Fortunata Loffredo: un colpevole di comodo?

Uragano di polemiche hanno investito Corrado Augias, invitato da Floris a DiMartedi del 3 maggio  per commentare, tra l’altro, sul caso di Fortuna Loffredo una bimbetta di Caivano in provincia di Napoli, uccisa a 6 anni, dopo una serie di strupri, il 24 giugno 2014. Augias attribuisce il silenzio omertoso di questi passati due anni ad un’atteggiamento di diffidenza verso lo Stato e ad una complicità estesa a più persone, dimostrata dall’appello ‘ingenuo’ del parroco Maurizio Patriciello durante il funerale della bimba: “chi sa parli”. Floris dal canto suo parla del clima di violenza: ‘si organizzavano partite a carte in cui si giocavano i bambini’ sottolineando come dalle intercettazioni ambientali sembrava emergere ‘una sorta di consapevolezza che tutto quello che stava succedendo era digeribile se non accettabile’. Augias lo incalza, menzionando la dichiarazione della preside di una scuola locale ‘in un clima diffuso di ignoranza ed anarchia comportamenti come questi diventano praticamente normali’. Per Augias sono stati divelti i confini, persi i punto di riferimento perfino antropologico (istinto dei mammiferi di proteggere i cuccioli) al quale aggancia un’orripilante giudizio circa il contrasto che ravvede in una foto mostrata dalla mamma di Fortunata, Domenica (Mimma) Guardato, ai media. Sullo sfondo la statuina dorata di Padre Pio e “questa bambina … la guardi bene, …guardi com’era atteggiata e com’era pettinata, come sono i boccoli che    5-6 anni e si atteggia come se ne avesse 16-18″... “questo stridore mi fa capire che anche lì si erano persi i punti di riferimento”.

Non è difficile capire come vengano i brividi di ribrezzo per un tale commento.  In quella foto sullo sfondo c’era anche un’altra foto della bimba, con due ciuffettini innocenti… e nessuna malizia o provocazione nell’immagine più grande. Cosa avrebbe detto allora dei boccoli di Shirley Temple se fosse successo a lei, “quella gran troia come si pettina”? Mi è bastato questa bambina la guardi bene... per aver voglia di prenderlo a ceffoni. Un tono accusatorio di superiorità con il quale istintivamente certi omuncoli si appoggiano su una ‘non cultura’ subita per secoli dalle vittime di stupri per insinuare velatamente che ‘beh in fondo …si era conciata in quel modo provocante…’. Curiosamente la trasmissione è stata aperta dalla presentazione del libro di Lilli Gruber, “Prigionieri dell’Islam”, dove la giornalista critica aspramente il libretto ricevuto nella moschea di Centocelle la “dignità delle donne” per la visione oscurantista del Corano riguardo il trattamento delle donne. Ci sono modi perversi e ‘invisibili’ di rafforzare una certa impostazione ‘non’ culturale: anche proponendo in parallelo la condanna della mentalità di una diversa religione sul trattamento da riservare alle donne. Ha avuto l’effetto allucinante di rafforzare il messaggio sotteso da Augias: “la donna, perfino quando è in tenera età è considerata colpevole” e, al contempo, di distogliere l’attenzione su un nemico ‘altrove’. Cosi Augias trasferisce la colpa sulla famiglia della bimba: “stridore che mi fa capire che anche li si erano persi i punti di riferimento.

Lo so che non è evidente. Altrimenti non si sarebbe protratta per secoli questa imposizione alla sottomissione sull’inconscio femminile che automaticamente legittima anche la supremazia, se non addirittura l’aggressione maschile. La nostra mente recepisce un messaggio senza distinguere tra positivo e negativo, semplicemente registra. In sala applaudono, ha parlato il sapiente in TV! Sui social media, a freddo, ci si riflette e si reagisce. Si pesano le parole di un personaggio ritenuto autorevole, e sono in molti ad aver afferrato la condanna espressa da quel tono di voce mentre dice la guardi bene”. Guarda i tuoi pensieri di cacca, Augias.

Il ribrezzo che ho per questo trionfo della meschinità va oltre ogni descrizione. Innanzitutto, il parroco di Caivano Maurizio Patriciello va citato correttamente [vedi: http://www.avvenire.it/Commenti/Pagine/patriciello-omicidio-fortunata-caivano-parco-verde-.aspx]: “Giustizia è fatta”, grida qualcuno. Invece no. Per questi orripilanti crimini mai sarà in grado di fare giustizia”.  … “Fin dal giorno del funerale, durante l’omelia, avevo gridato: «Chi sa parli. È nostro dovere. Non rendiamoci complici del male… ». Ma anche avevo aggiunto: «Chi non sa, taccia. Non dica cose insensate. Non gettiamo inutili croci addosso a qualche innocente, povero e disoccupato,che non potrà nemmeno permettersi un avvocato…» Il parroco Patriciello invoca “La verità, non una qualche “verità”.” “In secondo luogo, un anno prima, era precipitato e morto Antonio Giglio, 4 anni, amichetto di Fortunata, per il quale gli inquirenti ora chiedono la riesumazione del corpo. Parliamo di omertà diffusa da parte degli adulti, gente che si gioca a carte i bambini… presumibilmente una enorme rete di pedofili che non puo’ che sconfinare i muri del palazzo. …Si riduce tutto ad un colpevole morto di fame? tutt’al più avrà fatto da intermediario dietro compenso, e andreottianamente parlando, probabilmente con la madre stessa di Fortunata, trasferitasi in un altra città per timore di linciaggi. Terzo appunto, il peggiore. Il silenzio che nasce dalla diffidenza nei confronti dello Stato. La consapevolezza generalizzata, la ‘normalità di questi comportamenti’. Le grida di innocenza del presunto assassino Raimondo Caputo. E il vergognoso commento di Augias in TV. Non ci  vuole niente a condizionare la mente di una bambina che sotto tutela dei servizi sociali testimonia di aver visto il mostro violentare l’amichetta sul terrazzo del palazzo, anche perché non è successo lì.

La conclusione che se ne trae è sconvolgente. Il Parco Verde era un mercato di bambini e gli acquirenti sono comodamente seduti in poltrone di lusso e, al riparo da occhi indiscreti, guardano già foto di altri bambini.

Raimondo Caputo ha smesso di dar fastidio con le sue grida di innocenza. È stato ucciso in carcere, sigillando così per sempre il suo destino di mostro.

 

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