Il Ministero degli italiani nel mondo

Passano gli anni, ma nel mondo degli espatriati ritrovo le stesse argomentazioni.
Chi ancora vuole il partito unico per gli italiani all’estero, indipendente dai partiti politici nazionali; chi sostiene che 18 parlamentari su un migliaio contano come il 2 di picche quando regna denari; chi si lamenta dei carrozzoni dell’associazionismo ancora dominati dai soliti vecchi noti che si spartiscono il malloppo e si azzuffano per partecipare ai ricevimenti ufficiali; chi si vergogna un po’ per il risultato della scarsa partecipazione elettorale per l’elezione dei Comites.
Sarà stata una coincidenza, ma ho notato con piacere come sia stata finalmente recepita una proposta che feci diversi anni fa: chiedere ai cittadini residenti all’estero di iscriversi alle liste elettorali tenute presso gli uffici consolari della propria zona. Con questo nuovo metodo, solo il 4% degli aventi diritto ha votato (i voti utili sono stati addirittura di meno). Ciò ha significato un notevole risparmio di spesa sulla stampa, l’invio dei plichi elettorali, la raccolta, lo spoglio. Altro vantaggio: ha reso forse più difficile il commercio/tratta di plichi del voto postale e si spera dunque di aver ridotto le opportunità di brogli.

Non è certamente sfuggita all’attenzione degli addetti ai lavori il significato di una partecipazione minima al voto. Sebbene siano trascorsi 10 anni dalla prima elezione dei Comites nel 2004, non si puo’ dire che la loro attività abbia lasciato un’impressione di un organo veramente utile o popolare nelle comunità italiane di riferimento. Soprattutto tra coloro che vi erano stati eletti, avevo troppo spesso ascoltato il ritornello: “è solo una perdita di tempo, una scocciatura!” Il nuovo inizio però lascia ben sperare, tra i volti nuovi c’è chi è molto competente e ha già cominciato a dare filo da torcere a vecchie cariatidi abituate a far man bassa nell’assegnazione dei fondi dall’Italia. Ma non di soli Comites si tratta. Il voto postale per il referendum è stato addirittura più risicato. Cosa succederà per le elezioni politiche dei nostri rappresentanti in parlamento?

È doveroso, dopo 3 legislature di prova, fare il punto della situazione sull’operato e i risultati della  rappresentanza offerta dai 18 parlamentari che ci competono. La circoscrizione estera non rispetta i criteri di proporzionalità previsti in Costituzione per il territorio italiano, inoltre sancisce l’obbligo di eleggere parlamentari che perseguano l’interesse nazionale e certamente che non siano vincolati ad un mandato particolare, cosa che esclude la costituzione di un partito unico, eppure si sono create spontaneamente forme di collaborazione tra gli eletti dall’estero, specie tra SudAmerica e Australia, per realizzare alcuni degli obiettivi che interessano tutti gli espatriati. È sufficiente?

Numerosissime le occasioni di incontro e discussione sulle tematiche storiche dell’emigrazione nonostante le distanze e i costi elevati per realizzarle, dal CGIE all’Intercomites, alle varie consulte e associazioni. Appaiono molto più accessibili al grande pubblico le registrazioni in podcast di interviste varie o i siti web dei parlamentari. L’impegno verso il proprio elettorato è visibile, ma può ritenersi adeguata la rappresentanza degli interessi di quella speciale comunità di italiani che decidono di vivere in via temporanea o stabilmente all’estero?

La grande ondata di nuova emigrazione giovanile rischia di rivelarsi un’emorragia di risorse umane che inevitabilmente peserà sul bilancio nazionale, sia in termini socio economici sia di psicologia collettiva. Un vuoto che rischia di diventare voragine se non si dovessero implementare politiche specifiche per regolare questo fenomeno. Proprio nel momento in cui si fa fronte ad un’ondata migratoria inversa, ma di persone non autosufficienti né dal punto di vista della lingua e quasi mai dal punto di vista di risorse materiali, a causa degli stati di guerra diffusi e drammatici.

Credo sia necessario ripristinare il Ministero degli italiani all’estero. Molto piú importante avere un piede nel governo nazionale che in diecimila consessi spesso parolai. Non un ministero senza portafoglio, con il quale era stato omaggiato il grande e indimenticato Mirko Tremaglia, ma una struttura pensante, attiva nel recepire proposte e nel prendere iniziative per mantenere salda la rete di italianità nel mondo, in grado di offrire un coordinamento supervisore per armonizzare le singole politiche di area nei riguardi dei corregionali all’estero, fungere da avvocatura speciale nel caso di ricorsi contro altri enti italiani con sedi estere.  Sia punto di raccordo per le questioni degli italiani all’estero e la Patria e tutte le diramazioni della PA, con i suoi uffici di contatto con gli altri ministeri quando sorgono questioni che non possono essere risolte ai livelli diretti e personali. Un portale informativo e un Forum vivente per i tanti giovani che fanno esperienze all’estero più esperti nelle comunicazioni in rete, metodo indispensabile per garantire la possibilità di un rientro programmato dopo l’esperienza formativa e professionale all’estero. Senza trascurare il settore del turismo e del commercio. Una simile struttura sarebbe sicuramente più efficace dei tanti ‘salotti’ viaggianti ma un po’ dispersivi che si sono reiterati nel corso dei decenni passati.

 

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