Violenza contro le donne. Tutte

Circolano in rete in questi giorni due casi pietosi. Quelli che piacciono tanto a menti contorte e ritorte.
L’argomento sempre lo stesso: il sesso.
Tutti lo fanno, ma a seconda di chi viene preso di mira, cambia di peso e significato.
Quando poi c’è l’intrigo di mezzo diventa argomento da bar. E li si sa, ognuno ci mette del suo.
L’itaglietta più becera la conosciamo tutti.
Quand’anche non si batta il petto in chiesa, in piazza sfodera tutta l’ipocrisia di chi si arrampica sugli altri, parlandone nel peggior modo possibile; ma riservandosi nel privato gli eccessi più nefandi.
Oppure limita ogni curiosità sessuale per timore di essere giudicato male perfino nel proprio letto.

Come se esistesse un codice, forse non esplicito, ma solido come un’impalcatura cattolica, guardinga e punitiva, costruita per contenere la vita sociale.
Il peccato si sa rende, ci hanno costruito la Basilica di San Pietro con la vendita delle indulgenze e si sono afferrati gli intestini nella lotta per il potere.
Ancora oggi, tra tanta miseria spirituale, lo si trova sempre un pubblico sensibile alle condanne di un parroco qualsiasi. Figuriamoci poi se è di un paesino del profondo sud.
Non ci hanno forse instillato nella mente l’idea di essere nati sotto il segno di un peccato originale? che non è una costellazione dei nostri cieli, piuttosto la formazione alla predisposizione psicologica di doverci far perdonare di esistere! magari accettando docilmente anche un altro macigno, quell’eredità di un debito pubblico mastodontico….
E a pensarci bene, tale peccato originale non era forse stato commesso da due che avevano voglia di mangiare una mela? eufemismo per sesso se non sbaglio!
Ma allora tutto torna! l’essenza della religione incolpa la donna, Eva, di indurre al peccato il povero Adamo, causando l’ira di Dio e la loro cacciata dal paradiso, provocando così anche tutte le sofferenze terrene dei loro discendenti…
Siamo noi le vere colpevoli, e fin da prima di nascere. Questo ci dice la bibbia, raccolta piena di porcherie allucinanti accumulatesi in secoli di soprusi. Mi sa che gli darò fuoco.

Cosi, per venire ai nostri giorni, si denuncia una violenza continuata e aggravata perché perpetrata da un branco di senzanima e per la giovanissima età della ragazzina, priva perfino di punti di riferimento valoriale, sani e solidi, nei propri genitori.
Ci pensa il pretaccio a risolvere tutto: “se l’è cercata, era una ragazza movimentata”. Mi vengono in mente tutti gli insulti possibili da scaraventare a sto scarafaggio parassita. Attribuire ad una ragazzina appena adolescente, la colpa di essere stata manipolata e usata. A tredici anni si è talmente indifese, e in fondo anche da adulte la musica non cambia. Forse avrà perfino detto che gli stupratori erano bravi ragazzi irretiti da sta strega e non perderà occasione di inchinarsi davanti le loro case alla prossima processione.

Ho maturato un’illuminato ribrezzo della religione, qualsiasi essa sia. 
Ma volentieri fonderei una nuova ideologia di vita. 
Perché dunque -sforzandosi di essere intellettualmente onesti- si deve prendere atto dell’abisso oscuro in cui le idee naturali sono sprofondate. Ovunque si sia nel mondo. E quei cattolici italiani, che si sentono tanto superiori e vicini a Dio, superano ogni estremismo del fondamentalismo islamico o di certi riti tribali. Almeno quelli hanno l’onestà di mostrarsi come sono veramente. Sai in che covo di serpi sei capitata.
Da noi la schiavitù è più subdola. Più incisiva.
Ci si crede libere, ma lo siamo meno che mai. Nessuno ha mai abbattuto il muro di un potere maschilista compatto ed organizzato. Perché chi avrebbe pieno diritto di farlo -noi donne- viene castrato alla nascita, vestito di rosa,invece di imbracciare un fucile ci appiopppano una bambola. E come se non bastasse si inventano pure la giornata della fertilità.

Una bella ragazza ferita da un tradimento, è facile che reagisca con una ritorsione. Quello è l’unico ‘potere-non potere’ che ha. Proprio perché esiste questa impostazione di fondo, tu donna sei un oggetto di proprietà, io maschio invece faccio come cazzo mi pare, quando mi pare e tu non devi fiatare.
Quanti ne ho sentiti nel corso della mia vita parlare e agire così. Incluso un ex marito imbeccato dal padre, più ignorante di lui, ma autoeffigiatosi del luccichio di un titolo nobiliare (perduto)come se legittimasse un’autorità assoluta.
Ti tocca passare per il ricatto economico, emotivo, psicologico e materiale. Peggio ancora sui figli. Quanta miseria e che delusione constatare che l’uomo che amavi si riduce alla meschinità dei frustrati che scaricano la rabbia, violentemente, sull’unica persona che gli era di supporto e che pensava di condividere un progetto di vita insieme. Più la visione culturale diverge, più lo scontro si fa duro.

Ma la vera natura di un essere umano è in conflitto con questa cultura asfissiante.
Credo fermamente che la condizione umana sia quella dello stato di libertà. Liberi anche di dedicarsi esclusivamente ad una persona, ma per scelta, non per imposizione.
E quando è per scelta significa che entrambe le parti hanno l’opportunità di dare il meglio di sé, affrontando la sfida quotidiana dello stare insieme scoprendo o creando il modo di gioire della compagnia reciproca.
Nessun essere umano può accettare una condizione di subordinazione, o squilibrio di intenti, spontaneamente. Nascono così i compromessi. Oppure la ribellione. Avere organi riproduttivi di un tipo piuttosto che di un altro non mette al riparo da reazioni deleterie come quella di una vendetta: un attacco contro quella prigione invisibile: “Posso farti anche io del male, e proprio laddove per te è imperativo che io non possa toccarti: nella tua presunzione di possesso, che essendo stata predatoria, a senso unico, era perciò sleale e dolorosa.”
Non sempre si riesce a frenare quell’impulso, specie dopo averlo soffocato troppe volte. Arriva sempre quella goccia che fa traboccare il vaso quando una relazione non è due vasi comunicanti. E quando arriva è la fine.

Passato l’uragano si è smarriti, e l’aver ripagato con la stessa moneta lascia l’amaro in bocca. Tutte le azioni dominate dalla rabbia sono sempre anche autodistruttive. Perché un rapporto non è solo possesso sessuale, a meno che non sia tra bestie di passaggio.
Ecco quindi che ci sono tanti possibile scenari per la ‘fine’ di un rapporto. A seconda delle persone che lo formavano, e delle differenze tra le stesse.
Più era forte questa componente culturale affetta da machismo, più finisce male, nella violenza.

E in Italia -ma non solo- c’è una cultura ben peggiore, la violenza contro le donne é organizzata metodicamente.
Come ha appena dimostrato il caso di Tiziana. Bellissima. Inconsapevole – come quasi tutti noi – dell’orrore della criminalità che governa la nostra società.
Esiste una macchina del massacro organizzata, con gente retribuita per insultare ed infangare, con i tuoi migliori amici che fanno finta di volerti aiutare o preoccuparsi per te e invece ti attirano in trappole, mentre tutti gli altri ti evitano. E tu che ti guardi intorno sperando che esista un altra persona con la quale relazionarti, fare amicizia o quant’altro, poterti fidare. E invece no, anche le persone più insospettabili sono al soldo dei criminali e sono lì per costruire il caso di una che viene degradata al nulla assoluto. Ed è facile che avvenga per un donna – già parte debole di una società dove il soffitto di cristallo è in realtà un macigno tombale – non resta che la sua valenza sessuale. E non la puo’ nemmeno decidere lei stessa, è chi la vuole usare o chi se ne sente rifiutato a determinarla. Soprattutto oggi che col mezzo cibernetico puoi sconfinare oltre la maldicenza del paesino. E magari nemmeno quello è riuscito a piegarti. Arriva il foulard, mezzo ignobile per simulare un suicidio.

Non esistono donne perbene e donne di malaffare. Esistono donne. Ho letto i commenti sui social media di queste vicende orripilanti. Quanto lontane siamo dalla libertà. Quanto siamo tutti ostaggi di un branco di criminali travestiti da obelischi sociali di moralità. Non ho letto i nomi di quei maledetti che l’hanno incastrata in quella trappola infame. Ma mi è arrivato il messaggetto: non usciranno. E se quei nomi non escono significa solo una cosa, era una trappola fin dall’inizio.

Donne, smettetela di fare figli. Non vale la pena. Finché perdura questa condizione di schiavitú degradante meglio agire con buon senso che reagire spropositatamente. Resteranno solo loro, i principi del crimine, teste di ca@@o narcisisti, a sbranarsi l’uno contro l’altro.

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