Bronzi di Riace a Milano per l’Expo!

Come non sentirsi affranti dopo aver appreso che il Presidente del Consiglio Matteo Renzi ha rigettato la proposta di spostare i Bronzi di Riace da Reggio Calabria a Milano per l’esposizione universale perche’ per lui ”non ha senso”? Lo vedi come un bamboccio incolto e cosi’ limitato da non riuscire a sintonizzarsi con le energie migliori di promozione dell’immagine Italia, primo requisito per uscire dal pantano economico in cui stiamo affondando da anni. Bisogna che qualcuno glielo spieghi dolcemente a Matteuccio o sarebbe meglio che se ne vada a casa al piu’ presto.

L’Expo internazionale e’ un’evento molto particolare, l’apotesi del mercato, l’Olimpiade degli scambi economici, l’agora’ del pensiero industriale.  La sfida e’ che diventi memorabile. Per realizzare questo scopo e’ necessario che l’impatto sia concentrato. L’Expo non e’ un congresso durante il quale i delegati ne approfittano per fare il giro turistico della citta’, come puo’ aver interpretato chi ha auspicato che generasse visite anche in altre regioni italiane alla ricerca di chissa’ quale museo nelle cui segrete vengono superprotette le opere artistiche locali per eccellenza perche’ tanto mancano i fondi per pagare i custodi. Al massimo i visitatori si concederanno un week end lampo per godersi un’avventura galante improvvisata, ed e’ quindi giusto offrire anche questo tipo di servizi. Ma sull’arte no, non ce li vedo gli affaristi internazionali che a dispetto del jet lag corrono a vedere i Bronzi di Riace a Reggio o l’Ebe di Canova a Forli o la Venere del Botticelli a Firenze. 

Quello che vedo chiaramente glielo spiegai all’allora direttore generale dei Musei Vaticani Monsignor Paolo Nicolini a Natale 2010. Un mio amico d’infanzia, Conte Paolo Sagretti, ingegnere a capo della Floreria Apostolica del Governatorato – il complesso di organismi che esercita il potere esecutivo nello Stato Citta del Vaticano – aveva organizzato per me un incontro con Monsignor Nicolini per discutere di certe questioni personali. Durante la nostra conversazione Monsignore mi espresse incidentalmente la sua preoccupazione per tutte le opere d’arte che giacevano nei depositi vaticani, praticamente da secoli, e che avevano bisogno di restauro ma che non era in grado di finanziare. Gli proposi di rianimarle. Cedendo un’opera in comodato d’uso per un certo periodo di tempo ad un qualche CEO di societa’ importanti, affinche’ le esponesse a proprio vanto, in cambio delle spese di restauro. Tali opere avrebbero viaggiato – interessando anche una societa’ del gruppo Assicurazioni Generali per il loro delicatissimo trasporto – in ogni parte del mondo, e in particolare negli USA dove esisteva gia’ un network di benefattori delle arti del Vaticano. L’idea era che tale esibizione sarebbe stata un motivo di grande prestigio che avrebbe portato con se’ tanta pubblicita’ da sfruttare poi successivamente al rientro, con la sistemazione in nuovi musei adeguati, o con altri viaggi-prestito per raccogliere altri fondi. Significava innestare un circolo virtuoso per far rivivere opere d’arte di valore inestimabile, ma allo stesso tempo nullo, se fossero rimaste sepolte nei depositi. L’operazione prese il via in pochi mesi con la costituzione dell’associazione Patrons of the Arts in the Vatican Museums e mi risulta abbia un andamento piu’ che positivo. 

La proposta attuale di Sgarbi di portare le opere di eccellenza dell’arte italiana in sede Expo mi sembra che segua la stessa logica. Le opera d’arte verrebbero prestate contro una retribuzione per i musei di provenienza, e possiamo auspicare che abbiano gli stessi effetti, sia promozionale che di conseguente finanziamento di altre attivita’ di promozione una volta rientrate alla base. La loro collocazione temporanea in una vetrina sensazionale come l’Expo Universale di Milano, che dedica particolare attenzione al coinvolgimento dei visitatori al tema dell’alimentazione, consentira’ di coprire anche l’aspetto spirituale dell’alimentazione, non solo cibo da gustare dunque, ma tanta meravigliosa arte. 

E’ un’iniziativa da incoraggiare e sostenere con un concerto collaborativo che deve superare qualsiasi perplessita’ e gelosia campanilistica o difficolta’ materiale. Piu’ l’impatto sul visitatore sara’ forte, piu’ creera’ un substrato emozionale a fondamenta di un legame profondo con l’Italia. Sara’ spontaneo volerla conoscere meglio in seguito. Soprattutto se le opere originali venissero presentate in un contesto audiovisivo che esalti le bellezze della terra dalla quale arrivano e siano corredate da organizzatissimi servizi turistici pronti a raccogliere l’entusiasmo e fissarlo in prenotazioni per il futuro. 

Nel grande dibattito che la questione dei Bronzi di Riace in trasferta a Milano ha generato, sono emerse anche idee che sono comunque degne di considerazione. Senza perdere di vista ora lo scopo ‘nucleo’ dell’Expo, e quindi concentrandosi su di esso, nulla vieta in futuro di organizzare una nuova grande manifestazione internazionale il cui tema principale siano le arti nel mondo. L’Italia, con il suo immenso patrimonio artistico, e’ il cuore pulsante del mondo dell’arte, e allora ben venga la proposta dell’ex direttore della Normale di Pisa Salvatore Settis: un corso di formazione sul patrimonio diffuso italiano. Una sorta di viaggio d’arte che, soprattutto in epoca illuminista, era indispensabile corredo alla formazione di europei di un certo rango ed educazione.

E  perche’ non rilanciare quella moda immaginando la creazione di un Festival mondiale delle Arti e Artigianato?  Pittura, disegno, scultura,  ceramica, letteratura (prosa e poesia) musica, teatro, danza, cinema d’autore, fotografia, architettura, alta moda, costumi di scena, composizioni floreali, arte orafa e gioielleria, arte del cesellare, e perche’ no’ anche l’arte culinaria e del vino. Che l’Italia sia l’ispiratrice e la guida di una nuova rivoluzione ideologica, una moderna filosofia umanistica ed illuminata che ci traghetti fuori dalla melma dell’attuale crisi globale per far si che, invece di partorire guerre e miseria, sia la genesi di un nuovo risorgimento dell’umanita’. 

E se per Renzi questa semplice proposta continuera’ a non avere senso, forse si trova di fronte all’aporìa della sua esperienza di governo. Sperando che i suoi colleghi politici, che covano l’orrenda convinzione ‘con la cultura non si mangia’, aprino le loro menti lasciando spazio alle iniziative di intenditori raffinati della bellezza artistica… perfino a quello scorbutico parolacciaio di Sgarbi.

 

 

 

una nuova strada

Tutte le volte che nella vita siamo risucchiati in situazioni che non dominiamo appare in tutta la sua forza l’energia che governa il cosmo intero. Siamo come tanti colori che vengono continuamente rimescolati in un caleidoscopio, alcuni hanno toni piu’ accesi, altri vibrazioni piu’ durature.

Non e’ sempre possibile, e certamente non necessario, comprendere lo schema superiore ma, se svuotiamo la nostra mente, appaira’ in tutta la sua chiarezza. Un luce piena di sfumature e con diversa temperatura. Poi gli attribuiamo un’interpretazione razionale che ci spiega la forza umana nelle sue espressioni e gradazioni, chi vince e chi perde, chi sa trasformare una vittoria in una sconfitta e viceversa.

Molto si gioca su quella interpretazione. Questo spiega facilmente il bisogno di controllare l’informazione e meglio ancora la smania di manipolarla. Creare informazione ha un enorme potere in se’. La conoscenza sviluppa altra conoscenza, la disinformazione confonde e rende schiavi. L’indipendenza di pensiero rende liberi e potenzialmente pericolosi. Ma ti da delle carte da giocare sul tavolo della resistenza del sistema a mantenere lo statu quo.

La scuola deve saper formare un individuo capace di pensare autonomamente, a dibattere sulle proprie argomentazioni con la sicurezza di chi le ha sviscerate a fondo e confrontate con altre visioni. Hanno una tale fortuna gli studenti di oggi ad avere google che consente loro di soddisfare qualsiasi curiosita’ senza consultare i pesanti e statici volumoni di un’enciclopedia. Una scuola che non sia mai dissociata dal mettere in pratica quel pensiero, in un ‘fare’ costruttivo e manuale! Le abilita’ creative rafforzano piu’ di ogni cosa la propria autostima e favoriscono lo sviluppo della concentrazione e la disciplina interiore. Non voglio piu’ vedere un presidente del consiglio che e’ al tavolo di confronto con i rappresentanti della seconda forza del paese e giocherella col telefonino durante la discussione per poi fare la sua entrata cool e balbuziente di chiacchiere vuote. Non e’ Parlamento quello, e’ chiacchiere da bar tra persone istruite ma che non usano il cervello per arrivare a soluzioni concrete, si fermano ai voli pindarici delle speculazioni mentali e della propria ‘importanza’ di posizione sociale mai di sostanza e contenuti. La politica ridotta a miniserie televisiva e’ un insulto alla sfida ciclopica che abbiamo davanti. Le migliori decisioni si prendono ascoltando efficacemente, soprattutto le opinioni molto diverse dalle nostre, e traducendo in azione quegli stimoli. Deve essere implementato un nuovo modello sociale, e non posso non ispirarmi al modello socio-economico del fascismo. Aveva funzionato in modo strepitoso. Col vantaggio che oggi, fatta quella esperienza, possiamo limare gli errori liberticidi del passato. Non l’anarchia che la reazione ha generato. La liberta’ va comunque incanalata, strutturata affinche’ sia creativa e non distruttiva.  Ma che nessuno mai si senta minacciato o disdegni la libera manistazione del pensiero in un confronto autentico. Tema in discussione e punti di vista da ponderare. Sintesi: un passo avanti concreto. Questa e’ leadership. Saper cogliere l’essenza di una questione e avere la capacita’ di materializzare il risultato proposto dalla sintesi dell’intelletto collettivo. 

E che Dio voglia, superiamo questa mentalita’ soffocante che attribuisce ruoli sociali ai generi e transgeneri, piuttosto che alle migliori predisposizioni di ciascun individuo. Nulla e’ piu’ deleterio e distruttivo di un credo culturale dogmatico che si ripete all’infinito. Solo sfidando la mente, svuotandola di tutte quelle sovrastrutture mentali che formano i pregiudizi, si puo’ mettere alla prova la validita’ del nostro bagaglio di convinzioni, per arrivare a sciogliere le catene della paura e del sospetto che frenano il progresso e conquistare lo stato di felicita’ naturale in cui saremo finalmente capaci di vedere la ‘luce’.

Torna a casa Kyenge.

E’ urgente sottoscrivere una petizione popolare per chiedere le dimissioni della Ministra Kyenge per sfiducia verso la sua linea politica che, imponendo logiche sovranazionali, distorce le fondamenta stesse della Costituzione Italiana per la quale, ex l’Art.67, ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione.

Lei eletta col PD rappresenta con orgoglio anche la sua nazionalita’ congolese, e francamente mi sembra un’imposizione dall’alto questa smania di integrazione come se fosse un diritto assoluto tanto da istituire un Ministero!
La nostra Costituzione parla di diritto all’eguaglianza riferendosi espressamente ai CITTADINI, e lo intende come diritto alla non discriminazione, prefiggendosi il compito programmatico di rimuovere gli ostacoli che limitano l’eguaglianza sostanziale. Come dire: e’ un dato di fatto che esista la disuguaglianza, cerchiamo di sradicarla attraverso l’affermazione del diritto a non essere discriminati. Cosa che tra l’altro, quando si tratta di genere femminile, siamo ancora anni luce lontani dal realizzare, essendo le donne ridicolmente sottorappresentate nello stesso sistema politico e dirigenziale a 65 anni dalla Costituzione.
La realta’ contemporanea pero’ e’ diversa. Oggi, si parla di Ministero dell’Integrazione per affrontare le tematiche che riguardano gli immigrati, clandestini o meno, e la loro integrazione con la comunita’ di italiani preesistente al loro arrivo. Perche’ esiste un diritto anche per loro, non cittadini, alla non discriminazione o uno piu’ forte dell’integrazione?

Su cosa poggia costituzionalmente questa visione rivoluzionaria? Una situazione di fatto impone l’acquisizione di diritti tra cui quello di partecipare con pari dignita’ alla societa’ partendo dai bambini per poi trascinarci ovviamente dentro anche i genitori e i nonni magari, perfino quelli che poi se ne tornano a vivere al paese di origine.

Sembra quasi una campagna di invasione ed annacquamento dell’identita’ nazionale.

Chi ha interesse ad integrare gli immigrati fino agli ambiti in cui si decide la societa’ italiana futura?
Perche’ l’obiettivo di semplificare ai minimi termini le regole della naturalizzazione perche’ cosi’ si fa in altri Paesi Europei? tra l’altro, quale legittimazione democratica hanno le istituzioni europee attualmente?

Evidentemente esiste una volonta’ superiore che vuole il popolo europeo mischiato velocemente con altre razze, ma per quale risultato?

Come mai molti clandestini vengono introdotti (come la Kyenge per esempio* ) dagli appartenenti alla Chiesa cattolica sparsa nel mondo? (ricordo la badante di un’amica, una ragazzina sudamericana, mi disse che per un anno la suora aveva tanto insistito perche’ lei partisse per l’Italia, si sarebbero occupate loro di sistemarla a lavorare) …. ahi, ora mi ritrovo classificata come sovversiva in quanto essere pensante che riflette sui cambiamenti radicali che stanno accadendo nei nostri giorni!

Quali sono i principi ispiratori della politica di integrazione? quali sono gli obiettivi? sono supportati dalla volonta’ del popolo che il Parlamento e a maggior ragione il Governo che dipende dalla sua fiducia rappresentano?
A parte il lancio di banane e gli epiteti goliardici cosa viene offerto al tavolo del dibattito pubblico?
Oltre a  gironzolare per manifestazioni, cosa sta presentando e approvando il Governo dove la Kyenge ha addirittura il ruolo di Ministra dell’Integrazione?

Il presidente dell’Istituto italiano Fernando Santi, Luciano Luciani, che, come afferma, negli ultimi anni ha sviluppato attraverso un lavoro continuo e attento relativamente alle problematiche delle politiche migratorie, si e’ compiaciuto per l’elezione di Cècile Kyenge Kashetu,  presidente del comitato scientifico dell’istituto. A suo avviso, la sua nomina e quella del marocchino Khalid Chaouki, “faciliteranno da un canto una tempestiva legge che assicurerà il diritto, ai giovani nati in Italia e a quelli formatisi in ambienti scolastici italiani, di conseguire la cittadinanza in Italia e dall’altro di pervenire a una nuova ponderata legge di riforma della cittadinanza italiana che ridimensioni il diritto di sangue valorizzando il diritto di suolo.”

Ma allora non si tratta di integrazione ma di TRASFORMAZIONE.

Anche condividendo un limite all’acquisto della cittadinanza italiana per discendenza (al momento lo ius sanguini non ha limiti temporali ne sostanziali) e vedendo con favore anche il riconoscimento della cittadinanza ai bambini nati e cresciuti in Italia, resto dell’idea che la cittadinanza sia un fatto molto importante nella vita di una persona e a maggior ragione del tessuto sociale di accoglienza e va preparato con una specifica educazione civica prima che chiunque acceda al diritto di voto.

Occorre percio’ ragionare attentamente su quale tipo di societa’ vogliamo creare, specie considerando le conseguenze delle spinte migratorie, sconosciute in passato per entita’ ed intensita’, di una globalizzazione rapidissima. Inevitabilmente hanno un impatto forte su qualsiasi organismo sociale le subisca.

Per la Kyenge la cittadinanza e’ una questione di rapporti presenti, di interazione con le diverse realta’ culturali che sono presenti sul suolo italiano, che ha anche una sua ragione nobile, ma cio’ che preoccupa e’ la velocita’ di assimilazione di queste realta’ diverse e le relativeconseguenze antropologiche e psicosociologiche. L’identita’ organica e’ armonia, e’ chiare aspettative sul comportamento altrui, e’ serenita’ di comprensione reciproca. La diversita’ e’ una ricchezza quando da quell’impulso di novita’, quando accende la curiosita’ creativa, quando rallegra la quotidianeita’ apportando qualita’ positive, non quando opprime, non quando crea invidie, non quando genera frustrazioni ed isolamento da ghetto etnico culturale. E una trasformazione troppo rapida  inevitabilmente causa frizioni e conflitti.

Ignorare queste difficolta’ di aggiustamento del sistema sociale ad un’evoluzione troppo rapida ed intensa e’ un crimine politico. Sbagliare presupposti e accordare poi anche il diritto di voto creera’ ancora piu’ danni nel prossimo futuro.

Quindi si all’accoglienza sostenibile, ma soprattutto si all’attenzione per le fasce sociali di cittadini residenti svantaggiati, si alla introduzione di percorsi chiari per ‘guidare’ culturalmente i nuovi arrivati, inclusi quei bambini che non hanno chiesto di nascere in Italia certo, ma che nascono e crescono in un nucleo familiare sensibilmente diverso rispetto agli italiani residenti, non facciamo finta di non renderci conto che esiste anche quell’aspetto. Se mio padre mi vuole infibulare in Italia che limiti chiari e netti dovra’ trovare e capire? Queste sono le vere politiche dell’integrazione, non aprire la porta alla caciara totale compresa quella della possibile valanga di nuovi clandestini una volta diventato  legalmente irrilevante l’ingresso.

Non lasciamoci intimorire dalla possibile condanna delle espressioni naive e spesso ignoranti e spicce, come i facili sfoghi o allusioni razziste. Non sono solo stereotipi creati ad arte, per imporre ossessivamente la repressione di ogni resistenza a questo radicale cambiamento. Sono anche segnali di malessere, perche’ a guardar bene il cambiamento sociale ha proporzioni ben superiori a quelle tollerabili e le motivazioni a consentirlo non sono sempre disponibili alla conoscenza dell’opinione pubblica.

Resta fermo un fatto imprescindibile: qualsiasi societa’ al mondo si protegge da influenze esterne, da sempre, quando responsabilmente si valutano i pro e i contro di qualsiasi apertura, perche’ l’insieme delle necessita’ dei cittadini residenti e’ una questione di natura che prescinde dai cavalli di Troia, in quanto legata alla sopravvivenza stessa di quella societa’ e pertanto va salvaguardata come priorita’ in accordo ad un diritto universale.

 

* da http://it.wikipedia.org/wiki/Cécile_Kyenge “Grazie all’interessamento di un vescovo, ottiene una delle tre borse di studio messe a disposizione degli studenti congolesi per frequentare medicina all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. Kyenge arriva in Italia nel 983,[5] ma per un disguido è costretta ad aspettare un anno per iscriversi all’università. Non avendo la borsa di studio, giunge in Italia in maniera illegale ed è in seguito regolarizzata grazie all’intervento di una associazione cattolica.[6] Si stabilisce provvisoriamente in un collegio di missionarie laiche a Modena, dove studia la lingua italiana e si prepara all’esame di iscrizione, lavorando nel frattempo come badante per mantenersi.[4]

riflessione sull’articolo di Flavia Perina sul Fatto Quotidiano pubblicato il 17.06.13

Flavia sei molto condivisibile nella tua saggezza osservatrice. Aggiungerei qualcosa alla tua riflessione. La rapida estinzione dei partiti italiani come strutture di elaborazione e di azione politica organizzata e’ un fatto che si cerca in qualche modo di imputare a Grillo per cercare di arginare gli effetti del suo metodo innovativo: la partecipazione in rete dell’elettorato. Quello che prima si faceva di persona, nei congressi, e poi non si e’ piu’ fatto, un po’ per evitare colpi di mano numerici, un po’ per mancanza di sostanza ideologica, stava nascendo con questo potente strumento di comunicazione. Tale metodo non e’ un fallimento politico, e’ un boicottaggio. Mi era stato predetto da un candidato M5S che, appena eletti, almeno il 30% dei grillini avrebbe fatto il salto della quaglia, cosa scontata visto il metodo di elezione locale che permette anche a coloro in mala fede di essere parte di una iniziativa civile con motivazioni sane. Ma resta comunque la volonta’ di molti italiani di partecipare ad una politica incancrenita solo dagli interessi di parte, che trovano pero’ accordi a tavolino al vertice, lasciando fuori gli interessi della Nazione. Non a caso si tende ad una societa’ in cui l’identita’ nazionale sia sempre piu’ dissolta nel ‘meticciato’ sia culturale che etnico. E’ il primo obiettivo proprio di chi vuole operare una netta distinzione tra élite e massa affinché la prima possa sfruttare indefinitivamente e con i mezzi piu’ aberranti la gente ‘ordinaria’ (non da ultimo la degenerazione biologica e l’invenzione di un genere transumano, realta’ molto poco conosciuta ma prontamente disponibile a chi voglia fare qualche ricerca su internet). Le ‘larghe  intese’ non sono altro che la riprova di questa spartizione della torta tra i componenti dell’élite, alla quale si accede solo per cooptazione grazie ad una legge elettorale che ha consolidato e ‘legittimato’ questa forma di supremazia. Potrei aver condiviso anche l’oligarchia di una classe dirigente ‘superiore’ per preparazione, capacita’ ed abilita’, come sarebbe logico fare se volessimo applicare il criterio del merito. Ma e’ proprio sugli effetti collaterali distorsivi dell’interpretazione di tale merito (e cioe’ il sentirsi destinati a privilegi in quanto ‘esseri superiori’ da cui deriva l’assoluto abbandono di un senso di misura ‘morale’ di tale appropriazione di privilegi) che rinasce la necessita’ di redistribuire la ricchezza dell’intera comunità sociale di appartenenza (che non possiamo piu’ definire Nazione, ex art.67 Cost) in  termini piu’ equi. Cosa che presupporrebbe pero’ una improbabile rivolta dei Plebei. Improbabile non perche’ non fortemente desiderata, ma per la castrazione a priori che la ‘guerra al terrorismo’, nutrita con il controllo totale sull’informazione, consente di stroncare sul nascere. Chi non puo’ essere fermato screditandone la reputazione, e’ fermato con una nuova ‘lupara bianca’: la malattia mortale procurata: cancro, ictus, infarto. O magari un comunissimo incidente stradale o altrimenti ‘casuale’. Teoria complottistica fantasiosa? gli interessi in gioco sono enormi e lo squilibrio di potere sostanziale tra élite e massa e’ inimmaginabile. E se Andreotti e’ servito a qualcosa e’ per aver detto: a pensar male spesso ci si azzecca.

The Archibald Prize at the Art Gallery of New South Wales

Finalmente sono andata a vedere il vincitore dell’Archibald Prize per il ritratto di un personaggio noto nella cultura australiana, nell’arte, letteratura, scienza, politica dipinto da un’artista residente in Australia !

Viene bandito ogni anno un concorso e tale premio e’ affiancato dal Wynnie (migliore quadro di un panorama australiano o scultura figurata), dal Sulman (murali, miglior soggetto o genere) e da altri premi: come quello conferito dai facchini che si occupano di tutte le opere che vengono sottomesse a giudizio e quello deciso dal pubblico. Poi premi di altri sponsor, tra i quali Bulgari.

Esplosione di colore e tecniche innovative di alcuni dipinti a fronte di altri di un triste e depresso sconsolante, per un contrasto davvero marcato! qualche tratto di eccelsa originalita’ e intensita’ espressiva, decisamente stimolante dal punto di vista creativo per tanta gente che non si e’ limitata a cercare l’amico ritratto o il personaggio famoso a caccia di conferme di popolarita’.

La quarantenne vincitrice di quest’anno, Del Kathryn Barton, ha ritratto l’attore Hugo Weaving, assicurandosi la seconda vittoria (2007) dopo anche numerose nomination come finalista negli anni precedenti. Ha studiato ed insegnato all’Universita’ del New South Wales. Stile vibrante, e aggiungerei stravagante, racchiude la tendenza contemporanea del design e illustrazione australiana nell’expertise tecnica, di una solidissima preparazione del disegno e grafica. Diventata famosa come artista ‘porno’ per la sua costante dedizione a dettagli dell’organo sessuale femminile associato a esempi tratti dalla fauna australiana, in particolare uccelli e gli importati conigli, ha sempre rivendicato la sua visione della presenza spirituale che risiede nel mondo naturale e dell’effetto che esercita sull’esistenza psicologica e metafisica del genere umano. Diventata mamma, la sua creativita’ si e’ trasformata, affascinata dal mondo infantile preso dall’immaginazione sconfinata ed innocente che e’ allo stesso tempo portatrice di una saggezza e conoscenza profonda delle leggi della natura. Per lei come artista, la sfida e’ nel rappresentare la fluidita’ tra il reale e l’immaginario, ed e’ una bella impresa per una giovane donna che vive a Sydney, citta’ molto esposta alla natura ma pur sempre piena di tratti metropolitani .

Il bellissimo Vincent Fantauzzo di Melbourne ha ritratto la sua dolce meta’ la bionda attrice Asher Keddie vincendo il premio del pubblico. Una specie di gigantografia di un close up  dello sguardo innamorato di lei che difficilmente lascia all’astratto la sua interpretazione che pare marcata da una vocazione di fotografo delle dive.

Elegante quello di Mathew Lynn che ritrae la scrittrice Tara Moss, scelto per vincere il premio dei facchini chiamato Packing Room Prize, che devono averlo proprio amato considerata la grandezza naturale di questa bellissima e geniale autrice di best sellers del genere investigativo nonche’ conduttrice di programmi televisivi.

Mi e’ piaciuto molto quello di Sally Ryan della dottoressa Catherine Hamlin, stile tradizionalista realista perche’ non poteva ritrarla altrimenti. Questa splendida 89enne e’ un’ostetrica che dal 1959 e’ in Etiopia con il marito, dove ha fondato il Addis Ababa Fistula Hospital per occuparsi di complicazioni da parto. Ancora oggi e’ attivissima ed opera ogni giovedi mattina!

Imants Tillers si e’ aggiudicato per il secondo anno consecutivo il Wynne Prize con un omaggio al pittore aborigeno Albert ‘Namatjira’ leggendario acquarellista del Centro Australia i cui dipinti avevano un effetto taumaturgico per guarire dalla violenza dell’anima del popolo aborigeno e sono stati precursori del movimento artistico Papunya Tula che emerse all’inizio degli anni 70 e che favori’ la fioritura dell’arte contemporanea nelle sue numerosissime forme attuali.

Victoria Reichelt ha vinto il Sulman Prize con un quadro “After (books)” che non saprei come definire, un daino in una stanza piena di libri  che serve a far riflettere sulla trasformazione degli spazi delle biblioteche  mentre si adattano alle nuove tecnologie, cosi’ come gli animali vagano nella foresta, noi ci ritroveremo spersi come loro in una biblioteca…. ok, se lo dice lei!

Quest’anno si e’ tenuto per la prima volta un nuovo premio: il Young Archie per la categoria degli artisti in eta’ scolastica, una fantastica novita’ di cui si sentiva il bisogno e la pressione da tempo. Le categorie sono 5-8 anni, vinta da Liam Williamson 7 anni per il ritratto del papa’ Marty sul divano. Quella dei 9-12anni, vinta da Archibald Hyles, 10,di suo papa’ Richard, poi i 13-15 anni vinta da Max Fontaine, 13,  della sorellina e infine per i 16-18, Angela Yang, 17, ha ritratto il vicino di casa Frank.

Ma la parte piu’ divertente e’ adesso andare a vedere il Salon des refusés, dedicato alle opere degli artisti che non sono riusciti a passare la selezione dell’Archibald Prize. Dal 1992 esiste una seconda galleria, la S.H. Ervin Gallery, proprio per l’esposizione di questi quadri spesso di altissima qualita’.

E’ un avvenimento mondano di grande richiamo, qui in Australia, l’arte non conosce certamente un apprezzamento come quello europeo, ma viene sicuramente molto strombazzata pur di farla attecchire nella cultura dell’australiano moderno… tanta destrezza grafica e voglia di trasgressione, ma non si puo’ pensare una profondita’ che sola puo’ entrare nell’anima degli artisti che in Italia trovano un pezzo meraviglioso ad ogni passo. Uno dei premi e’ proprio quello di andare a fare il Gran Tour per scoprire le bellezze dell’arte passata in Europa… ma saranno sempre stili molto diversi!