popolo oppresso e depauperato dai tanti conflitti tra le potenze straniere per conquistare territori italiani.
Sopravvivenza anche in termini di reazione a traumi collettivi. Dopo l’attacco alle torri gemelle di NYC, consigliai ad un amico che giocava in borsa, il contrario di cio’ che il modello finanziario che aveva comperato per 25mila dollari gli raccomandava: per me doveva investire su un rialzo del prezzo del cacao. Robert si ostinava a scommettere sul deprezzamento futuro, e ci perse un sacco di soldi. Quando la paura si insinua nella collettivita’ intera la reazione istintiva e’ racchiudersi nella tana, in famiglia, dove si mangia. E si consumano piu’ dolci del normale per confortarsi. Non desideri partire per i Caraibi, vuoi una torta al cioccolato!
Sopravvivenza anche ai veleni, pericolo che richiedeva una rigorosa scelta del personale ma anche dell’assaggiatore. La pratica di avvelenare cibi era cosi’ diffusa perche’ erano facilmente accessibili a chiunque.
Ogni epoca ha i suoi veleni. Un tempo erbe rare e organi di animali essiccati e polverizzati, oggi la chimica ha sintetizzato in laboratorio praticamente di tutto, e il progresso ha snaturato l’ambiente in cui viviamo.
Poca differenza potrebbe fare aggiungere alla lista della spesa il formaggio ricavato da latte in polvere o additivi chimici! Ne ho assaggiato uno anni fa (qui in Australia sono permesse molte piu’ sostanze chimiche, coloranti, conservanti e intrugli vari, che in Europa, dove magari sono da decenni classificate cancerogene), aveva un discreto sapore leggero e costava poco.

Ma cio’con cui ci alimentiamo determina chi siamo, cosa pensiamo, il nostro stato d’animo e l’umore, la libido e la sensazione di appagamento. Impari a riconoscere i messaggi di risposta del tuo corpo e perfino a ‘curarti’ con certi cibi…la cui essenza e’ all’origine di molte medicine attuali.
Diventa spontaneo controllare le etichette, conoscere gli ingredienti, scegliere il prodotto piu’ fresco, e mangiare di meno ma della migliore qualita’. Con gli anni ci si allena perfino a riconoscere cosa e’ genuino e cosa no a colpo d’occhio. E il risultato e’ sensazionale.

Questa possibilita’ di introdurre formaggi preparati industrialmente con latte in polvere e altri additivi chimici non puo’ lasciarci indifferenti.
Penso a quante persone, ridotte in poverta’, cercano tra i rifiuti dei mercati o nei cassonetti. Ma la ‘crisi’ e’ in fondo un’invenzione politica, o per incapacita’ o per calcolo. Questa esasperazione della produzione alimentare industrializzata di massa contribuisce pero’ ad abbassare relativamente il livello di qualita’ di vita e la ricchezza pro capite. Non quella calcolata in termini di quota di PIL o di capacita’ e varieta’di prodotti e servizi offerti all’unita’ consumo. La condizione umana stessa. Va sempre piu’ verso un mondo sovrappopolato di infelici, inquadrati in ingranaggi precostituiti.

E sorrido, ripensando alla ricotta appena presa dal contadino di quando ero bambina, o al sapore degli ortaggi e della frutta coltivati da mio nonno prima e da mio padre poi – religiosamente – durante il fine settimana, senza alcuna aggiunta di fertilizzanti e pesticidi, irrigati con l’acqua del pozzo.
Un sapore ricchissimo e carico di sfumature che parlava dritto al cuore.

Il cibo e’ sacro, da che mondo e’ mondo quasi tutte le offerte agli dei erano commestibili.
La filosofia di vita che scegliamo di applicare alle regole del commercio, specie alimentare, ci qualifica come popolo e definisce anche il tessuto sociale.
Siamo famosi in tutto il mondo per il made in Italy della nostra cucina. E’ uno dei punti di forza del commercio estero. Anche per l’immagine che ci caratterizza, di popolo che si riunisce allegramente a tavola e passa tempo a chiacchierare e a mangiare cose buone. Sono messaggi emozionali sublimali che aiutano a vendere i nostri prodotti. Non c’e’ una pubblicita’ di successo che non ricrei quella cara atmosfera legata alla condivisione di cibo. La felicita’ di mangiare qualcosa di buono insieme. Non siamo capaci di salvaguardare questa reputazione delle delizie del nostro territorio?

Non limitiamoci a ragionare in termini di “tanti altri prodotti di consumo di massa gia’ presenti nei supermercati sono a base di latte in polvere”. Dite quello che vi pare, ma c’e’ una differenza abissale tra un prodotto fatto con ingredienti freschi e genuini o polverizzati e ricostituiti da concentrati.
Ed e’ anche una questione che ha implicazioni di macroeconomia reale, non si limita alle singole aziende di settore. In nome della Dea Concorrenza ci lasciamo invadere da tonnellate di latte in polvere, prendendo multe se non lasciamo fallire i nostri allevatori, stretti nella morsa delle quote latte perche’ non sono efficienti come i colleghi mittleuropei? se poi aggiungiamo il fatto che ogni attivita’economica ne porta con se’ tante altre, il cosiddetto indotto….

Le crisi passano, la genuinita’ dei cibi e la tradizione culinaria di eccellenza mai.
Facciamone una questione di caratteristica nazionale, l’orgoglio che proviamo per le nostre meravigliose produzioni alimentari e l’impegno che ci si mette per contraddistinguerci nella qualita’. Sara’ sicuramente una carta vincente.

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