Il terzo marito di Sonia

Poi ci sono le mattine storte…cerco le chiavi e sono sparite, tutto il mazzo!
Piu’ di un’ora a cercare ovunque, eppure le ho usate ieri. Cosi’ vado in giardino, per rasserenarmi.
Il ‘vecchietto’ vicino di casa torna alla carica, oggi vuole la scala alta.
Sono determinata, niente falciatrice, niente scala, niente soldi, niente di niente. Dopo tanti racconti della moglie disperata per il suo vizio del gioco – che gli fa dilapidare tutto quello che guadagna il primo giorno di paga – decido di non consentirgli, per quanto mi riguarda, di restare nella sua comfort zone.
Annaffio le mie piante, mi accorgo che ne hanno rubata un’altra, uno stillicidio: una avvelenata… una rubata… da 3 anni quasi quotidianamente. Nel frattempo lui fuma.
E fuma …dannatamente fuma, dalla mattina presto quando e’ ancora buio fuori e per tutto il giorno e la mia nausea ormai e’ peggio di quando ero incinta.
Ci viene proprio nel mio giardino sotto al mio naso a fumare?
comincia a strappare delle erbacce, si sbaglia e strappa anche piantine che ancora non hanno fiorito, sta per arrivare la primavera.
Entro in casa, chiedo a mio figlio che scusa mi invento oggi per non dargli quella scala, penso tra me e me, e se poi cade? o se non e’ sicura abbastanza? Ha l’aria di uno che non si regge in piedi anche se non e’ ubriaco come una spugna.
Ieri era mercoledi, ha preso i soldi, potrebbe comprarla invece che macerare soldi nelle macchinette di poker, finalmente un motivo per trattenerseli nelle tasche e farci qualcosa di utile.
Riesco fuori, sta ancora nel mio giardino e si e’ scatenato, continua a strappare tutto quello che lui ritiene erbacce.
Scoppio! gli strillo di andarsene ma, da bravo sordo, non mi sente, e’ di schiena e non vede le mie labbra.
Gli do un colpetto sulla spalla per farlo girare, e’ piu’ inconsistente di quanto non appaia, temo di aver fatto cadere un mucchietto di ossa come si fa cadere il castello di carte quando si gioca da piccoli!
fortuna non cade, ondeggia, si volta e mi spara un sorriso beato o beota, l’espressione di chi e’ sicuro di ottenere cio’ che chiede, come sempre.
E invece mi trova per la prima volta in 18 anni molto diversa, gli strillo di nuovo “Go away! get out of my garden!” poveraccio, sbigottito, sembrava un ragazzino che a Natale non riceve nessun regalo!
Ho pensato che quella poteva in effetti essere stata l’espressione sulla faccia di Sacha, il mio ex marito, quando a 7 anni, si sveglio’ prima di tutti i familiari e corse in salotto per scartare i suoi regali; tra la massa di pacchi e pacchetti colorati non trova nessuno con il suo nome.
Un’amara sadica sorpresa a conferma delle numerose minacce di sua madre negli ultimi mesi: “sei cattivo, non avrai nessun regalo” e conseguente fuga, la prima di una lunga serie.
In fondo per lui l’aver massacrato con un coltello il divano della nonna non era che una legittima protesta per sentirsi sempre scaricato da qualche parte, figurati se poteva mai supporre che avrebbe potuto costargli tutto quello che voleva di regali?
Lo ritrovarono dopo qualche ora, sulla scalinata di Piazza di Spagna, sconvolti per la sua sparizione, lo avevano ricoperto di baci e promesse di mille regali.
E cosi’, a soli 7 anni aveva gia’ imparato il potere di ‘abbandonare’ e di farsi correre appresso per ottenere cio’ che voleva.
Negli affetti, questi comportamenti sono laceranti per chi li subisce.
Ripenso in un lampo alle infinite volte che ci ha piantato in mezzo alla strada o in un’inutile attesa o disdicendo incontri all’ultimo momento o sparendo per giorni o notti staccando il telefonino. Spesso in seguito a raptus di urla di maledizioni e disprezzo e pianti struggenti dei figli.
Quanti anni ci sono voluti, ai nostri figli o a me, per non cadere piu’ in quella trappola?  Per non corrergli piu’ appresso? per non credere piu’ agli impegni che spontaneamente prendeva solo per poi disattenderli? per non dover scoprire che la lite era un mezzo per andare allegramente a farsi gli affari suoi altrove con l’ennesima donna della sua vita? Per non contare piu’ su di lui, per non sentirne piu’ la mancanza, per restare indifferenti alle sue manovre?
Parecchi. Ma alla fine ci siamo riconquistati la nostra gioia ed allegria senza di lui. Mi ricordo bene un pranzetto improvvisato in occasione della sua richiesta per l’assenso al rinnovo del suo passaporto, nel nostro backyard, come ai vecchi buoni tempi (perche’ c’erano anche le giornate si), con bistecche sul barbeque insalata e altro.
L’unico che non parlava, non rideva, e guardava fisso nel piatto, con lo sguardo piu’ pesante e smarrito che gli ho mai letto sul viso. Un fantasma carico di angoscia.
La nuova partner o moglie, chissa’ cos’era nel 2006 inoltrato, avra’ anche riempito un vuoto enorme, ma non cancelli sentimenti importanti come se non siano mai esistiti.
Ti pugnalano all’improvviso.
I vecchietti vicini di casa sono li da anni, ci si affeziona alla presenza.
Lui sempre scombinato, liti furiose ed insulti per le sue perdite totali al gioco, le sue ubriacature oceaniche o le sigarette finite troppo in fretta, al di fuori delle quali c’e’ lei, gentile, un po’ spaventata, a volte strafelice quando puo’ stare con i figli e nipoti, elegantissima le rare volte che esce. Ho fatto spesso regali a entrambi, senza badare troppo al loro precario senso di gratitudine.
Ma qualcosa oggi si e’ rotto. Quel go away racchiudeva tante cose successe in questi ultimi tempi, che non riguardavano sicuramente solo lui, ma che sono state meschine cattiverie.
Torno ancora a casa, sento un anomalo coro di voci ad alto volume, poi riesco a cercare le chiavi anche la’ fuori e vedo pezzi della mia macchina buttati davanti al corridoio pavimentato da dove l’ho cacciato. Non riesco a capire che parti della macchina siano, un pezzo e’ proprio rotto.
Chiamo mio figlio e lui lo vede subito, lo specchietto spezzato, cerca di rimettere insieme i pezzi con il cuore d’oro di un ragazzo sensibile che non ne puo’ piu’ di tutto quello che mi succede.
Vado a parlare con i vecchietti, entrambi in veranda a fumare.
Mostro loro la macchina e parto con un predicozzo inarrestabile. Lui parla di ragazzetti dell’universita’ che possono aver causato tutti questi danni e furti nel tempo, gli mostro le ultime imprese, statuine spezzate, lampioncino distrutto, piante stecchite, vasi colorati con le piante grasse mancanti, la cassetta dell’elettricita’ spaccata (e tutto solo fuori il giardino davanti, non contando il resto) ..
Spiego loro la differenza che farebbe il non bruciare la pensione alle macchinette o tracannando botti di birra quando con gli stessi soldi ci si puo’ comprare un sacco di cose, portare la moglie al ristorante qualche volta, fare un viaggio…mentre i lacrimoni sembrano li li per straripare dalla palpebra inferiore, quella gia’ operata di cancro sulla pelle.
Hanno entrambi tante cicatrici per il cancro sulla pelle.
Non gli ho detto di quanta nausea mi fa venire il suo fumo, ma gli ho detto di farsi aiutare a sconfiggere il suicidio da macchinette di poker. La mia parte e’ stata diventare meno disponibile.
E’ arrivato anche il figlio – dal lavoro – alla riscossa. Ci vedeva parlare intensamente e si e’ acquietato, restando in attesa in disparte.
Ormai il dado e’ tratto, il messaggio stavolta gli e’ arrivato al cuore ne sono sicura. Ci salutiamo.
So di avere grande influenza su di loro – li ho trattati bene in questi anni – ma so anche che non posso pretendere di cambiare le altre persone.
Ma posso essere ancora la scomoda causa di forza maggiore.
E’ il mio destino. Combattere contro mulini a vento, e pretendere di addomesticare i lupi selvaggi.
Sono cosi’ ammaccata e addolorata che mi sorprende di essere ancora cosi’ fiera di essere me stessa. Dopotutto, ho smosso piu’ montagne io di mille Maometti messi insieme e senza nemmeno alzare un dito.
Ma non sono una che si ama facilmente. E chi mi ha amata ha finito per pagare quanto e piu’ di me.
Speriamo che lui ora ci pensi davvero prima di ripartire per la strada del pub.
Fortuna c’e’ il cielo, con il sole o le nuvole, e poi miriadi di stelle o la luna brillante. Mi ricorda sempre la bellezza di questo pianeta e tutto quello che c’e’ ancora da scoprire qui o lassu’.

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