la moneta internazionale, prima parte

Una bella sola aver scritto un commento il 20 luglio di due anni fa, ad un articolo che è poi stato rimosso! “La moneta di satana, la truffa del signoraggio bancario” attivo.tv Preannunciavo: “si finirà per forza di cose a creare una moneta alternativa locale che faciliti il baratto e ben venga anche uscire di fatto dalle restrizioni all’agricoltura locale imposte da una dissennata politica agricola europea che ha privilegiato i più produttivi (industrializzando la catena alimentare a scapito della salute dei cittadini degli stati membri)”. Ma il ragionamento fatto allora è stato risucchiato con quell’articolo o video.
Certo doveva essere interessante.

Riportare l’economia reale a misura d’uomo, piuttosto di quella globalizzata, è una misura di buon senso per riequilibrare l’offerta e domanda di lavoro (non c’è equilibrio economico che non tenda alla partecipazione generale al sistema, col contributo produttivo di ogni elemento). La moneta è una conseguenza dell’attività economica in senso classico.
Quando la moneta facilita gli scambi, ha un valore di per sé: oggi non voglio le tue mele per le mie pere, ma accetto dei pezzettini di oro perché so che è un bene che piace a tante altre persone -infatti ci si fanno perfino dei gioielli- che producono cose diverse.

Cosa succede quando tale moneta varia in quantità?
All’improvviso arriva Colombo che ci porta navi cariche di oro dalla nuova America. La gente potrebbe non apprezzare nello stesso modo quel pezzettino d’oro in cambio del proprio prodotto, perché ce ne sono talmente tanti in giro che preferisce banane o susine. Oppure la gara per acquistare il mio prodotto (la cui quantità offerta è invariata) si fa accesa e aumentano le monete offerte. Un altro effetto possibile è comprare anche cose che magari non mi servono [ciò che complessivamente incrementa il costo sull’ambiente, recentemente diventato un parametro del ‘valore’ assoluto]
Quindi, se varia solo la misura di valore di riferimento, e cioè la quantità di moneta, il suo valore intrinseco diventa inverso proporzionalmente.
Colombo ha causato – con la ricchezza, ovvero l’oro, depredata ai nativi americani- una variazione di valore della moneta presente sul mercato (spagnolo).
Curiosamente si è verificato un paradosso: questa ondata di ricchezza aggiuntiva ha determinato nel tempo un impoverimento del mercato che l’ha ricevuta, innestando un circolo vizioso.
L’aumento dei prezzi interni, depresse la domanda per le esportazioni (con i prodotti spagnoli più cari gli altri paesi compravano altrove). L’impatto non fu compensato dalla domanda interna. La massa non aveva partecipato alla distribuzione iniziale della nuova ricchezza, e il ristretto cerchio dei beneficiari non poteva sostenere l’incremento del bisogno di consumi – generalizzato – necessario. Da un lato, il  bisogno di consumo non aumenta in presenza di abbondanza, al contrario, la sensazione che ne deriva è: “comprerò domani, tanto lo trovo, e forse a prezzi migliori”, dall’altro, la percezione dell’incremento del divario tra ricchi e poveri causa un irrigidimento dei consumi della massa per la sensazione di incertezza del futuro che ne deriva (l’individuo nella massa si percepisce più povero, anche se di fatto solo in termini relativi, quindi diventa più parsimonioso e si adagia sul consumo di beni primari; ciò che causa una strozzatura del sistema).

Il ciclo economico (e la sua analisi) cambia a seconda del punto di vista assunto. Le aspettative della massa condizionano spaventosamente la sua dinamica. Allo stesso tempo, le aspettative della categoria dei capitalisti (ricchi e/o imprenditori), chiamiamoli pure decision makers, sono determinanti nel dare inizio o fine al punto critico (quello in cui cambia la polarità) del ciclo.
La produzione dei beni di ‘lusso’ (belli, di alta qualità e innovativi) è un motore potente che fornisce energia anche ad altre produzioni. Le capacità imprenditoriali abili e diffuse sono la chiave del benessere sociale d’insieme.
La struttura economica è sempre un fuso piramidale, la salute dell’economia dipende dal tipo di piramide; secondo un modello determinato dal differenziale della ricchezza distribuita tra classi e strati sociali.

Il valore viene definito dalla scarsità del bene offerto e dalla sua utilità per chi lo compra. Quanto è accessibile/disponibile un bene,  quanto mi serve e la motivazione al desiderarlo.
Il declino dell’economia spagnola, a seguito dell’introduzione degli enormi quantitativi di oro dalle Americhe, è un fenomeno che si è verificato in tante altre civilizzazioni sature di ricchezza. Sature perché l’immissione di ricchezza non era sostenuta da uno scambio equivalente e reale (che implicava la produzione di qualcosa). Il sistema degenera quando prende e non dà, secondo il rapporto di valore vigente. [questo spiega la strategia colonizzatrice di, per esempio, Germania e Cina. Creano hubs in altre realtà economiche, che funzionano con parametri diversi, per bilanciare l’eccesso di profitto delle loro esportazioni pur mantenendo il controllo di tali hubs e quindi incrementando il loro potere assoluto].

Man mano che si ingrandisce il quadro che raffigura il mercato, si rende più complesso lo scenario degli scambi. E la moneta assume altri aspetti valoriali.
La moneta di scambio diventa riserva di valore quando entrano in gioco tempo ed altre distanze.
Oggi la tua mela non mi va e se la compro domani non è piu buona, ma se mi tengo l’oro posso invece comprarne una appena colta quando mi andrà. Non solo il consumo differito, ma anche il consumo di un bene di maggior valore, per il quale servono tanti pezzettini d’oro, monete, come comprare un cavallo o magari una casa.
Voglio comprare una carrozza costruita a Napoli. Porto in viaggio con me un quintale di mele o un sacchetto di monete? Vado a fare affari con il commerciante arabo, mi porto dei maiali o preferirà l’oro come la cupola della sua moschea?
La moneta di scambio diventa oggetto di un servizio.
Vorrei creare un prodotto nuovo, mi servono degli utensili, la materia prima, il lavoro di qualche persona, il tempo di produrlo, sperando che nessuno si ammali o qualcosa si rompa, e prevedendo anche la ricompensa per chi mi anticiperà i pezzettini d’oro fino a quando potrò restituirglieli con quanto ricaverò dalla vendita dei nuovi beni che voglio creare. È un bel rischio che mi prendo ma sono fiducioso che ad un sacco di gente piacerà il mio prodotto.
E si sbaglia pure. Ma nel quadro generale, la più ampia varietà di beni prodotti si presume – in base alla natura umana – che venga accolta favorevolmente nel ‘mercato’, con probabilità di successo maggiori di quelle di fallimento.
La moneta è diventata così anche oggetto di un servizio. Colui che ha tanti pezzettini d’oro ma poche idee in testa, li presta all’imprenditore in cambio di un compenso, una rendita progressiva (interessi) e/o successiva. Le combinazioni sono tante a seconda dell’accordo che si raggiunge sul mercato in cui si scambia la moneta per una promessa futura di guadagno (un bene oggi astratto ma che nel tempo diventa concreto.) Quanto crediamo che l’idea sia buona e abbia successo determina quanto mi costa convincere il riccone a prestarmi i suoi soldi.

Ma nella storia dell’umanità, la moneta ha assunto tanti altri aspetti valoriali, il più importante dei quali è la sua legittimità.

 

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