Violenza contro le donne. Tutte

Circolano in rete in questi giorni due casi pietosi. Quelli che piacciono tanto a menti contorte e ritorte.
L’argomento sempre lo stesso: il sesso.
Tutti lo fanno, ma a seconda di chi viene preso di mira, cambia di peso e significato.
Quando poi c’è l’intrigo di mezzo diventa argomento da bar. E li si sa, ognuno ci mette del suo.
L’itaglietta più becera la conosciamo tutti.
Quand’anche non si batta il petto in chiesa, in piazza sfodera tutta l’ipocrisia di chi si arrampica sugli altri, parlandone nel peggior modo possibile; ma riservandosi nel privato gli eccessi più nefandi.
Oppure limita ogni curiosità sessuale per timore di essere giudicato male perfino nel proprio letto.

Come se esistesse un codice, forse non esplicito, ma solido come un’impalcatura cattolica, guardinga e punitiva, costruita per contenere la vita sociale.
Il peccato si sa rende, ci hanno costruito la Basilica di San Pietro con la vendita delle indulgenze e si sono afferrati gli intestini nella lotta per il potere.
Ancora oggi, tra tanta miseria spirituale, lo si trova sempre un pubblico sensibile alle condanne di un parroco qualsiasi. Figuriamoci poi se è di un paesino del profondo sud.
Non ci hanno forse instillato nella mente l’idea di essere nati sotto il segno di un peccato originale? che non è una costellazione dei nostri cieli, piuttosto la formazione alla predisposizione psicologica di doverci far perdonare di esistere! magari accettando docilmente anche un altro macigno, quell’eredità di un debito pubblico mastodontico….
E a pensarci bene, tale peccato originale non era forse stato commesso da due che avevano voglia di mangiare una mela? eufemismo per sesso se non sbaglio!
Ma allora tutto torna! l’essenza della religione incolpa la donna, Eva, di indurre al peccato il povero Adamo, causando l’ira di Dio e la loro cacciata dal paradiso, provocando così anche tutte le sofferenze terrene dei loro discendenti…
Siamo noi le vere colpevoli, e fin da prima di nascere. Questo ci dice la bibbia, raccolta piena di porcherie allucinanti accumulatesi in secoli di soprusi. Mi sa che gli darò fuoco.

Cosi, per venire ai nostri giorni, si denuncia una violenza continuata e aggravata perché perpetrata da un branco di senzanima e per la giovanissima età della ragazzina, priva perfino di punti di riferimento valoriale, sani e solidi, nei propri genitori.
Ci pensa il pretaccio a risolvere tutto: “se l’è cercata, era una ragazza movimentata”. Mi vengono in mente tutti gli insulti possibili da scaraventare a sto scarafaggio parassita. Attribuire ad una ragazzina appena adolescente, la colpa di essere stata manipolata e usata. A tredici anni si è talmente indifese, e in fondo anche da adulte la musica non cambia. Forse avrà perfino detto che gli stupratori erano bravi ragazzi irretiti da sta strega e non perderà occasione di inchinarsi davanti le loro case alla prossima processione.

Ho maturato un’illuminato ribrezzo della religione, qualsiasi essa sia. 
Ma volentieri fonderei una nuova ideologia di vita. 
Perché dunque -sforzandosi di essere intellettualmente onesti- si deve prendere atto dell’abisso oscuro in cui le idee naturali sono sprofondate. Ovunque si sia nel mondo. E quei cattolici italiani, che si sentono tanto superiori e vicini a Dio, superano ogni estremismo del fondamentalismo islamico o di certi riti tribali. Almeno quelli hanno l’onestà di mostrarsi come sono veramente. Sai in che covo di serpi sei capitata.
Da noi la schiavitù è più subdola. Più incisiva.
Ci si crede libere, ma lo siamo meno che mai. Nessuno ha mai abbattuto il muro di un potere maschilista compatto ed organizzato. Perché chi avrebbe pieno diritto di farlo -noi donne- viene castrato alla nascita, vestito di rosa,invece di imbracciare un fucile ci appiopppano una bambola. E come se non bastasse si inventano pure la giornata della fertilità.

Una bella ragazza ferita da un tradimento, è facile che reagisca con una ritorsione. Quello è l’unico ‘potere-non potere’ che ha. Proprio perché esiste questa impostazione di fondo, tu donna sei un oggetto di proprietà, io maschio invece faccio come cazzo mi pare, quando mi pare e tu non devi fiatare.
Quanti ne ho sentiti nel corso della mia vita parlare e agire così. Incluso un ex marito imbeccato dal padre, più ignorante di lui, ma autoeffigiatosi del luccichio di un titolo nobiliare (perduto)come se legittimasse un’autorità assoluta.
Ti tocca passare per il ricatto economico, emotivo, psicologico e materiale. Peggio ancora sui figli. Quanta miseria e che delusione constatare che l’uomo che amavi si riduce alla meschinità dei frustrati che scaricano la rabbia, violentemente, sull’unica persona che gli era di supporto e che pensava di condividere un progetto di vita insieme. Più la visione culturale diverge, più lo scontro si fa duro.

Ma la vera natura di un essere umano è in conflitto con questa cultura asfissiante.
Credo fermamente che la condizione umana sia quella dello stato di libertà. Liberi anche di dedicarsi esclusivamente ad una persona, ma per scelta, non per imposizione.
E quando è per scelta significa che entrambe le parti hanno l’opportunità di dare il meglio di sé, affrontando la sfida quotidiana dello stare insieme scoprendo o creando il modo di gioire della compagnia reciproca.
Nessun essere umano può accettare una condizione di subordinazione, o squilibrio di intenti, spontaneamente. Nascono così i compromessi. Oppure la ribellione. Avere organi riproduttivi di un tipo piuttosto che di un altro non mette al riparo da reazioni deleterie come quella di una vendetta: un attacco contro quella prigione invisibile: “Posso farti anche io del male, e proprio laddove per te è imperativo che io non possa toccarti: nella tua presunzione di possesso, che essendo stata predatoria, a senso unico, era perciò sleale e dolorosa.”
Non sempre si riesce a frenare quell’impulso, specie dopo averlo soffocato troppe volte. Arriva sempre quella goccia che fa traboccare il vaso quando una relazione non è due vasi comunicanti. E quando arriva è la fine.

Passato l’uragano si è smarriti, e l’aver ripagato con la stessa moneta lascia l’amaro in bocca. Tutte le azioni dominate dalla rabbia sono sempre anche autodistruttive. Perché un rapporto non è solo possesso sessuale, a meno che non sia tra bestie di passaggio.
Ecco quindi che ci sono tanti possibile scenari per la ‘fine’ di un rapporto. A seconda delle persone che lo formavano, e delle differenze tra le stesse.
Più era forte questa componente culturale affetta da machismo, più finisce male, nella violenza.

E in Italia -ma non solo- c’è una cultura ben peggiore, la violenza contro le donne é organizzata metodicamente.
Come ha appena dimostrato il caso di Tiziana. Bellissima. Inconsapevole – come quasi tutti noi – dell’orrore della criminalità che governa la nostra società.
Esiste una macchina del massacro organizzata, con gente retribuita per insultare ed infangare, con i tuoi migliori amici che fanno finta di volerti aiutare o preoccuparsi per te e invece ti attirano in trappole, mentre tutti gli altri ti evitano. E tu che ti guardi intorno sperando che esista un altra persona con la quale relazionarti, fare amicizia o quant’altro, poterti fidare. E invece no, anche le persone più insospettabili sono al soldo dei criminali e sono lì per costruire il caso di una che viene degradata al nulla assoluto. Ed è facile che avvenga per un donna – già parte debole di una società dove il soffitto di cristallo è in realtà un macigno tombale – non resta che la sua valenza sessuale. E non la puo’ nemmeno decidere lei stessa, è chi la vuole usare o chi se ne sente rifiutato a determinarla. Soprattutto oggi che col mezzo cibernetico puoi sconfinare oltre la maldicenza del paesino. E magari nemmeno quello è riuscito a piegarti. Arriva il foulard, mezzo ignobile per simulare un suicidio.

Non esistono donne perbene e donne di malaffare. Esistono donne. Ho letto i commenti sui social media di queste vicende orripilanti. Quanto lontane siamo dalla libertà. Quanto siamo tutti ostaggi di un branco di criminali travestiti da obelischi sociali di moralità. Non ho letto i nomi di quei maledetti che l’hanno incastrata in quella trappola infame. Ma mi è arrivato il messaggetto: non usciranno. E se quei nomi non escono significa solo una cosa, era una trappola fin dall’inizio.

Donne, smettetela di fare figli. Non vale la pena. Finché perdura questa condizione di schiavitú degradante meglio agire con buon senso che reagire spropositatamente. Resteranno solo loro, i principi del crimine, teste di ca@@o narcisisti, a sbranarsi l’uno contro l’altro.

la moneta internazionale, prima parte

Una bella sola aver scritto un commento il 20 luglio di due anni fa, ad un articolo che è poi stato rimosso! “La moneta di satana, la truffa del signoraggio bancario” attivo.tv Preannunciavo: “si finirà per forza di cose a creare una moneta alternativa locale che faciliti il baratto e ben venga anche uscire di fatto dalle restrizioni all’agricoltura locale imposte da una dissennata politica agricola europea che ha privilegiato i più produttivi (industrializzando la catena alimentare a scapito della salute dei cittadini degli stati membri)”. Ma il ragionamento fatto allora è stato risucchiato con quell’articolo o video.
Certo doveva essere interessante.

Riportare l’economia reale a misura d’uomo, piuttosto di quella globalizzata, è una misura di buon senso per riequilibrare l’offerta e domanda di lavoro (non c’è equilibrio economico che non tenda alla partecipazione generale al sistema, col contributo produttivo di ogni elemento). La moneta è una conseguenza dell’attività economica in senso classico.
Quando la moneta facilita gli scambi, ha un valore di per sé: oggi non voglio le tue mele per le mie pere, ma accetto dei pezzettini di oro perché so che è un bene che piace a tante altre persone -infatti ci si fanno perfino dei gioielli- che producono cose diverse.

Cosa succede quando tale moneta varia in quantità?
All’improvviso arriva Colombo che ci porta navi cariche di oro dalla nuova America. La gente potrebbe non apprezzare nello stesso modo quel pezzettino d’oro in cambio del proprio prodotto, perché ce ne sono talmente tanti in giro che preferisce banane o susine. Oppure la gara per acquistare il mio prodotto (la cui quantità offerta è invariata) si fa accesa e aumentano le monete offerte. Un altro effetto possibile è comprare anche cose che magari non mi servono [ciò che complessivamente incrementa il costo sull’ambiente, recentemente diventato un parametro del ‘valore’ assoluto]
Quindi, se varia solo la misura di valore di riferimento, e cioè la quantità di moneta, il suo valore intrinseco diventa inverso proporzionalmente.
Colombo ha causato – con la ricchezza, ovvero l’oro, depredata ai nativi americani- una variazione di valore della moneta presente sul mercato (spagnolo).
Curiosamente si è verificato un paradosso: questa ondata di ricchezza aggiuntiva ha determinato nel tempo un impoverimento del mercato che l’ha ricevuta, innestando un circolo vizioso.
L’aumento dei prezzi interni, depresse la domanda per le esportazioni (con i prodotti spagnoli più cari gli altri paesi compravano altrove). L’impatto non fu compensato dalla domanda interna. La massa non aveva partecipato alla distribuzione iniziale della nuova ricchezza, e il ristretto cerchio dei beneficiari non poteva sostenere l’incremento del bisogno di consumi – generalizzato – necessario. Da un lato, il  bisogno di consumo non aumenta in presenza di abbondanza, al contrario, la sensazione che ne deriva è: “comprerò domani, tanto lo trovo, e forse a prezzi migliori”, dall’altro, la percezione dell’incremento del divario tra ricchi e poveri causa un irrigidimento dei consumi della massa per la sensazione di incertezza del futuro che ne deriva (l’individuo nella massa si percepisce più povero, anche se di fatto solo in termini relativi, quindi diventa più parsimonioso e si adagia sul consumo di beni primari; ciò che causa una strozzatura del sistema).

Il ciclo economico (e la sua analisi) cambia a seconda del punto di vista assunto. Le aspettative della massa condizionano spaventosamente la sua dinamica. Allo stesso tempo, le aspettative della categoria dei capitalisti (ricchi e/o imprenditori), chiamiamoli pure decision makers, sono determinanti nel dare inizio o fine al punto critico (quello in cui cambia la polarità) del ciclo.
La produzione dei beni di ‘lusso’ (belli, di alta qualità e innovativi) è un motore potente che fornisce energia anche ad altre produzioni. Le capacità imprenditoriali abili e diffuse sono la chiave del benessere sociale d’insieme.
La struttura economica è sempre un fuso piramidale, la salute dell’economia dipende dal tipo di piramide; secondo un modello determinato dal differenziale della ricchezza distribuita tra classi e strati sociali.

Il valore viene definito dalla scarsità del bene offerto e dalla sua utilità per chi lo compra. Quanto è accessibile/disponibile un bene,  quanto mi serve e la motivazione al desiderarlo.
Il declino dell’economia spagnola, a seguito dell’introduzione degli enormi quantitativi di oro dalle Americhe, è un fenomeno che si è verificato in tante altre civilizzazioni sature di ricchezza. Sature perché l’immissione di ricchezza non era sostenuta da uno scambio equivalente e reale (che implicava la produzione di qualcosa). Il sistema degenera quando prende e non dà, secondo il rapporto di valore vigente. [questo spiega la strategia colonizzatrice di, per esempio, Germania e Cina. Creano hubs in altre realtà economiche, che funzionano con parametri diversi, per bilanciare l’eccesso di profitto delle loro esportazioni pur mantenendo il controllo di tali hubs e quindi incrementando il loro potere assoluto].

Man mano che si ingrandisce il quadro che raffigura il mercato, si rende più complesso lo scenario degli scambi. E la moneta assume altri aspetti valoriali.
La moneta di scambio diventa riserva di valore quando entrano in gioco tempo ed altre distanze.
Oggi la tua mela non mi va e se la compro domani non è piu buona, ma se mi tengo l’oro posso invece comprarne una appena colta quando mi andrà. Non solo il consumo differito, ma anche il consumo di un bene di maggior valore, per il quale servono tanti pezzettini d’oro, monete, come comprare un cavallo o magari una casa.
Voglio comprare una carrozza costruita a Napoli. Porto in viaggio con me un quintale di mele o un sacchetto di monete? Vado a fare affari con il commerciante arabo, mi porto dei maiali o preferirà l’oro come la cupola della sua moschea?
La moneta di scambio diventa oggetto di un servizio.
Vorrei creare un prodotto nuovo, mi servono degli utensili, la materia prima, il lavoro di qualche persona, il tempo di produrlo, sperando che nessuno si ammali o qualcosa si rompa, e prevedendo anche la ricompensa per chi mi anticiperà i pezzettini d’oro fino a quando potrò restituirglieli con quanto ricaverò dalla vendita dei nuovi beni che voglio creare. È un bel rischio che mi prendo ma sono fiducioso che ad un sacco di gente piacerà il mio prodotto.
E si sbaglia pure. Ma nel quadro generale, la più ampia varietà di beni prodotti si presume – in base alla natura umana – che venga accolta favorevolmente nel ‘mercato’, con probabilità di successo maggiori di quelle di fallimento.
La moneta è diventata così anche oggetto di un servizio. Colui che ha tanti pezzettini d’oro ma poche idee in testa, li presta all’imprenditore in cambio di un compenso, una rendita progressiva (interessi) e/o successiva. Le combinazioni sono tante a seconda dell’accordo che si raggiunge sul mercato in cui si scambia la moneta per una promessa futura di guadagno (un bene oggi astratto ma che nel tempo diventa concreto.) Quanto crediamo che l’idea sia buona e abbia successo determina quanto mi costa convincere il riccone a prestarmi i suoi soldi.

Ma nella storia dell’umanità, la moneta ha assunto tanti altri aspetti valoriali, il più importante dei quali è la sua legittimità.

 

Fortunata Loffredo: un colpevole di comodo?

Uragano di polemiche hanno investito Corrado Augias, invitato da Floris a DiMartedi del 3 maggio  per commentare, tra l’altro, sul caso di Fortuna Loffredo una bimbetta di Caivano in provincia di Napoli, uccisa a 6 anni, dopo una serie di strupri, il 24 giugno 2014. Augias attribuisce il silenzio omertoso di questi passati due anni ad un’atteggiamento di diffidenza verso lo Stato e ad una complicità estesa a più persone, dimostrata dall’appello ‘ingenuo’ del parroco Maurizio Patriciello durante il funerale della bimba: “chi sa parli”. Floris dal canto suo parla del clima di violenza: ‘si organizzavano partite a carte in cui si giocavano i bambini’ sottolineando come dalle intercettazioni ambientali sembrava emergere ‘una sorta di consapevolezza che tutto quello che stava succedendo era digeribile se non accettabile’. Augias lo incalza, menzionando la dichiarazione della preside di una scuola locale ‘in un clima diffuso di ignoranza ed anarchia comportamenti come questi diventano praticamente normali’. Per Augias sono stati divelti i confini, persi i punto di riferimento perfino antropologico (istinto dei mammiferi di proteggere i cuccioli) al quale aggancia un’orripilante giudizio circa il contrasto che ravvede in una foto mostrata dalla mamma di Fortunata, Domenica (Mimma) Guardato, ai media. Sullo sfondo la statuina dorata di Padre Pio e “questa bambina … la guardi bene, …guardi com’era atteggiata e com’era pettinata, come sono i boccoli che    5-6 anni e si atteggia come se ne avesse 16-18″... “questo stridore mi fa capire che anche lì si erano persi i punti di riferimento”.

Non è difficile capire come vengano i brividi di ribrezzo per un tale commento.  In quella foto sullo sfondo c’era anche un’altra foto della bimba, con due ciuffettini innocenti… e nessuna malizia o provocazione nell’immagine più grande. Cosa avrebbe detto allora dei boccoli di Shirley Temple se fosse successo a lei, “quella gran troia come si pettina”? Mi è bastato questa bambina la guardi bene... per aver voglia di prenderlo a ceffoni. Un tono accusatorio di superiorità con il quale istintivamente certi omuncoli si appoggiano su una ‘non cultura’ subita per secoli dalle vittime di stupri per insinuare velatamente che ‘beh in fondo …si era conciata in quel modo provocante…’. Curiosamente la trasmissione è stata aperta dalla presentazione del libro di Lilli Gruber, “Prigionieri dell’Islam”, dove la giornalista critica aspramente il libretto ricevuto nella moschea di Centocelle la “dignità delle donne” per la visione oscurantista del Corano riguardo il trattamento delle donne. Ci sono modi perversi e ‘invisibili’ di rafforzare una certa impostazione ‘non’ culturale: anche proponendo in parallelo la condanna della mentalità di una diversa religione sul trattamento da riservare alle donne. Ha avuto l’effetto allucinante di rafforzare il messaggio sotteso da Augias: “la donna, perfino quando è in tenera età è considerata colpevole” e, al contempo, di distogliere l’attenzione su un nemico ‘altrove’. Cosi Augias trasferisce la colpa sulla famiglia della bimba: “stridore che mi fa capire che anche li si erano persi i punti di riferimento.

Lo so che non è evidente. Altrimenti non si sarebbe protratta per secoli questa imposizione alla sottomissione sull’inconscio femminile che automaticamente legittima anche la supremazia, se non addirittura l’aggressione maschile. La nostra mente recepisce un messaggio senza distinguere tra positivo e negativo, semplicemente registra. In sala applaudono, ha parlato il sapiente in TV! Sui social media, a freddo, ci si riflette e si reagisce. Si pesano le parole di un personaggio ritenuto autorevole, e sono in molti ad aver afferrato la condanna espressa da quel tono di voce mentre dice la guardi bene”. Guarda i tuoi pensieri di cacca, Augias.

Il ribrezzo che ho per questo trionfo della meschinità va oltre ogni descrizione. Innanzitutto, il parroco di Caivano Maurizio Patriciello va citato correttamente [vedi: http://www.avvenire.it/Commenti/Pagine/patriciello-omicidio-fortunata-caivano-parco-verde-.aspx]: “Giustizia è fatta”, grida qualcuno. Invece no. Per questi orripilanti crimini mai sarà in grado di fare giustizia”.  … “Fin dal giorno del funerale, durante l’omelia, avevo gridato: «Chi sa parli. È nostro dovere. Non rendiamoci complici del male… ». Ma anche avevo aggiunto: «Chi non sa, taccia. Non dica cose insensate. Non gettiamo inutili croci addosso a qualche innocente, povero e disoccupato,che non potrà nemmeno permettersi un avvocato…» Il parroco Patriciello invoca “La verità, non una qualche “verità”.” “In secondo luogo, un anno prima, era precipitato e morto Antonio Giglio, 4 anni, amichetto di Fortunata, per il quale gli inquirenti ora chiedono la riesumazione del corpo. Parliamo di omertà diffusa da parte degli adulti, gente che si gioca a carte i bambini… presumibilmente una enorme rete di pedofili che non puo’ che sconfinare i muri del palazzo. …Si riduce tutto ad un colpevole morto di fame? tutt’al più avrà fatto da intermediario dietro compenso, e andreottianamente parlando, probabilmente con la madre stessa di Fortunata, trasferitasi in un altra città per timore di linciaggi. Terzo appunto, il peggiore. Il silenzio che nasce dalla diffidenza nei confronti dello Stato. La consapevolezza generalizzata, la ‘normalità di questi comportamenti’. Le grida di innocenza del presunto assassino Raimondo Caputo. E il vergognoso commento di Augias in TV. Non ci  vuole niente a condizionare la mente di una bambina che sotto tutela dei servizi sociali testimonia di aver visto il mostro violentare l’amichetta sul terrazzo del palazzo, anche perché non è successo lì.

La conclusione che se ne trae è sconvolgente. Il Parco Verde era un mercato di bambini e gli acquirenti sono comodamente seduti in poltrone di lusso e, al riparo da occhi indiscreti, guardano già foto di altri bambini.

Raimondo Caputo ha smesso di dar fastidio con le sue grida di innocenza. È stato ucciso in carcere, sigillando così per sempre il suo destino di mostro.

 

Il Ministero degli italiani nel mondo

Passano gli anni, ma nel mondo degli espatriati ritrovo le stesse argomentazioni.
Chi ancora vuole il partito unico per gli italiani all’estero, indipendente dai partiti politici nazionali; chi sostiene che 18 parlamentari su un migliaio contano come il 2 di picche quando regna denari; chi si lamenta dei carrozzoni dell’associazionismo ancora dominati dai soliti vecchi noti che si spartiscono il malloppo e si azzuffano per partecipare ai ricevimenti ufficiali; chi si vergogna un po’ per il risultato della scarsa partecipazione elettorale per l’elezione dei Comites.
Sarà stata una coincidenza, ma ho notato con piacere come sia stata finalmente recepita una proposta che feci diversi anni fa: chiedere ai cittadini residenti all’estero di iscriversi alle liste elettorali tenute presso gli uffici consolari della propria zona. Con questo nuovo metodo, solo il 4% degli aventi diritto ha votato (i voti utili sono stati addirittura di meno). Ciò ha significato un notevole risparmio di spesa sulla stampa, l’invio dei plichi elettorali, la raccolta, lo spoglio. Altro vantaggio: ha reso forse più difficile il commercio/tratta di plichi del voto postale e si spera dunque di aver ridotto le opportunità di brogli.

Non è certamente sfuggita all’attenzione degli addetti ai lavori il significato di una partecipazione minima al voto. Sebbene siano trascorsi 10 anni dalla prima elezione dei Comites nel 2004, non si puo’ dire che la loro attività abbia lasciato un’impressione di un organo veramente utile o popolare nelle comunità italiane di riferimento. Soprattutto tra coloro che vi erano stati eletti, avevo troppo spesso ascoltato il ritornello: “è solo una perdita di tempo, una scocciatura!” Il nuovo inizio però lascia ben sperare, tra i volti nuovi c’è chi è molto competente e ha già cominciato a dare filo da torcere a vecchie cariatidi abituate a far man bassa nell’assegnazione dei fondi dall’Italia. Ma non di soli Comites si tratta. Il voto postale per il referendum è stato addirittura più risicato. Cosa succederà per le elezioni politiche dei nostri rappresentanti in parlamento?

È doveroso, dopo 3 legislature di prova, fare il punto della situazione sull’operato e i risultati della  rappresentanza offerta dai 18 parlamentari che ci competono. La circoscrizione estera non rispetta i criteri di proporzionalità previsti in Costituzione per il territorio italiano, inoltre sancisce l’obbligo di eleggere parlamentari che perseguano l’interesse nazionale e certamente che non siano vincolati ad un mandato particolare, cosa che esclude la costituzione di un partito unico, eppure si sono create spontaneamente forme di collaborazione tra gli eletti dall’estero, specie tra SudAmerica e Australia, per realizzare alcuni degli obiettivi che interessano tutti gli espatriati. È sufficiente?

Numerosissime le occasioni di incontro e discussione sulle tematiche storiche dell’emigrazione nonostante le distanze e i costi elevati per realizzarle, dal CGIE all’Intercomites, alle varie consulte e associazioni. Appaiono molto più accessibili al grande pubblico le registrazioni in podcast di interviste varie o i siti web dei parlamentari. L’impegno verso il proprio elettorato è visibile, ma può ritenersi adeguata la rappresentanza degli interessi di quella speciale comunità di italiani che decidono di vivere in via temporanea o stabilmente all’estero?

La grande ondata di nuova emigrazione giovanile rischia di rivelarsi un’emorragia di risorse umane che inevitabilmente peserà sul bilancio nazionale, sia in termini socio economici sia di psicologia collettiva. Un vuoto che rischia di diventare voragine se non si dovessero implementare politiche specifiche per regolare questo fenomeno. Proprio nel momento in cui si fa fronte ad un’ondata migratoria inversa, ma di persone non autosufficienti né dal punto di vista della lingua e quasi mai dal punto di vista di risorse materiali, a causa degli stati di guerra diffusi e drammatici.

Credo sia necessario ripristinare il Ministero degli italiani all’estero. Molto piú importante avere un piede nel governo nazionale che in diecimila consessi spesso parolai. Non un ministero senza portafoglio, con il quale era stato omaggiato il grande e indimenticato Mirko Tremaglia, ma una struttura pensante, attiva nel recepire proposte e nel prendere iniziative per mantenere salda la rete di italianità nel mondo, in grado di offrire un coordinamento supervisore per armonizzare le singole politiche di area nei riguardi dei corregionali all’estero, fungere da avvocatura speciale nel caso di ricorsi contro altri enti italiani con sedi estere.  Sia punto di raccordo per le questioni degli italiani all’estero e la Patria e tutte le diramazioni della PA, con i suoi uffici di contatto con gli altri ministeri quando sorgono questioni che non possono essere risolte ai livelli diretti e personali. Un portale informativo e un Forum vivente per i tanti giovani che fanno esperienze all’estero più esperti nelle comunicazioni in rete, metodo indispensabile per garantire la possibilità di un rientro programmato dopo l’esperienza formativa e professionale all’estero. Senza trascurare il settore del turismo e del commercio. Una simile struttura sarebbe sicuramente più efficace dei tanti ‘salotti’ viaggianti ma un po’ dispersivi che si sono reiterati nel corso dei decenni passati.

 

La Destra Italiana che non c’e’

“Dio patria e famiglia” era uno slogan del regime fascista che aderiva straordinariamente al sentire comune dell’Italia del primo Novecento.
Strumentale alla legittimazione del potere, era nondimeno uno schema rassicurante per la popolazione intera, che contraccambiava perciò con un consenso quasi unanime.

In un regime dittatoriale tutto ciò che non funziona nella realtà concreta si spazza sotto al tappeto. Eufemismo che comprende una vasta gamma di soluzioni per eliminare gli scarti di una certa impostazione ideologica.
In Democrazia invece sembra che manchi perfino l’ossatura di una società desiderata; o piuttosto, l’immagine desiderabile della società fa riferimento a valori imperscrutabili. Non si parla più di scorie vaganti ma di un proliferare di espressioni umane. Come se si vivesse in una metropoli dove gli abitanti hanno tutti subito mutazioni genetiche…. Ecco! un’esperimento di laboratorio per alimentare con la flebo il Caos.

L’idea di Dio è stupenda. La fede da una forza interiore che solo la fisica quantistica può -forse- ambire a spiegare. È pura magia: l’energia spirituale consente la realizzazione materiale di quasi tutto.
Con l’esasperazione del consumismo di massa, molti hanno deviato sull’idea del Dio Denaro. Anch’esso presumibilmente onnipotente. Non si ha bisogno di fede ma di denaro.
L’alienazione della persona – che nella società imperialista capitalista era il fondamento dell’ineguaglianza sociale – secondo l’interpretazione di Marx, era causata dalla costrizione al lavoro e dalla proprietà privata.
La stessa società imperialista capitalista è tuttora vigente sia pure trasformata: l’elemento territoriale legato all’imperalismo è diventato globalizzazione e il capitalismo produce profitti  ben superiori alle nefande aspettative di Marx proprio avendo reso la proprietà privata più accessibile in generale. Eppure, l’essere umano soffre di alienazione lo stesso.
Il conflitto nasce dunque altrove.
In questa forma di capitalismo che ha creato sbocchi inducendo al consumismo, si rinuncia al proprio potere creativo senza saperlo, per diventare schiavi dell’oggetto da acquistare. L’avere qualifica l’essere. La ricerca della propria realizzazione diventa desiderio di possesso di oggetti o servizi o posizioni proposti dal mercato. L’immediatezza, scontata col denaro.
Si perde il processo di autostima, di perfezionamento del genio, di sinergie intellettuali, di godimento del bello. La percezione del tempo stesso è distorta e a sua volta tale distorsione causa dispersione di energia.
Il tempo è lo strumento di riflesso con il quale si misura l’intensità della Fede. La Fede, energia creativa, proietta una determinata forma di tempo a seconda delle sua intensità. Il percorso dell’energia creatrice da spirito a materia.
La Religione ha una funzione sociologica di collegamento: si è incuneata tra spirito e materia per costituire il ponte che li collega, acquistando a sua volta una dimensione di potere istituzionale a sé.  Incanalando l’energia creatrice nel concetto di Fede, ha stabilito un sistema di credenze (complementate da dogmi) e rituali per unire la collettività,  elevando a status di sacro alcuni simboli della morale e conferendo santità a comportamenti particolarmente gloriosi. Ma tutto questo complesso di manifestazioni visibili di una realtà invisibile è soggetto ad interpretazione umana e pertanto  a sua volta influenzato dal più ampio apparato di relazioni sociali giuridicamente e storicamente orientate, in continua evoluzione.

L’idea di Patria è una “residuale salviniana”. In questo mondo senza frontiere, viene brandita come fosse il bastone di Mosè, non piu’ alzato per dividere le acque del mar Rosso, ma piuttosto per risucchiare nel mare i barconi di clandestini o rifugiati, che dir si voglia. La Patria senza altre Patrie è un’isola immaginaria. Trionfano le tribù. Il Re Padre esiliato, restano i padrini delle piccole patrie ‘multinazionali’.

L’idea di Famiglia è espressione intrinseca del modello sociale definito dalla struttura economica della società stessa.
La famiglia ‘tradizionale’ rigidamente stabiliva dei ruoli di collaborazione, in un nucleo organizzato per realizzare un unico progetto di sopravvivenza. Quasi sempre coincideva con l’attività produttiva di una piccola azienda.
Osservando i sistemi economici nella storia, è facile associare la tipologia della ‘famiglia’ alla disponibilità e alla qualità del lavoro che caratterizza i sistemi stessi. E tutto l’apparato etico o morale a sostegno del modello ‘famiglia’ di riferimento serve a consolidare lo schema economico.
C’è un punto di rottura in questa correlazione. Il fattore umano ha sempre un aspetto imprevedibile: le individualità. La persona unità di un sistema è un microcosmo variabile, può rivelarsi fonte incomprimibile.
La Fede definisce anche i fenomeni associativi.

Il confine tra Ordine e Disordine è illusorio. Sono dimensioni compenetrate.
Ciambelle di salvataggio fluttuano in mare aperto per chiunque voglia credere che l’umanità possa aspirare a qualcosa di diverso di un contenitore ad imbuto.
L’alienazione marxiana della persona, che nella società imperialista capitalista era il fondamento dell’ineguaglianza sociale, era causata dalla costrizione al lavoro e dal diritto alla proprietà privata.
Mi piace pensare che tendenzialmente l’energia creatrice possa piuttosto far emergere una sintesi di ordine e disordine: in verità naturale e sostenibile!

 

Unioni civili

Nessuno si accorge di come un credo – che assume connotati di fondamentalismo religioso estremo, come quello cattolico – sia ancora così potente nelle menti condizionate fin dalla nascita della maggior parte degli italiani?
È troppo tempo che tale credo ha perso la sua natura originaria, quella spiegataci da Gesù Cristo e i suoi discepoli. Il potere assoluto si è appropriato di quella forza spirituale e ne ha fatto una maschera per i suoi intrighi.
Nel corso della Storia la Chiesa Cattolica Romana ha conquistato territori con metodi brutali, ha torturato e mandato al rogo gli oppositori del suo regime assoluto, ha causato massacri ovunque nel mondo. Infondendo terrore si è arricchito sulla credulità della gente, ha vissuto ogni eccesso e ancora oggi è una roccaforte mondiale di ogni traffico.
Eppure! eppure il sistema funziona ancora, sebbene con meno presa, perché al suo interno i buoni veri non fanno mai carriera e la gente preferisce sognare il Regno dei Cieli al cinema piuttosto che in chiesa. Tanto che il Papa ha condannato la richiesta di pagamento dei servizi offerti dai parroci… un tentativo di offerte speciali per far tornare in chiesa il popolino? Ma chi non si sente ancora un po’ in colpa o a disagio a contraddire un ministro della Chiesa quando afferma la Verità?

Le unioni civili sono il riconoscimento di diritti e doveri a formazioni familiari che sorgono spontanee nella nostra società. L’aberrante opposizione della casta dei gonnelloni lunghi in nome della ‘famiglia’ non ha nulla a che fare con il valore in sé della ‘famiglia’ come intesa per secoli.
Quella mostruosa istituzione nascondeva sotto al tappeto i figli naturali, destinava alla miseria infernale e ad ogni sopruso quelle ragazze che commettevano errori di ingenuità durante l’adolescenza e si macchiavano nel diventare madri in modo imperdonabile, condannava alla violenza quelle poverette succubi di mariti frustrati, negava ogni diritto privato alla componente femminile della coppia e  in saecula saeculorum anche pubblico, la funzione di angelo del focolare consentiva alla donna di sgobbare e mettere al mondo figli su figli, a volte perfino di non poter dare al proprio figlio il vero padre naturale, costretta a mentire per sempre e sottostare agli insulti generali per le somiglianze inevitabili.

Forse le grandi guerre hanno avuto un aspetto positivo. Irrompere nei ruoli precostituiti e costringere la categoria maschile dominante a cedere un po’ di spazio e un po’ di dignità. Con gli uomini al fronte è arrivato necessariamente il lavoro alle donne, anche a quelle non costrette a lavorare perché non erano rispettabili, o volendo lavorare non potevano essere rispettabili. Aspetti ancora pesanti.

Con una base economica indipendente arriva qualche timida rivendicazione: non subire più soprusi. Poi arrivano i movimenti pacifisti di masse di giovani e con essi una solidarietà anche sessuale. Una libertà ancora artificiale, ma generalizzata, e pertanto tollerabile o ammissibile.
Ma ci sono enormi differenze culturali tra Paesi, a seconda di quanto pesante sia l’influenza del potere religioso – qualsiasi sia la religione – sugli individui.
Nell’Italia fondamentalista cattolica gli effetti tardano a farsi sentire. Fino al 1981 era ancora vigente – ufficialmente per tutti, ancora oggi segretamente tra i più ricchi e potenti – il delitto d’onore e il matrimonio riparatore di uno stupro. Sono questioni vitali che hanno prodotto idee profondamente radicate. Così arduo scardinarle.

La famiglia istituzionale ha dato prova di non autenticità. È stata soprattutto una convenzione, e basata sulla soggezione di una delle parti contraenti.
Come donna, non mi sono mai sentita inferiore ad un uomo, anzi.
Ma quanto ho pagato durante tutta la mia vita per questo mio inestinguibile sentimento di indipendenza dallo statu quo delle ‘tradizioni’? A partire da quando ero bambina e contestavo animatamente l’atteggiamento di mio padre ossessionato dalla figura di figlio maschio, che ancora oggi rende cosi’ inquieto mio fratello. O in conflitto permanente con un ex marito, impregnato di quella cultura paterna: “se protesta, prendila a ceffoni”. Finiti poi in cazzotti in faccia, dopo essersi costruito un back up sociale inattaccabile.

Non è un istinto rivoluzionario, tutt’altro, mi considero molto conservatrice. Proprio in virtù di ciò, ho cercato disperatamente – e spesso inadeguatamente – di correggere questo punto di vista distorto, mettendo a rischio la mia stessa vita per il mio desiderio di equilibrare le posizioni sociali. Così come il nucleo familiare di base determina la società, così la società determina la qualità del rapporto intimo e personale di tale nucleo.

La visione della dominanza maschile sul mondo femminile deriva bestialmente da un’idea di potere virile. Ma è un  bluff. E’ tutto un bluff.
La realtà del potere e dei principi che detta giace soprattutto nell’organizzazione fitta dell’alleanza maschile, supportata da quel complesso ed intricato tessuto culturale prodotto da millenni di prevaricazione militare basata sulla violenza bruta. La ‘legge del branco’.
Pochi i casi di autodifesa femminile, di donne guerriere o come le monache tibetane madri delle arti marziali. Portarsi in grembo prima, e al seno poi, i figli ha certamente favorito la delega della propria forza ed astuzia ma solo in apparenza.  Sono superdonne quelle che circolano oggi. Che non sono consapevoli di esserlo. Troppo indaffarate per avere anche il tempo di rendersene conto e socializzare, di formare alleanze. Ma se vuoi il tempo, costruiscilo. La causa finale è migliorare la condizione umana. Vale ogni sforzo. Di donna o uomo che sia. Perché di armonia ne beneficiano tutti.

L’istituzione familiare – sulla quale anche il potere del fondamentalismo religioso si fondava, scandendone i ritmi e i cicli – ha subito una trasformazione sostanziale. Aborto, divorzio, emancipazione giuridica femminile. Quella ‘famiglia’ non esiste più.
Sono nate formazioni spontanee, consone alla nostra natura umana.
Nuclei che sono sempre più la base della società, nati come rapporti personali autenticamente basati su quei valori di profondo affetto, reciproca assistenza, solidarietà. Liberi da quell’aspetto altisonante di status sociale che ha condizionato la scelta e i comportamenti e ha rappresentato soprattutto interessi materiali.
Ma una volta nate, queste formazioni di coppie o famiglie hanno poi bisogno di una qualche forma di garanzia anche a livello sociale. Da qui la necessità di un riconoscimento giuridico specifico. Per questo va pensata una nuova istituzione che regoli questi rapporti. Un impianto formale di rispetto.

Le Unioni civili siano uno strumento leggero ma efficace per tutelare queste formazioni. Si dovrebbe affidare alla scienza sociologica lo studio di tali nuclei e capire in quale direzione proiettare il nostro ordinamento per poi considerare anche le posizioni conseguenti la rottura di un matrimonio, sia tra gli ex coniugi sia per i figli.
Perché non si deve cadere nella trappola di creare categorie sociali con diversi diritti e doveri quando si tratta di rapporti umani intimamente personali.
Le Unioni civili siano il raccordo di transizione verso l’eguaglianza di dignità auspicata dalla nostra Costituzione, un passo avanti per la costruzione di quella società ideale immaginata dalle menti illuminate dei padri costituenti.

Le Unioni civili vengono spesso intese come dirette alle coppie dello stesso genere e pertanto contrastate. Non farebbe male a nessuno calarsi quella benda di ottusità dagli occhi e analizzare onestamente la nostra società.
Occorre vivere all’estero per decenni per capire veramente la differenza di impostazione valoriale che pesa sugli italiani.
Tutti quegli stereotipi che formano i pregiudizi, spesso di una meschinità sconvolgente, sono il sustrato che consente di sentirsi superiori rispetto agli altri o ad intere categorie di ‘altri’. Ogni tanto si lancia una moda, su quale nemico mi scaglio contro? Negri, omosessuali, donne dalla sessualità sfacciata, disabili, poveri e da ultimi immigrati clandestini e rifugiati. Ma anche nella nostra piccola sfera, l’inquilino del piano di sopra, la collega stacanovista, l’amica sempre al centro dell’attenzione…

Qualsiasi cosa pur di attaccarsi ad un qualche principio morale che ci consenta di sentirci superiori.
Saper vendere poi questa illusione alla massa dà un immenso potere. Per questo motivo si inventerà sempre una formula per creare esseri superiori ed esseri inferiori, con criteri variabili a seconda delle esigenze del potere.
Ma sui nuclei base non si dovrebbe speculare, sono i mattoncini della costruzione della ricchezza che è poi la finalità stessa del potere.
È un bene per tutti che richiedano di essere riconosciuti legalmente. Un’esigenza che favorisce la stabilità sociale è sempre positiva, tanto meglio se si disciplinano con minor rigidità formale le formazioni spontanee di relazioni interpersonali.

L’amore conta, nonostante tutto

Tempo fa l’uomo che avevo amato mi scrisse (sotto falso profilo) che provava per me amore e odio.
Esasperatamente aggiungerei io.
Un conflitto interiore al quale non poteva e non può sottrarsi.
Non è una questione romantica di sicuro.
È un uomo che ha conquistato ogni potere, e il denaro che ne consegue, sulla materia come sulla gente.
Mi diceva spesso che però aveva un prezzo da pagare: non era libero.
Neanche da se stesso, dalle proprie scelte.

Non conosco i dettagli dei compromessi che ha dovuto accettare, pur di scalare quella vetta. Ma conosco la rabbia che ne è derivata, la stessa che ha alimentato la sua ambizione sconfinata.
Così mi sembrava allora. Un’intreccio di rivincita, di aggressività, di smania di possesso.
Un uomo complesso, denso, durissimo. Un attore, che recita sempre la parte del cattivo, a tutti i costi.

E poi ero apparsa io. Leggera e divertente, profonda e riservata.
Si entusiasmava. Si stupiva.
Era assetato di amore, ma non lo avrebbe mai ammesso.
Non lo conoscevo. Non lo decifravo. Ma lo sentivo prima ancora che i pensieri potessero raccontarmelo. Una gran voglia di vivere.

Terra bruciata. Gelo glaciale. Lontani come non mai. Tanto da sentir sfuggire quei ricordi, fino a ieri così intensi.
Non ci sono foto, scontrini, lettere, regali.
La distruzione totale, che non può essere che reciproca. Le armi servono a chi è abituato ad usarle. L’energia esiste a prescindere.

“di me ti diranno che sono una pazza è il prezzo di essere stata sincera”
Era una pazzia contagiosa. Stupiva me prima di tutti. Turbava te. Molto piú di quanto non fossi disposto.
Era tutto così vero, così presente, così possibile. Eppure ancora non esisteva.
Noi vicini, c’era sempre quella barriera impenetrabile a dividerci. Questo o quel motivo.
Difficile raccontare quanto mi abbia respinto, quante volte. E portata con te in altre donne.

Quando l’amore ti prende, ed è molto piu’ grande di te, ti scaraventa dove vuole, e poi ti risbatte altrove. Un’onda gigantesca, preda della corrente e degli scogli, prigioniera del flusso e del riflusso.
“di me ti diranno che non sono ambiziosa è il prezzo di amare senza pretesa”
Che ne sapevano?
Era il contrario. Quell’energia inspiegabile, che sentivo senza capirla, non si chiedeva certamente se si sarebbe accontentata.

Ciò che chiede è ciò che sei.
Sole, luna, la Terra, il cosmo intero.
Ogni altra cosa, favore o opportunità, con le quali barattavi un po’ di te, era un’insulto.
Non potevi capirlo. Tutta la vita abituato a dare e avere, prendere, togliere. Il commercio delle relazioni umane.
Volevo vedere quella luce nei tuoi occhi, il sorriso. La delicatezza delle mani.
Sentire scorrere dentro l’energia che ci rende immortali. E non rinunciare neanche ad un’istante del tempo che ci voleva per arrivarci. Solo poi avremmo costruito castelli e valli. Ma ora non mi ricordo piú.

 

Unioni civili o matrimoni egualitari?

Mentre in Italia si discute di Unioni Civili, riproponiamo un breve passo del discorso al Parlamento francese della Ministra della Giustizia del governo di Jean-Marc Ayrault, Christiane Taubira-Delannon, durante la discussione del testo che due anni fa ha introdotto in Francia  il matrimonio tra persone dello stesso sesso (inclusivo della possibilita’ di adottare) con la legge  2013-404.

La Ministra Taubira, nata alla Cayenne, in Guyana Francese, si appelló ai valori piú noti della Rivoluzione del 1789, Liberté, Égalité, Fraternité – inseriti per la prima volta nella Costituzione francese nel 1958 – affinché venisse riconosciuta legalmente l’esistenza  di famiglie diverse, ovvero con genitori dello stesso genere, per garantire la sicurezza giuridica a loro e ai loro figli.
Ciò che poteva apparire come legislazione ‘speciale’ diventò così una correzione alla discriminazione contro persone nei confronti delle quali l’allora legislazione ‘generale’ non riconosceva  gli stessi diritti-doveri di ogni altro cittadino francese.
Come abilmente la Ministra Taubira sottolineò il testo presentato era di grande progresso, di grande generosità, di fraternità e di uguaglianza. Come darle torto?
Perche’ in Italia invece fatichiamo tanto ad elevarci a questi livelli?
Il sistema etico-morale cattolico, come quello di qualsiasi altro fondamentalismo religioso, e’ uno schema di regole sorrette da principi e valori a valenza dogmatica. La necessita’ di far riferimento ad una divinita’ e’ correlata all’esigenza di dare indiscutibile autorita’ a tale schema.
Nella realtà concreta, un qualsiasi schema di regole sociali e’ il presupposto stesso del potere di un gruppo sul resto della gente. Per questo motivo, tali regole necessitano sempre l’esclusione di qualcuno o qualcosa. La creazione del ‘nemico’ rafforza il controllo sul gruppo sottomesso. 
Ogni società ha la propria categoria di emarginati. Ognuna delle quali  presenta un proprio grado di ‘colpevolezza’ o di disprezzo da parte della massa, a seconda di quanto il gruppo di potere ha bisogno di giustificare la propria distanza da tale massa assoggettata. Distanza che si misura osservando il divario tra privilegi del gruppo di controllo e bisogni soddisfatti della massa. Non è una questione di regole, principi e valori culturali l’esistenza o meno di una categoria di emarginati e gli attributi che la qualificano. È solo questione di rapporti di potere. Si ha bisogno di creare un ‘nemico’ per distogliere l’attenzione della massa dal gruppo di potere, che invece si propone come difensore dell’ordine sociale.
L’invenzione più geniale di questo sistema sono i terroristi fantasmi. Osama bin Laden era l’esempio più raffinato.
Il pericolo maggiore è che su questa strada del nemico si possono incamminare anche nemici veri. Quelli che alla fine della giornata non hanno abbastanza di che vivere dignitosamente. Essendo il gruppo di potere inattaccabile, chi ne va a fare le spese è la popolazione generale, cioè la massa assoggettata.
Ma torniamo alla classica categoria di emarginati particolarmente alla ribalta in questi tempi.
Persone con orientamento sessuale diverso da quanto stabilito normale dalla convenzione che assume gli organi genitali a riferimento sono sempre esistite.  La loro condizione sociale ha conosciuto fortune alterne. Sono stati spesso osannati o perseguitati.
In entrambi i casi averli resi bersaglio assolve allo scopo.
La massa popolare non ha mai goduto dell’opportunità di accedere ad un educazione generale elevata, ma tutti hanno un esigenza fisiologica vitale che li rende familiari con le questioni sessuali. Quindi tale argomento ha facile presa sull’immaginario collettivo.
Ed è un fenomenale elemento di distrazione, ovvero di controllo della scelta dei pensieri.
La resistenza attuale all’emancipazione giuridica della categoria di persone che differiscono per orientamento affettivo dai canoni sessuali riconosciuti dallo schema etico-morale imperante, viene proprio dal gruppo di potere che ha da sempre conosciuto una tremenda influenza sul popolo: la Chiesa Cattolica Romana.
Allo stesso tempo, la stessa Chiesa fa risuonare al suo interno voci di dissenso a tale posizione uficiale. A volte addirittura cosi controverse da generale un enorme reazione emozionale da parte della massa.
Come quando si attribuisce ai bambini la responsabilità della tentazione alla pedofilia per i poveri preti e, nello stesso tempo, si insiste a condannare l’omosessuale. È come un esercizio preparatorio atto a dirigere la massa verso l’accettazione stessa di ciò che si critica ufficialmente usando un argomento molto piú grave.
La reazione indignata alla pedofilia viene incanalata per creare la sensazione di un’accusa ingiusta all’omosessualità.
È un affascinante gioco di conquista delle emozioni della collettività e, di conseguenza, del pensiero.
Non ci sono pericoli sociali se dei bambini crescono con due mamme o con due papà, tantomeno ne causa l’intimità che viene vissuta seguendo la fantasia o l’impulso giudicati individualmente piú soddisfacenti.
L’unico punto fermo per me è il consenso espresso, libero ed informato. Ed è tutto ciò che è rilevante dal punto di vista sociale.
Ogni movimento di opinione collettivo viene stimolato per altre finalità. In qualsiasi direzione lo si spinga o lo si trascini riflette il controllo di un gruppo – la Mente – sulla massa – il Popolo. Un controllo che auspico sia illuminato, ponderato ed impegnato a farsi carico delle proprie scelte politiche.
In questo quadro, anche ogni singolo individuo ha una precisa responsabilità a contribuire all’evoluzione della società, privando l’attuale metodo di controllo della sua efficacia. Liberarsi dalle reazioni emozionali accese dà all’essere umano l’occasione di conquistare una serena felicità interiore. Perché tali reazioni sono sempre provocate dallo scontro tra istinto fisiologico naturale (e benefico) e i valori di riferimento inculcati per asservire la funzione di manipolazione della massa.
Non abbiamo bisogno di un potere immenso che si autoqualifichi come rappresentante del ‘buono’ e di un suo capo vicario di una Divinità sulla Terra. Non che nella chiesa cattolica non vi sia anche una enorme parte di persone dall’animo puro. Tuttaltro! Anzi, quelle sono incoraggiate per dare fondamento al vertice e a tutta la baracca .
Così come tra tutte le famiglie esistenti troviamo genitori meravigliosi e genitori dannosi. Ma tale distinzione non si opera sulla base dell’orientamento affettivo basato su certe caratteristiche degli organi sessuali, ma su qualità personali e di coppia.
Una società civile degna di essere definita tale, può confrontare le proprie correnti di pensiero senza bisogno di avvalorarle con il ricorso al beneplacito di Divinità qualsiasi o ad adottare giochi manipolativi che causino infelicità ex lege ad una parte della sua popolazione.
E nel caso di specie, sono più che convinta che sia necessario stabilire diritti e doveri che disciplinino giuridicamente gli effetti sociali delle relazioni di qualsiasi nucleo familiare, a prescindere dal riferimento ad organi sessuali nel loro orientamento affettivo.
Il nucleo familiare forma la base della società stessa. Ed è allo stesso tempo la realtà più prossima all’individuo. Non c’è potere che sia sopravvissuto alla strumentalizzazione di questo delicato punto di raccordo.

il tatuaggio di Cassandra

Ho letto una lunga serie di commenti inappropriati e francamente sgradevoli su Facebook relativi alla dichiarazione di Renzo Gattegna – presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane – pubblicata il 2 Settembre 2015 sull’Ansa, e che qui riporto:
“È un fatto gravissimo.” riferendosi ai “segnali in queste drammatiche ore” dalla Repubblica Ceca dove “decine di profughi sono stati letteralmente marchiati come fossero bestiame al macello, richiamando inevitabilmente il periodo più oscuro della storia contemporanea”.

tratta dal sito Britske listy

foto tratta dal sito Britske listy

Il presidente delle comunita’ ebraiche esprime un’opinione che rispecchia un punto di vista molto sensibile al trattamento di ‘deportati’ di massa. E’ storicamente recente la tragedia della seconda guerra mondiale, e’ normale che il nervo sia ancora scoperto e che vibri acutamente ai segnali che richiamano quegli eventi storici.
Coloro che non hanno avuto nelle loro famiglie quella dolorosissima storia da vivere, possono anche provare irritazione a sentire ribadire l’allarme piu’ frequentemente di quanto a loro interessi, ma questo non significa che sia giusto soffocare di critiche i sentimenti feriti altrui.
Vero, non e’ prerogativa esclusiva ebraica la sofferenza di popolo, e cosi’ saltano sempre fuori coloro che ne approfittano per rilanciare la palla in un altro campo: le eventuali colpe delle parti in causa nell’ultradecennale conflitto tra lo stato israeliano e la comunita’ palestinese. Ma serve forse ad affrontare nella maniera piu’ costruttiva la spinosa emergenza della migrazione di massa di gente disperata?

Per quanto mi riguarda, sarebbe opportuno spogliarci di questo modo di discutere dei grandi temi sociali contemporanei sparando raffiche di idiozie o insulti sui social media. Ogni volta che si butta in caciara un dibattito, perdiamo di vista l’oggetto della discussione.
Non si risolvono i problemi del mondo tutti insieme. Si affrontano uno alla volta. Nel caso specifico: la grande trasformazione sociale in atto.

Questi flussi migratori si stanno rivelando insostenibili in riferimento alle scelte politiche pre-esistenti. Da un lato, sconvolgono equilibri interni, mettendo a repentaglio la libera circolazione delle persone nell’Unione Europea. Dall’altro, denunciano la politica estera europea, giudicandola incapace di prevedere e scongiurare fenomeni di tale portata prima che abbiano origine, arrivando a sgretolare gli accordi presi in passato miranti ad un’integrazione decisionale efficiente.

Il grido di allarme di Gattegna forse e’ troppo sintetico per far comprendere all’opinione pubblica la sua analisi della situazione. Ma riflettendoci un pochino su, e’ facile capire la sua lungimiranza.

Scrivere sulla pelle dei profughi un codice identificativo col pennarello e’ sintomo di panico. I flussi stanno aumentando drammaticamente, inutile sperare di tamponare l’azione dei trafficanti di esseri umani.
Da una parte la doverosa azione umanitaria per assistere i profughi, dall’altra la necessita’ di identificarli per non trascurare le esigenze di sicurezza ed ordine di tutti i residenti degli stati ospitanti.
Ma adottare un provvedimento cosi’ anomalo e poco dignitoso – come marcare col pennarello la gente che arriva in massa – e’ un segnale preoccupante di confusione organizzativa e vuoto politico. Purtroppo sta creando di fatto una tipologia di esseri umani ‘inferiori’.
E la storia ci ha gia’ insegnato cosa succede quando il potere viene conquistato da qualcuno che prende decisioni orribili contro coloro che ritiene inferiori.

Date queste premesse, bastera’ una scintilla per far scoppiare il caos.

Il terzo marito di Sonia

Poi ci sono le mattine storte…cerco le chiavi e sono sparite, tutto il mazzo!
Piu’ di un’ora a cercare ovunque, eppure le ho usate ieri. Cosi’ vado in giardino, per rasserenarmi.
Il ‘vecchietto’ vicino di casa torna alla carica, oggi vuole la scala alta.
Sono determinata, niente falciatrice, niente scala, niente soldi, niente di niente. Dopo tanti racconti della moglie disperata per il suo vizio del gioco – che gli fa dilapidare tutto quello che guadagna il primo giorno di paga – decido di non consentirgli, per quanto mi riguarda, di restare nella sua comfort zone.
Annaffio le mie piante, mi accorgo che ne hanno rubata un’altra, uno stillicidio: una avvelenata… una rubata… da 3 anni quasi quotidianamente. Nel frattempo lui fuma.
E fuma …dannatamente fuma, dalla mattina presto quando e’ ancora buio fuori e per tutto il giorno e la mia nausea ormai e’ peggio di quando ero incinta.
Ci viene proprio nel mio giardino sotto al mio naso a fumare?
comincia a strappare delle erbacce, si sbaglia e strappa anche piantine che ancora non hanno fiorito, sta per arrivare la primavera.
Entro in casa, chiedo a mio figlio che scusa mi invento oggi per non dargli quella scala, penso tra me e me, e se poi cade? o se non e’ sicura abbastanza? Ha l’aria di uno che non si regge in piedi anche se non e’ ubriaco come una spugna.
Ieri era mercoledi, ha preso i soldi, potrebbe comprarla invece che macerare soldi nelle macchinette di poker, finalmente un motivo per trattenerseli nelle tasche e farci qualcosa di utile.
Riesco fuori, sta ancora nel mio giardino e si e’ scatenato, continua a strappare tutto quello che lui ritiene erbacce.
Scoppio! gli strillo di andarsene ma, da bravo sordo, non mi sente, e’ di schiena e non vede le mie labbra.
Gli do un colpetto sulla spalla per farlo girare, e’ piu’ inconsistente di quanto non appaia, temo di aver fatto cadere un mucchietto di ossa come si fa cadere il castello di carte quando si gioca da piccoli!
fortuna non cade, ondeggia, si volta e mi spara un sorriso beato o beota, l’espressione di chi e’ sicuro di ottenere cio’ che chiede, come sempre.
E invece mi trova per la prima volta in 18 anni molto diversa, gli strillo di nuovo “Go away! get out of my garden!” poveraccio, sbigottito, sembrava un ragazzino che a Natale non riceve nessun regalo!
Ho pensato che quella poteva in effetti essere stata l’espressione sulla faccia di Sacha, il mio ex marito, quando a 7 anni, si sveglio’ prima di tutti i familiari e corse in salotto per scartare i suoi regali; tra la massa di pacchi e pacchetti colorati non trova nessuno con il suo nome.
Un’amara sadica sorpresa a conferma delle numerose minacce di sua madre negli ultimi mesi: “sei cattivo, non avrai nessun regalo” e conseguente fuga, la prima di una lunga serie.
In fondo per lui l’aver massacrato con un coltello il divano della nonna non era che una legittima protesta per sentirsi sempre scaricato da qualche parte, figurati se poteva mai supporre che avrebbe potuto costargli tutto quello che voleva di regali?
Lo ritrovarono dopo qualche ora, sulla scalinata di Piazza di Spagna, sconvolti per la sua sparizione, lo avevano ricoperto di baci e promesse di mille regali.
E cosi’, a soli 7 anni aveva gia’ imparato il potere di ‘abbandonare’ e di farsi correre appresso per ottenere cio’ che voleva.
Negli affetti, questi comportamenti sono laceranti per chi li subisce.
Ripenso in un lampo alle infinite volte che ci ha piantato in mezzo alla strada o in un’inutile attesa o disdicendo incontri all’ultimo momento o sparendo per giorni o notti staccando il telefonino. Spesso in seguito a raptus di urla di maledizioni e disprezzo e pianti struggenti dei figli.
Quanti anni ci sono voluti, ai nostri figli o a me, per non cadere piu’ in quella trappola?  Per non corrergli piu’ appresso? per non credere piu’ agli impegni che spontaneamente prendeva solo per poi disattenderli? per non dover scoprire che la lite era un mezzo per andare allegramente a farsi gli affari suoi altrove con l’ennesima donna della sua vita? Per non contare piu’ su di lui, per non sentirne piu’ la mancanza, per restare indifferenti alle sue manovre?
Parecchi. Ma alla fine ci siamo riconquistati la nostra gioia ed allegria senza di lui. Mi ricordo bene un pranzetto improvvisato in occasione della sua richiesta per l’assenso al rinnovo del suo passaporto, nel nostro backyard, come ai vecchi buoni tempi (perche’ c’erano anche le giornate si), con bistecche sul barbeque insalata e altro.
L’unico che non parlava, non rideva, e guardava fisso nel piatto, con lo sguardo piu’ pesante e smarrito che gli ho mai letto sul viso. Un fantasma carico di angoscia.
La nuova partner o moglie, chissa’ cos’era nel 2006 inoltrato, avra’ anche riempito un vuoto enorme, ma non cancelli sentimenti importanti come se non siano mai esistiti.
Ti pugnalano all’improvviso.
I vecchietti vicini di casa sono li da anni, ci si affeziona alla presenza.
Lui sempre scombinato, liti furiose ed insulti per le sue perdite totali al gioco, le sue ubriacature oceaniche o le sigarette finite troppo in fretta, al di fuori delle quali c’e’ lei, gentile, un po’ spaventata, a volte strafelice quando puo’ stare con i figli e nipoti, elegantissima le rare volte che esce. Ho fatto spesso regali a entrambi, senza badare troppo al loro precario senso di gratitudine.
Ma qualcosa oggi si e’ rotto. Quel go away racchiudeva tante cose successe in questi ultimi tempi, che non riguardavano sicuramente solo lui, ma che sono state meschine cattiverie.
Torno ancora a casa, sento un anomalo coro di voci ad alto volume, poi riesco a cercare le chiavi anche la’ fuori e vedo pezzi della mia macchina buttati davanti al corridoio pavimentato da dove l’ho cacciato. Non riesco a capire che parti della macchina siano, un pezzo e’ proprio rotto.
Chiamo mio figlio e lui lo vede subito, lo specchietto spezzato, cerca di rimettere insieme i pezzi con il cuore d’oro di un ragazzo sensibile che non ne puo’ piu’ di tutto quello che mi succede.
Vado a parlare con i vecchietti, entrambi in veranda a fumare.
Mostro loro la macchina e parto con un predicozzo inarrestabile. Lui parla di ragazzetti dell’universita’ che possono aver causato tutti questi danni e furti nel tempo, gli mostro le ultime imprese, statuine spezzate, lampioncino distrutto, piante stecchite, vasi colorati con le piante grasse mancanti, la cassetta dell’elettricita’ spaccata (e tutto solo fuori il giardino davanti, non contando il resto) ..
Spiego loro la differenza che farebbe il non bruciare la pensione alle macchinette o tracannando botti di birra quando con gli stessi soldi ci si puo’ comprare un sacco di cose, portare la moglie al ristorante qualche volta, fare un viaggio…mentre i lacrimoni sembrano li li per straripare dalla palpebra inferiore, quella gia’ operata di cancro sulla pelle.
Hanno entrambi tante cicatrici per il cancro sulla pelle.
Non gli ho detto di quanta nausea mi fa venire il suo fumo, ma gli ho detto di farsi aiutare a sconfiggere il suicidio da macchinette di poker. La mia parte e’ stata diventare meno disponibile.
E’ arrivato anche il figlio – dal lavoro – alla riscossa. Ci vedeva parlare intensamente e si e’ acquietato, restando in attesa in disparte.
Ormai il dado e’ tratto, il messaggio stavolta gli e’ arrivato al cuore ne sono sicura. Ci salutiamo.
So di avere grande influenza su di loro – li ho trattati bene in questi anni – ma so anche che non posso pretendere di cambiare le altre persone.
Ma posso essere ancora la scomoda causa di forza maggiore.
E’ il mio destino. Combattere contro mulini a vento, e pretendere di addomesticare i lupi selvaggi.
Sono cosi’ ammaccata e addolorata che mi sorprende di essere ancora cosi’ fiera di essere me stessa. Dopotutto, ho smosso piu’ montagne io di mille Maometti messi insieme e senza nemmeno alzare un dito.
Ma non sono una che si ama facilmente. E chi mi ha amata ha finito per pagare quanto e piu’ di me.
Speriamo che lui ora ci pensi davvero prima di ripartire per la strada del pub.
Fortuna c’e’ il cielo, con il sole o le nuvole, e poi miriadi di stelle o la luna brillante. Mi ricorda sempre la bellezza di questo pianeta e tutto quello che c’e’ ancora da scoprire qui o lassu’.