La Destra Italiana che non c’e’

“Dio patria e famiglia” era uno slogan del regime fascista che aderiva straordinariamente al sentire comune dell’Italia del primo Novecento.
Strumentale alla legittimazione del potere, era nondimeno uno schema rassicurante per la popolazione intera, che contraccambiava perciò con un consenso quasi unanime.

In un regime dittatoriale tutto ciò che non funziona nella realtà concreta si spazza sotto al tappeto. Eufemismo che comprende una vasta gamma di soluzioni per eliminare gli scarti di una certa impostazione ideologica.
In Democrazia invece sembra che manchi perfino l’ossatura di una società desiderata; o piuttosto, l’immagine desiderabile della società fa riferimento a valori imperscrutabili. Non si parla più di scorie vaganti ma di un proliferare di espressioni umane. Come se si vivesse in una metropoli dove gli abitanti hanno tutti subito mutazioni genetiche…. Ecco! un’esperimento di laboratorio per alimentare con la flebo il Caos.

L’idea di Dio è stupenda. La fede da una forza interiore che solo la fisica quantistica può -forse- ambire a spiegare. È pura magia: l’energia spirituale consente la realizzazione materiale di quasi tutto.
Con l’esasperazione del consumismo di massa, molti hanno deviato sull’idea del Dio Denaro. Anch’esso presumibilmente onnipotente. Non si ha bisogno di fede ma di denaro.
L’alienazione della persona – che nella società imperialista capitalista era il fondamento dell’ineguaglianza sociale – secondo l’interpretazione di Marx, era causata dalla costrizione al lavoro e dalla proprietà privata.
La stessa società imperialista capitalista è tuttora vigente sia pure trasformata: l’elemento territoriale legato all’imperalismo è diventato globalizzazione e il capitalismo produce profitti  ben superiori alle nefande aspettative di Marx proprio avendo reso la proprietà privata più accessibile in generale. Eppure, l’essere umano soffre di alienazione lo stesso.
Il conflitto nasce dunque altrove.
In questa forma di capitalismo che ha creato sbocchi inducendo al consumismo, si rinuncia al proprio potere creativo senza saperlo, per diventare schiavi dell’oggetto da acquistare. L’avere qualifica l’essere. La ricerca della propria realizzazione diventa desiderio di possesso di oggetti o servizi o posizioni proposti dal mercato. L’immediatezza, scontata col denaro.
Si perde il processo di autostima, di perfezionamento del genio, di sinergie intellettuali, di godimento del bello. La percezione del tempo stesso è distorta e a sua volta tale distorsione causa dispersione di energia.
Il tempo è lo strumento di riflesso con il quale si misura l’intensità della Fede. La Fede, energia creativa, proietta una determinata forma di tempo a seconda delle sua intensità. Il percorso dell’energia creatrice da spirito a materia.
La Religione ha una funzione sociologica di collegamento: si è incuneata tra spirito e materia per costituire il ponte che li collega, acquistando a sua volta una dimensione di potere istituzionale a sé.  Incanalando l’energia creatrice nel concetto di Fede, ha stabilito un sistema di credenze (complementate da dogmi) e rituali per unire la collettività,  elevando a status di sacro alcuni simboli della morale e conferendo santità a comportamenti particolarmente gloriosi. Ma tutto questo complesso di manifestazioni visibili di una realtà invisibile è soggetto ad interpretazione umana e pertanto  a sua volta influenzato dal più ampio apparato di relazioni sociali giuridicamente e storicamente orientate, in continua evoluzione.

L’idea di Patria è una “residuale salviniana”. In questo mondo senza frontiere, viene brandita come fosse il bastone di Mosè, non piu’ alzato per dividere le acque del mar Rosso, ma piuttosto per risucchiare nel mare i barconi di clandestini o rifugiati, che dir si voglia. La Patria senza altre Patrie è un’isola immaginaria. Trionfano le tribù. Il Re Padre esiliato, restano i padrini delle piccole patrie ‘multinazionali’.

L’idea di Famiglia è espressione intrinseca del modello sociale definito dalla struttura economica della società stessa.
La famiglia ‘tradizionale’ rigidamente stabiliva dei ruoli di collaborazione, in un nucleo organizzato per realizzare un unico progetto di sopravvivenza. Quasi sempre coincideva con l’attività produttiva di una piccola azienda.
Osservando i sistemi economici nella storia, è facile associare la tipologia della ‘famiglia’ alla disponibilità e alla qualità del lavoro che caratterizza i sistemi stessi. E tutto l’apparato etico o morale a sostegno del modello ‘famiglia’ di riferimento serve a consolidare lo schema economico.
C’è un punto di rottura in questa correlazione. Il fattore umano ha sempre un aspetto imprevedibile: le individualità. La persona unità di un sistema è un microcosmo variabile, può rivelarsi fonte incomprimibile.
La Fede definisce anche i fenomeni associativi.

Il confine tra Ordine e Disordine è illusorio. Sono dimensioni compenetrate.
Ciambelle di salvataggio fluttuano in mare aperto per chiunque voglia credere che l’umanità possa aspirare a qualcosa di diverso di un contenitore ad imbuto.
L’alienazione marxiana della persona, che nella società imperialista capitalista era il fondamento dell’ineguaglianza sociale, era causata dalla costrizione al lavoro e dal diritto alla proprietà privata.
Mi piace pensare che tendenzialmente l’energia creatrice possa piuttosto far emergere una sintesi di ordine e disordine: in verità naturale e sostenibile!

 

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