a che serve l’intelligenza?

Circola in questi giorni un post su Facebook, delle considerazioni di Chris Worth, un tale che ha raggiunto un livello di Q.I. 177.
“Essere dei geni è un inferno” e’ il tema del suo messaggio.
Ma le argomentazioni che usa sono in generale valide per chiunque. Quasi banali.
Ci si annoia a stare con gli altri, la routine che va bene per la massa, puo’ uccidere la tua curiosita’, farti pedere interesse perfino su quanto viene proposto a livello basico, che rende indisciplinati nel perseguire obiettivi superiori.
Il genio tende a non specializzarsi, e dunque a non integrarsi in una carriera che lo porti al successo materiale.
Ha un atteggiamento dispersivo, eclettico e si isola facilmente.
Tutto preso con le proprie elucubrazioni mentali che lo affondano in un mare di dubbi, ipotesi, teorie.
Pero’, quando viene a galla, obbligato a intervenire, vede qualsiasi problema gli venga proposto in una luce immediatamente risolutiva. Come se la sua mente avesse gia’ esplorato in ogni angolazione qualsiasi tematica umana.

Cos’e’ allora l’intelligenza? questa illusione ideale di superiorita’?
Funziona efficacemente solo quando e’ intessuta con altre menti. Come i fili di un circuito elettrico. Come dire: torna sulla Terra e renditi utile.
La mente del genio ha percorsi molto particolari. Non si limita all’area cerebrale. Si estende a tutto il corpo. E in una sfera molto piu’ estesa del corpo.
La conformazione organica interna del suo corpo e’ anomala.
Il rendimento di lucidita’ della comprensione e’ estremamente sensibile a diversi fattori, legati all’interazione ambientale soprattutto.
La consapevolezza innata, che supervisiona la materialita’ del vivere, e’ soggetta alle risposte esterne.
Gli stimoli che arrivano dalle altre persone, condizionano l’esprimersi della propria capacita’ e abilita’ in un modo piu’ acuto dell’ordinario.

Nascono quasi sempre questioni di conflitti potere interrelazionali.
Il genio viene percepito dagli altri come ingiustamente arricchito – nascono gelosie ed invidie o semplici aspettative fino a trappole per sfruttare cio’ che sembra magico a chi non viaggia sulla stessa lunghezza d’onda.
Il genio fa paura.
Il suo intuito crea disagio, viola la zona di comfort degli altri, e’ destinato ad affascianare ed irritare.
Sono situazioni delle quali si deve imparare a tenere conto, perche’ feriscono. Un catalizzatore di per se’ dell’ulteriore sviluppo delle proprie facolta’. L’isolamento inevitabile, rende arroganti se costretti alla sottomissione materiale, ma rende ancor di piu’ acutamente intelligenti.

Chi ha “successo” – in termini capitalistici – e’ generalmente dotato di un’abilita’ eccezionale nel captare e sfruttare risorse altrui.
Mentre il genio non e’ interessato a prevalere sugli altri, ma sulla propria realta’ di conoscenza.
Non ha nessun senso per la persona geniale esprimersi per guadagnarsi un oggetto materiale di consumo o uno status.
Tutto e’ funzionale. L’istinto e’ la conoscenza. La curiosita’ e’ insaziabile.
Nulla e’ piu’ eccitante, appagante e desiderabile della soluzione di una qualsiasi sfida cognitiva.
E nessun altro orgasmo cosmico e’ paragonabile alla propria mente che viaggia senza alcun ostacolo.

Molti non se ne accorgono nemmeno. Ma tutti siamo dotati di questa facolta’. Indulgerci su e’ un lusso.
C’e’ uno stato di lucidita’ nel sonno/veglia che e’ indescrivibile. Un tempo si diceva saggiamente: “dormici su”. E anche pregare prima di addormentarsi. Dove la preghiera e’ una richiesta intensa. Un modo di collegarsi alla fonte.
Nel sonno, percorriamo un sentiero fantastico e, quando ogni cellula e’ attivata, si illumina tutto: la velocita’ di ‘pensiero’ acquista una rapidita’ e una vastita’ atemporale e ultra dimensionale. Tutto e’ chiaro in qualsiasi dettaglio.
La pratica da apprendere e consolidare e’ nel tradurre al cervello razionale (quello che ci hanno insegnato ad usare per relazionarci nel nostro contesto ambientale consapevole) quel ‘mondo’, quella visione. La difficolta’ di sintesi e’ ovvia, per definizione.
Non e’ necessario rimanere isolati.
Si puo’ imparare a sintonizzarci.
Perche’ la mente collettiva e’ stratosfericamente piu’ potente.
Non quella delle tabelline imparate o meno a scuola.
Quella che precede l’apprendimento razionale, il senso di sicurezza materiale e l’autostima definita da valori culturali.
Una lingua per comunicare che non ha bisogno di idioma. Anni fa, ero in macchina di amici in Canada. Si fermarono a chiedere informazioni stradali ad un vecchietto. Non conoscevo l’idioma in cui il vecchietto si esprimeva, eppure fui la sola a capire le sue istruzioni. Naturalmente i miei amici non mi diedero sarcasticamente retta e perdemmo un altra mezz’ora in tentativi. Non so cosa mi rendeva sicura di aver capito quel signore. E non e’ stato l’unico episodio di idioma sconosciuto perfettamente comprensibile.

Gli orientali avvezzi alla meditazione hanno una predisposizione alla serenita’ ben marcata.
La meditazione e’ una concentrazione ad abbandonare quella grancassa di suoni nozionistici e convinzioni spesso infondate che ottura la nostra mente razionale. Per non parlare di squallidi pregiudizi che nascono quasi sempre da esperienze emozionali con vibrazioni non sane.
Anche per questo la meditazione purificante ha suoni ancestrali, liberi da apprendimenti esterni. Disintossica da altre vibrazioni nocive, intrappolare nella nostra sfera.
La meditazione e’ cosi’ un esercizio indispensabile per regolare il rapporto interno-esterno in questo mondo materiale.
Al suo livello piu’ alto apre ogni orizzonte.
Ogni verita’ di cui necessitiamo e’ gia’ presente e disponibile.
L’abilita’ e’ nel contattarla. E’ uno stato d’animo il ponte.

La mia scoperta dell’intelligenza e’ semplice.
Tutto e’ presente e disponibile. Coltivare la propria curiosita’, incoraggiarla il piu’ possibile e lasciare aperta, con grazia, la porta dell’immaginazione.
Cosi’ come allenarsi, esercitarsi fisicamente e – allo stesso modo- lasciar fluire attraverso noi quella fonte suprema.
Distaccandosi da quell’accanimento avido, diventiamo conduttori ideali.
Quella intelligenza e’ superiore alla ragione.
Della ragione possiamo sorridere: l’intelligenza sorride della razionalita’ ancorata alla ragione (tanti paletti di recinzione).
L’intelligenza non ha bisogno di paletti, manco li vede.
E’ il bisogno innato di sintonizzarsi e di vibrare.
Si mangia per vivere, non si vive per mangiare; solo allora La natura offre il cibo piu’ delizioso e nutriente.

I geni sono i veri alieni.
Si possono cercare e riconoscere, per proteggersi e guidare.
Non sono mai davvero soli. E c’e’ sempre un ‘motivo’.
Il loro eco riverbera in eterno.

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