Virginia D’Arco

Povera Virginia Raggi! la prima sindaca di Roma non si scrolla di dosso i gufi sabotatori.
Dopo il sofferto tentativo del suo predecessore Marino, abile chirurgo sui corpi umani ma non sui dinosauri amministrativi, di provare a far chiarezza sulle ruberie di bande di criminali, Roma non trova pace nemmeno con la giovane e determinata Raggi.
Quanto è difficile governare se si vuole intraprendere la strada dell’onestà.
La trappola era tesa in precedenza, prima della schiacciante vittoria alle elezioni con la firma obbligatoria di un ‘trattato di sottomissione’ al volere del Grillo. Se fai pasticci ti scarichiamo.

Un Grillo chiaramente venduto che, sepolto Casaleggio (un idealista taciturno e concreto che credeva nella forza della partecipazione  democratica alla cosa pubblica), tiene ben strette le sue piume d’oro e si scatena contro la Raggi usando la tattica del “questa è pazza”. Notizia falsa? passata durante la notte, la radio della RAI durante il giorno riprende le redini e smorza i toni.

Alla nerd piemontese Chiara Appendino, nessuno aveva fatto firmare la stessa condanna pregiudiziale e se ne era sottolineata la differenza sui media. Avvertimento trasversale ai seguaci dei poteri oscuri? Guarda caso, a poca distanza dalle elezioni, mentre alla romana non cessano di tirare i sanpietrini, alla torinese edificano un piedistallo, con relativa nomina implicita (ma non troppo) alla guida del movimento 5 stelle.

A me piacciono quelli che osano andare controcorrente. Sono energie grezze che consentono al sistema un po’ di respiro, che si pongono come fuscelli nella macchina stritolante della corruzione. Il guaio è che una stabile funzione di governo diventa quasi impossibile, scopo esatto del tartassamento. Cosa fare allora?

Virginia ha lo stesso fervore di Giovanna d’Arco e dichiara decisa “io non mollo”. Ma nemmeno i boia. Ai suoi fianchi arrivano le gomitate, come un assessore al bilancio, il De Dominicis, segnalato e subito dopo scartato. A questi erroruncoli nessuno crede, sebbene il fango complottista è sempre di moda.

La gente però la ama e, come per Marino, lo dimostra. Dal Papa lei è già stata, non rischia di essere disinvitata.
Ma potrebbe vendicare il ‘terrorista’ del potere tribale (quanto oscuro) e nominare lo stesso Marino assessore al bilancio!
Sicuramente il chirurgo saprebbe ritagliare con precisione i fondi necessari ad organizzare un ricevimento proprio per Bergoglio e poi … se la giocano a testa o croce: o farlo sbranare dalle oche del Campidoglio o dalle olgettine di lascito berlusconiano. Sulla scalinata piazzerei quel lazzarone dello pseudo marito della Sindaca, i bruttarelli raccolgono solo le briciole.

Forza Virginia! fidati del tuo istinto

 

 

 

Gianfranco Fini a Mirabello: bentornato nel cuore della Destra Italiana!

L’elogio a Vittorio Lodi, organizzatore del raduno di Mirabello – da quando erano poche decine di amici, alle migliaia  di partecipanti degli anni dei clamori dei successi elettorali – è di diritto. Non per la storia che ha alle spalle, ma perché crede con coerenza, anche nei momenti difficili: “la storia continua”. L’invito a Fini, Lodi non l’ha fatto all’uomo di governo o di partito, ma ai valori che condividono. Nei prati di Mirabello non c’è lusso: tendoni provvisori, sedie pieghevoli, impianto sonoro rimediato, certo, e tantomeno la grande stampa, ma c’è la realtà di chi nonostante tutto ha bisogno di incontrarsi per parlarsi, per proporre, per spronarsi.

La storia continua dunque. Dopo le macerie del terremoto, politico e territoriale, la forza è tornata impetuosa. Il tempo di ricostruire, con l’ostinazione degli idealisti: un Giro d’Italia che prevede gia’ una road map tra i comitati e le associazioni locali sparsi per l’Italia, per non imporre dall’alto un traguardo ma per rigenerarlo dal basso. Quante volte a destra ci siamo detti “che si fa ora?” “dov’è la destra?”  e in quanti al vertice hanno pensato alla loro cerchia di fedelissimi, creato il loro partitucolo, rivendicato ciascuno l’autentica rappresentanza di Destra ma con posizioni contrastanti perfino tra loro? Nello sbandamento, l’emorragia elettorale è stata inevitabile. Un’amara delusione quella conquista del potere sotto l’egida berlusconiana, il distacco della gente, e la rabbia che ha portato all’abbraccio ai ragazzi del movimento di Grillo. Quei ragazzi, con l’entusiasmo delle barricate sono andatiparadossalmente ad occupare il vuoto lasciato dalla Destra, con la grinta che incendia gli animi nelle piazze. Loro c’erano e potevano presentarsi con la loro credibilità intatta, pieni di carica, ironia, e voglia di farle cambiare davvero le cose…. in meglio. E questo gli elettori di Destra l’hanno riconosciuto come proprio. Non va sprecato, perché finora hanno dato l’esempio. Se è vero, com’è vero, quanto dice Fini: che occorre anche l’esperienza in politica, che la responsabilità di governo implica tante abilita’ che si costruiscono nel tempo, e’ anche vero che l’impulso vitale dell’impegno di quei giovani e’ necessario a dare un senso al potere. Soprattutto in un Italia, che dei giovani se n’è altamente fregata. E non è solo colpa di sindacati che hanno imparato a gestire il proprio potere come ogni altra tribù che difende interessi particolari, ma per la totale mancanza di visione politica che potesse superare il complesso da guerra civile che ci siamo trascinati per decenni e pensare come una nazione unita.

Ben venga quindi il Giro d’Italia, con l’umiltà di imparare a conoscere la realtà contemporanea in tutti i suoi aspetti, ascoltando e consentendo la partecipazione di tutti coloro che sono stati esclusi. E mettere la forza alle proposte che solo l’onestà del buon senso detta. L’opinione pubblica la si conquista pensando in modo sociale. Si puo’ essere giusti, onesti, seri lavoratori, ma restando nella propria sfera individuale si vive di egoismo. La politica invece ha bisogno di immaginare interessi generali e cercare i modi di perseguirli, ha bisogno di comprendere i bisogni prioritari di una collettivita’ intera ed organizzarli, ha bisogno di disciplina per uno scopo superiore e allo stesso tempo mantenere ben salda la sensibilita’ nei confronti dei singoli. La sana politica ha bisogno di riconoscersi italiani, prima di sudditi di poteri forti sovranazionali che impongono – senza trasparenza – le loro direttive. La crisi d’identità della Destra e’ la stessa crisi d’identità nazionale.

L’opinione pubblica è il cittadino che vuole la legalità non degli slogan ma della giustizia sociale.  Si fa attenta e ti sostiene quando riconosce coerenza tra le proposte e i comportamenti concreti dell’azione politica. E’ condivisibile solo ciò che si comprende e si riconosce come un’ordine naturale di cui tutti possiamo godere, sul quale costruire delle aspettative solide. L’opinione pubblica è sorda quando vive male. E’ rabbiosa quando è disillusa. E’ amareggiata quando non ha speranza di veder funzionare degnamente l’amministrazione pubblica. Ha piena ragione di disprezzare il governante che si è venduto ai criminali e ha svenduto anche le sue legittime aspirazioni a migliorare la propria condizione agendo onestamente.

Fini mi piace da sempre, è un politico di vero talento. Non solo per la sua oratoria efficace e affascinante, ha un suo spessore, e ha la capacità di avere e recepire idee. Ha lanciato sfide epocali, qualcuna l’ha vinta, qualcuna l’ha persa. A mio avviso, ne ha guadagnato in consapevolezza. Non è presunzione incassare le critiche cattive e rafforzarsi. E’ temprare il carattere quando tutti ti si scagliano contro. E’ saper mettersi da parte per arricchire la propria preparazione, per fare chiarezza, anche su sé stesso, e per assumere, lo spero vivamente, una responsabilità più grande.

Ricomincia il viaggio con un Giro d’Italia, pensando anche in termini di Europa. Ha menzionato la Mogherini, lamentando la mera rappresentanza della carica alla quale è stata nominata. Sarà una piacevole sorpresa scoprire presto che la Mogherini ha un peso intellettuale che la renderà molto più efficace della sua precedessora Lady Ashton. E allora perchè non puntare su questa importante carta anche per portare avanti le proposte più che necessarie sulla regolamentazione europea dell’immigrazione? Non è forse anch’esso tema contingente di politica estera e di sicurezza? il fattore umano delle grandi trasformazioni in atto non è un elemento marginale ma centrale. Come giustamente ha sottolineato Fini, il trattato di Dublino va rivisto nella parte in cui impone che i clandestini debbano restare nel  paese che li ha identificati. Dobbiamo dirottare la Marina Italiana verso scopi di guerra piuttosto che di salvataggio? Continuare cosí significa che il resto dell’Europa versa un’obolo irrisorio e se ne lava la coscienza.  Non ha senso. E’ un problema europeo e come tale va affrontato in termini pratici e concreti come una Forza Navale europea e una legislazione valida per tutti nello stesso modo. O ci siamo integrati solo per farci dire dai privati della BCE come gestire la nostra economia mentre non abbiamo nemmeno protezione dagli attacchi speculativi? Questa Europa ha solo aumentato il divario tra le economie dei suoi paesi membri e senza nessun vantaggio reale che controbilanci questa tendenza strutturale. In agricoltura il discorso è lo stesso. La Politica Agricola Europea ha solo favorito i paesi con processi più industrializzati snaturando la qualità stessa dei prodotti. Nulla più del mercato alimentare ha più bisogno di tutela e di essere ritrasferita a livello locale, a dimensione umana. Questa deve essere una lotta serrata. Anche introducendo il volontariato agricolo che è comunque una vacanza lavoro salutare e che dia lustro al proprio curriculum.

Fini ha anche buttato sul tavolo un altro argomento economico, complesso e determinante: sulla competitività grava il peso fiscale. Anche qui siamo in un circolo vizioso che deve essere urgentemente interrotto. Impedisce la crescita, cosa che a sua volta fa aumentare il debito pubblico, che senza rete protettiva dalle speculazioni finanziarie che hanno capacità illimitata, richiede ulteriore aggravio fiscale. Follia pura. Occorre uno scudo di politica europea contro le speculazioni sui singoli paesi membri e l’immediato alleggerimento della pressione fiscale. La legalità si ripristina anche tornando a dimensioni sostenibili del contributo versato per le tasse, non solo aumentando lo stipendio alle forze dell’ordine, categoria da sempre cara alla Destra. Per me, andrebbe affrontata anche la questione delle numerose forze di polizia che operano in Italia, sono troppe, politicamente faziose, sottopagate e molto male attrezzate.

Il risanamento della vita economica del paese richiede tanti interventi coraggiosi e rivoluzionari. Fini suggerisce un provvedimento che consenta alle Piccole imprese di assumere libere dagli oneri dei contributi previdenziali. Il problema è che sono eccessivamente alti per tutti.  La disoccupazione non si combatte con lo sfruttamento sfacciato degli aspiranti lavoratori, con un eterna dura gavetta. La flessibilità del lavoro si è addossata tutta a loro con l’invenzione del precariato permanente. Mentre invece doveva essere interpretata come elasticità dell’offerta di lavoro, che consenta varie tipologie di orari piuttosto che agire sulla durata e l’incertezza dei contratti. Questa insicurezza del lavoro è diventata l’incrinatura peggiore alle fondamenta stessa della catena produttiva: l’economia sana richiede stabilità, e quindi programmazione anche a lungo termine, elemento chiave della crescita. Includendo anche la previsione che gli ammortizzatori sociali comportino obbligatoriamente riqualificazione. La formazione deve essere il lavoro ad interim in cambio di un supporto economico transitorio tra un tipo di lavoro e l’altro; e non solo, dovrebbe essere accessibile in ogni momento a chiunque, magari detraendone i costi dall’imposizione fiscale per le imprese che la organizzino al suo interno.  Ancora più rivoluzionaria sarebbe l’iniziativa di ridare un senso sociale alla pensione. Come protezione di un periodo finale della vita, in cui non possiamo più lavorare a pieno regime o affatto. Eliminiamo la difesa intoccabile di privilegi acquisiti, quel cumulo di diritti spropositati per coloro che già hanno conosciuto la fortuna di poter svolgere molti lavori e spesso prestigiosi. Dobbiamo anche fare a meno del privilegio di una pensione basata su calcoli anacronistici. Cosí come va anche ripensato il pieno importo per chi va a consumarla al di fuori del territorio nazionale in paesi dove il costo della vita sia nettamente inferiore. Il diritto alla pensione va cioè ripensato come subordinato ad una sua funzione sociale, e con criteri che livellino le disuguaglianze. Occorre liberare le risorse che vedono oggi il ragazzo che campa sulla pensione del nonno perché tutto il sistema economico si è inceppato, o che lo costringe ad andare all’estero perché quel nonno non ne ha abbastanza, e difficilmente tornerà. Se continuiamo in questo modo giochiamo in perdita su tutti i fronti.

Fini ha anche puntato il dito sulla spesa delle regioni. Dalla loro introduzione nel 75 il debito pubblico è esploso. E non ci sono nemmeno controlli adeguati ad impedire sprechi e altre malversazioni. Per non parlare dell’assurdità delle regioni a statuto speciale. La fretta di Renzi di riformare il Senato e renderlo espressione delle Regioni le ha chiuse in una roccaforte che sarà ancora più difficile espugnare. Se Senato delle Regioni deve avere un senso, che sia ripensato lo schema generale del governo, federale e locale. Una nuova Costituzione è d’obbligo. Non si può arrivare alla catastrofe per poi vedercela concessa da qualche nuovo padrone straniero, visibile o invisibile.

Fini a Mirabello si è non ufficialmente proposto come alternativa a Renzi, dandosi un anno di tempo per  ispirare e convogliare il volontariato politico in un nuovo viaggio di conquista, su sé stessi, sulle proprie delusioni a favore del desiderio innato e vitale di credere nella Destra che ancora non c’è, ma che è tangibile nella passione che ci guida, nel passato che ci anima e nel futuro che ci illumina. Quello che è certo, è che sia lui il punto di riferimento per ricomporre la diaspora della Destra e che lo porterà a diventare il prossimo Presidente del Consiglio.

una nuova strada

Tutte le volte che nella vita siamo risucchiati in situazioni che non dominiamo appare in tutta la sua forza l’energia che governa il cosmo intero. Siamo come tanti colori che vengono continuamente rimescolati in un caleidoscopio, alcuni hanno toni piu’ accesi, altri vibrazioni piu’ durature.

Non e’ sempre possibile, e certamente non necessario, comprendere lo schema superiore ma, se svuotiamo la nostra mente, appaira’ in tutta la sua chiarezza. Un luce piena di sfumature e con diversa temperatura. Poi gli attribuiamo un’interpretazione razionale che ci spiega la forza umana nelle sue espressioni e gradazioni, chi vince e chi perde, chi sa trasformare una vittoria in una sconfitta e viceversa.

Molto si gioca su quella interpretazione. Questo spiega facilmente il bisogno di controllare l’informazione e meglio ancora la smania di manipolarla. Creare informazione ha un enorme potere in se’. La conoscenza sviluppa altra conoscenza, la disinformazione confonde e rende schiavi. L’indipendenza di pensiero rende liberi e potenzialmente pericolosi. Ma ti da delle carte da giocare sul tavolo della resistenza del sistema a mantenere lo statu quo.

La scuola deve saper formare un individuo capace di pensare autonomamente, a dibattere sulle proprie argomentazioni con la sicurezza di chi le ha sviscerate a fondo e confrontate con altre visioni. Hanno una tale fortuna gli studenti di oggi ad avere google che consente loro di soddisfare qualsiasi curiosita’ senza consultare i pesanti e statici volumoni di un’enciclopedia. Una scuola che non sia mai dissociata dal mettere in pratica quel pensiero, in un ‘fare’ costruttivo e manuale! Le abilita’ creative rafforzano piu’ di ogni cosa la propria autostima e favoriscono lo sviluppo della concentrazione e la disciplina interiore. Non voglio piu’ vedere un presidente del consiglio che e’ al tavolo di confronto con i rappresentanti della seconda forza del paese e giocherella col telefonino durante la discussione per poi fare la sua entrata cool e balbuziente di chiacchiere vuote. Non e’ Parlamento quello, e’ chiacchiere da bar tra persone istruite ma che non usano il cervello per arrivare a soluzioni concrete, si fermano ai voli pindarici delle speculazioni mentali e della propria ‘importanza’ di posizione sociale mai di sostanza e contenuti. La politica ridotta a miniserie televisiva e’ un insulto alla sfida ciclopica che abbiamo davanti. Le migliori decisioni si prendono ascoltando efficacemente, soprattutto le opinioni molto diverse dalle nostre, e traducendo in azione quegli stimoli. Deve essere implementato un nuovo modello sociale, e non posso non ispirarmi al modello socio-economico del fascismo. Aveva funzionato in modo strepitoso. Col vantaggio che oggi, fatta quella esperienza, possiamo limare gli errori liberticidi del passato. Non l’anarchia che la reazione ha generato. La liberta’ va comunque incanalata, strutturata affinche’ sia creativa e non distruttiva.  Ma che nessuno mai si senta minacciato o disdegni la libera manistazione del pensiero in un confronto autentico. Tema in discussione e punti di vista da ponderare. Sintesi: un passo avanti concreto. Questa e’ leadership. Saper cogliere l’essenza di una questione e avere la capacita’ di materializzare il risultato proposto dalla sintesi dell’intelletto collettivo. 

E che Dio voglia, superiamo questa mentalita’ soffocante che attribuisce ruoli sociali ai generi e transgeneri, piuttosto che alle migliori predisposizioni di ciascun individuo. Nulla e’ piu’ deleterio e distruttivo di un credo culturale dogmatico che si ripete all’infinito. Solo sfidando la mente, svuotandola di tutte quelle sovrastrutture mentali che formano i pregiudizi, si puo’ mettere alla prova la validita’ del nostro bagaglio di convinzioni, per arrivare a sciogliere le catene della paura e del sospetto che frenano il progresso e conquistare lo stato di felicita’ naturale in cui saremo finalmente capaci di vedere la ‘luce’.

arrivano gli aiuti umanitari: assaggia questa bombetta… Siria!

DIstrazione

La crisi siriana e’ una di quelle sfide all’intera umanita’. Sorrido amaro alla presunzione di intervento a scopi umanitari, visto che ci sono punti di crisi nel mondo decisamente piu’ degni di attenzione per quello scopo, e facilmente risolvibili impegnando solo una piccola parte dei fondi destinati alle operazioni belliche in Siria.
E’ una crisi di sistema.
E’ l’esigenza pressante di riassetto degli equilibri di accesso alle fonti energetiche e alla distribuzione dei profitti, con tutte le implicazioni che derivano dall’adozione della moneta con la quale vengono effettuate le transazioni (causa causorum di tanti altri meccanismi che completano il cerchio della supremazia mondiale).
Il Parlamento inglese ha negato l’autorizzazione preventiva, non ha scongiurato l’intervento. Stesso per il Congress USA. Questioni di forma procedurale per esigenze di immagine democratica che accarezzi la mente dell’opinione pubblica. Stavolta tocca ad Hollande fare da boute-en-train agli altri, ma i francesi sono grandi produttori di energia nucleare, hanno un peso nella ripartizione degli utili. Dall’altro lato pero’, c’e’ uno schieramento di coloro che giustamente rivendicano spazio contrattuale.

Qual’e’ il migliore interesse dell’Italia? siamo un paese che ha un industria di trasformazione ma non ha solide fonti di approvvigionamento, pur essendo l’ENI uno dei colossi mondiali e avendo il sole che bacia la nostra terra quasi tutto l’anno.

Siamo indipendenti nelle nostre scelte? a partire dal dopoguerra siamo succubi.         Mattei ci provo’ e lo fecero saltare in aria. Craxi pure tento’, ma gli USA per spezzare il tentativo mirarono sia a Gheddafi – trascurando dettagli tipo: aerei civili usati come scudo (leggi Ustica) – che a Craxi travolto da Tangentopoli. Ricordo allora Craxi ed i socialisti li vedemmo come lo schifo degenerativo. E sicuramente la condotta privata dello stesso con il Saint Raphael come casa e l’amante potentissima, chiusa dentro tutto il tempo come la perfetta concubina, poteva lasciare a desiderare. Ma risentendo poi la sua deposizione in tribunale e rivagliando le sue scelte politiche gli devo riconoscere un grandissimo talento di uomo di Stato. Pero’ le ragioni degli interessi dei piu’ forti lo relegarono, isolato e in disgrazia, in Tunisia… e chissa’ se e’ stata del tutto naturale la causa della sua morte. Anche Berlusconi aveva provato un’opzione alternativa, con il suo amico Putin e di nuovo Gheddafi. Niente da fare. Travolti da un’insolita primavera araba.

Ha risolto il problema quel cambiamento di stagione? direi di no. Ha lasciato uno strascico d’instabilita’ che danneggia innanzitutto i paesi interessatissimi al gas e petrolio, come noi per esempio. Ha per caso offerto una soluzione alla crisi della finanza internazionale? meno che mai.

Tocca alla Siria?  siamo sicuri che non finisca come per l’Iraq con un Maliki che cerca di conciliare tutti i pezzettini del puzzle mentre imperversa l’escalation di attentati reciproci? L’intera regione ha caratteristiche conflittuali e frammentate, settarismo religioso e tribale, asti e rancori troppo caldi.  L’Iran di Rouhani sembra appena avviatosi su un sentiero nuovo di confronto dialettico con le monarchie del Golfo;  la riapertura del negoziato tra Israele e Autorità nazionale palestinese e’ gia’ azzoppata dai furori jihadisti per la repressione dei Fratelli Musulmani in Egitto; la force de frappe esterna ci risulta necessaria a risettare una Siria in corto circuito? Putin sembra rafforzato e nessuno vigila sulla strategia cinese. Sebben il lontano Chavez abbia pagato con la vita il suo tentativo di indipendenza energetica venezuelana aderente al nuovo asse energetico/monetario. Ma per quanto tempo si possono comprimere le rivendicazioni generali?

Occorre ripensare il sistema. Piu’ marcisce, piu’ costa violenza.  Difficile far ragionare gli USA che hanno sciolto le briglie con l’implosione sovietica. Fuori controllo e misura hanno intossicato il mondo intero, inventando una globalizzazione che ha, si consentito enormi profitti a pochi, ma ha anche distrutto le economie dei suoi stessi satelliti alleati tradizionali. E passando per l’economia, e’ arrivata alla societa’. Come ci si districa da questo marasma? direi di cominciare nel piccolo della nostra penisola tenendo conto pero’ delle ramificazioni nel mondo.  Una visione autonoma di lungo periodo che non escluda all’improvviso il resto dei rapporti contingenti. Riattivazione di agricoltura e allevamento locale;  approvvigionamento energetico solare per ciascuna unita’. Poi cominciare a pensare in termini di aree di baratto per sperimentare una nuova contabilita’ relativa che porti a funzioni bancarie indipendenti (se tutto salta abbiamo gia’ il nucleo iniziale in moto). La moneta e’ un veicolo convenzionale, questo tipo di contabilita’ ci farebbe riappropriare di parte della sovranita’ monetaria senza uscire dall’Euro e ci farebbe sottrarre anche al controllo totale dei grandi finanzieri che speculano sull’umanita’. E’ un sistema che gia’ esiste, basta svilupparlo finemente.

Fintantoche’ il sistema di esportazione della democrazia americano si riduce ad una tirannia militare, meglio ripensare anche al nostro ruolo e alla nostra identita’ nazionale.

Torna a casa Kyenge.

E’ urgente sottoscrivere una petizione popolare per chiedere le dimissioni della Ministra Kyenge per sfiducia verso la sua linea politica che, imponendo logiche sovranazionali, distorce le fondamenta stesse della Costituzione Italiana per la quale, ex l’Art.67, ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione.

Lei eletta col PD rappresenta con orgoglio anche la sua nazionalita’ congolese, e francamente mi sembra un’imposizione dall’alto questa smania di integrazione come se fosse un diritto assoluto tanto da istituire un Ministero!
La nostra Costituzione parla di diritto all’eguaglianza riferendosi espressamente ai CITTADINI, e lo intende come diritto alla non discriminazione, prefiggendosi il compito programmatico di rimuovere gli ostacoli che limitano l’eguaglianza sostanziale. Come dire: e’ un dato di fatto che esista la disuguaglianza, cerchiamo di sradicarla attraverso l’affermazione del diritto a non essere discriminati. Cosa che tra l’altro, quando si tratta di genere femminile, siamo ancora anni luce lontani dal realizzare, essendo le donne ridicolmente sottorappresentate nello stesso sistema politico e dirigenziale a 65 anni dalla Costituzione.
La realta’ contemporanea pero’ e’ diversa. Oggi, si parla di Ministero dell’Integrazione per affrontare le tematiche che riguardano gli immigrati, clandestini o meno, e la loro integrazione con la comunita’ di italiani preesistente al loro arrivo. Perche’ esiste un diritto anche per loro, non cittadini, alla non discriminazione o uno piu’ forte dell’integrazione?

Su cosa poggia costituzionalmente questa visione rivoluzionaria? Una situazione di fatto impone l’acquisizione di diritti tra cui quello di partecipare con pari dignita’ alla societa’ partendo dai bambini per poi trascinarci ovviamente dentro anche i genitori e i nonni magari, perfino quelli che poi se ne tornano a vivere al paese di origine.

Sembra quasi una campagna di invasione ed annacquamento dell’identita’ nazionale.

Chi ha interesse ad integrare gli immigrati fino agli ambiti in cui si decide la societa’ italiana futura?
Perche’ l’obiettivo di semplificare ai minimi termini le regole della naturalizzazione perche’ cosi’ si fa in altri Paesi Europei? tra l’altro, quale legittimazione democratica hanno le istituzioni europee attualmente?

Evidentemente esiste una volonta’ superiore che vuole il popolo europeo mischiato velocemente con altre razze, ma per quale risultato?

Come mai molti clandestini vengono introdotti (come la Kyenge per esempio* ) dagli appartenenti alla Chiesa cattolica sparsa nel mondo? (ricordo la badante di un’amica, una ragazzina sudamericana, mi disse che per un anno la suora aveva tanto insistito perche’ lei partisse per l’Italia, si sarebbero occupate loro di sistemarla a lavorare) …. ahi, ora mi ritrovo classificata come sovversiva in quanto essere pensante che riflette sui cambiamenti radicali che stanno accadendo nei nostri giorni!

Quali sono i principi ispiratori della politica di integrazione? quali sono gli obiettivi? sono supportati dalla volonta’ del popolo che il Parlamento e a maggior ragione il Governo che dipende dalla sua fiducia rappresentano?
A parte il lancio di banane e gli epiteti goliardici cosa viene offerto al tavolo del dibattito pubblico?
Oltre a  gironzolare per manifestazioni, cosa sta presentando e approvando il Governo dove la Kyenge ha addirittura il ruolo di Ministra dell’Integrazione?

Il presidente dell’Istituto italiano Fernando Santi, Luciano Luciani, che, come afferma, negli ultimi anni ha sviluppato attraverso un lavoro continuo e attento relativamente alle problematiche delle politiche migratorie, si e’ compiaciuto per l’elezione di Cècile Kyenge Kashetu,  presidente del comitato scientifico dell’istituto. A suo avviso, la sua nomina e quella del marocchino Khalid Chaouki, “faciliteranno da un canto una tempestiva legge che assicurerà il diritto, ai giovani nati in Italia e a quelli formatisi in ambienti scolastici italiani, di conseguire la cittadinanza in Italia e dall’altro di pervenire a una nuova ponderata legge di riforma della cittadinanza italiana che ridimensioni il diritto di sangue valorizzando il diritto di suolo.”

Ma allora non si tratta di integrazione ma di TRASFORMAZIONE.

Anche condividendo un limite all’acquisto della cittadinanza italiana per discendenza (al momento lo ius sanguini non ha limiti temporali ne sostanziali) e vedendo con favore anche il riconoscimento della cittadinanza ai bambini nati e cresciuti in Italia, resto dell’idea che la cittadinanza sia un fatto molto importante nella vita di una persona e a maggior ragione del tessuto sociale di accoglienza e va preparato con una specifica educazione civica prima che chiunque acceda al diritto di voto.

Occorre percio’ ragionare attentamente su quale tipo di societa’ vogliamo creare, specie considerando le conseguenze delle spinte migratorie, sconosciute in passato per entita’ ed intensita’, di una globalizzazione rapidissima. Inevitabilmente hanno un impatto forte su qualsiasi organismo sociale le subisca.

Per la Kyenge la cittadinanza e’ una questione di rapporti presenti, di interazione con le diverse realta’ culturali che sono presenti sul suolo italiano, che ha anche una sua ragione nobile, ma cio’ che preoccupa e’ la velocita’ di assimilazione di queste realta’ diverse e le relativeconseguenze antropologiche e psicosociologiche. L’identita’ organica e’ armonia, e’ chiare aspettative sul comportamento altrui, e’ serenita’ di comprensione reciproca. La diversita’ e’ una ricchezza quando da quell’impulso di novita’, quando accende la curiosita’ creativa, quando rallegra la quotidianeita’ apportando qualita’ positive, non quando opprime, non quando crea invidie, non quando genera frustrazioni ed isolamento da ghetto etnico culturale. E una trasformazione troppo rapida  inevitabilmente causa frizioni e conflitti.

Ignorare queste difficolta’ di aggiustamento del sistema sociale ad un’evoluzione troppo rapida ed intensa e’ un crimine politico. Sbagliare presupposti e accordare poi anche il diritto di voto creera’ ancora piu’ danni nel prossimo futuro.

Quindi si all’accoglienza sostenibile, ma soprattutto si all’attenzione per le fasce sociali di cittadini residenti svantaggiati, si alla introduzione di percorsi chiari per ‘guidare’ culturalmente i nuovi arrivati, inclusi quei bambini che non hanno chiesto di nascere in Italia certo, ma che nascono e crescono in un nucleo familiare sensibilmente diverso rispetto agli italiani residenti, non facciamo finta di non renderci conto che esiste anche quell’aspetto. Se mio padre mi vuole infibulare in Italia che limiti chiari e netti dovra’ trovare e capire? Queste sono le vere politiche dell’integrazione, non aprire la porta alla caciara totale compresa quella della possibile valanga di nuovi clandestini una volta diventato  legalmente irrilevante l’ingresso.

Non lasciamoci intimorire dalla possibile condanna delle espressioni naive e spesso ignoranti e spicce, come i facili sfoghi o allusioni razziste. Non sono solo stereotipi creati ad arte, per imporre ossessivamente la repressione di ogni resistenza a questo radicale cambiamento. Sono anche segnali di malessere, perche’ a guardar bene il cambiamento sociale ha proporzioni ben superiori a quelle tollerabili e le motivazioni a consentirlo non sono sempre disponibili alla conoscenza dell’opinione pubblica.

Resta fermo un fatto imprescindibile: qualsiasi societa’ al mondo si protegge da influenze esterne, da sempre, quando responsabilmente si valutano i pro e i contro di qualsiasi apertura, perche’ l’insieme delle necessita’ dei cittadini residenti e’ una questione di natura che prescinde dai cavalli di Troia, in quanto legata alla sopravvivenza stessa di quella societa’ e pertanto va salvaguardata come priorita’ in accordo ad un diritto universale.

 

* da http://it.wikipedia.org/wiki/Cécile_Kyenge “Grazie all’interessamento di un vescovo, ottiene una delle tre borse di studio messe a disposizione degli studenti congolesi per frequentare medicina all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. Kyenge arriva in Italia nel 983,[5] ma per un disguido è costretta ad aspettare un anno per iscriversi all’università. Non avendo la borsa di studio, giunge in Italia in maniera illegale ed è in seguito regolarizzata grazie all’intervento di una associazione cattolica.[6] Si stabilisce provvisoriamente in un collegio di missionarie laiche a Modena, dove studia la lingua italiana e si prepara all’esame di iscrizione, lavorando nel frattempo come badante per mantenersi.[4]

ITALIANI ALL’ESTERO…E NON SOLO – IL PDL E LE SUE FONDAZIONI -POLEGRI(AUSTRALIA):”L’ACCESO CONFRONTO FRA I DUE LEADER NON MINA LE BASI DEL PROGETTO DI UN GRANDE PARTITO DEGLI ITALIANI”

(17 giugno 2010)

 

“Il 12 giugno scorso si e’ tenuto a Roma il convegno promosso dalla fondazione ‘Italia Protagonista’ (Gasparri), dai Circoli ‘Nuova Italia’ (Alemanno) e dalla ‘Fondazione della libertà per il bene comune’ (Matteoli) sul tema: “Più unito il PdL, Più forte l’Italia – Idee e valori per la sfida del cambiamento”. A raccontarlo è Federica Polegri esponente del PDL in AUstralia.

” L’iniziativa ha raccolto l’adesione di numerose altre fondazioni ed associazioni di centro destra ed ha registrato la partecipazione di Bondi, Cicchitto, Quagliarello. Lo scopo di questa riunione ‘in famiglia’, come l’ha definita il Ministro La Russa glissando sulla richiesta di autografi e foto da parte dei militanti accorsi da tutta Italia, e’ stato essenzialmente di chiarire la posizione degli ex colonnelli di Fini rispetto al percorso intrapreso dal Presidente della Camera.

L’acceso confronto tra i due maggiori leaders co-fondatori Berlusconi e Fini, pur manifestando un conflitto interno al Popolo della Liberta’, non mina minimamente le basi del progetto di realizzare un grande partito degli italiani. Il PDL e’ infatti una forza politica che si sta consolidando attraverso il costante ed inarrestabile impulso offerto dal consenso di circa il 40% degli italiani. Una realta’ politica consacrata dai successi conseguiti nelle recenti tornate elettorali. E non e’ certo cosa da poco viste le avverse condizioni economiche congiunturali. Come va spesa questa grande fiducia che gli italiani ripongono nel PDL? ”

Prosegue Polegri “Ed e’ qui che si deve prestare attenzione con grande sensibilita’ politica. E’ innegabile che il carisma personale di Berlusconi sia stato e sia tuttora un magnete efficace, cosi’ com’e’ da encomiare l’impegno e i tangibili risultati conseguiti dal suo attuale Governo. ‘Allungando’ pero’ la prospettiva nel lungo termine gli elementi di valutazione cambiano, e di conseguenza anche i presupposti sui quali si deve innestare la futura immagine del PDL.

Mentre Bondi sottolinea l’importanza della continuita’ dell’impostazione berlusconiana concepita da Gianni Badget Bozzo, allo stesso tempo concede che la grande sfida si gioca sull’apertura ad una partecipazione effettiva che parta dal radicamento nel territorio, premi il merito e favorisca l’ingresso di categorie sociali tradizionalmente emarginate: donne e giovani. Il cambiamento della scena politica desiderato e generato dall’alto dovra’ percio’ vedersi  concretizzare con una spinta dal basso, ed entro i confini della comune volonta’ di costruire, in uno slancio innovativo rivoluzionario, la storia della convergenza dei valori del Centro e della Destra amalgamati e metabolizzati per dare anima ad un unico partito.

Per arrivarci occorre compiere passi semplici ma necessari: come creare i presupposti democratici per una solida struttura organizzativa soprattutto in vista del prossimo stadio dell’unificazione delle componenti fondatrici di questo grande rassemblement politico. La preoccupazione non e’ tanto quella di superare le ‘quote’ o le modalita’ del tesseramento, questioni in apparenza tecniche, ma  piuttosto investe i principi e i valori che sono alla base anche di queste scelte, e quindi la natura della partecipazione, la qualita’ della militanza, la formazione delle idee, le scelte di strategia politica, le decisioni da adottare e il loro rapporto con le posizioni di minoranza. E’ su questo che si stanno scontrando al vertice Fini e Berlusconi: e’ sul ‘divenire’ di questa importantissima entita’ politica.

L’impronta egemonica di un presente marcatamente berlusconiano versus le necessita’ intrinseche di un partito degli italiani che, affinche’ si possa definire tale, rappresenti valori che giustamente prescindano da ogni e qualsiasi forte caratterizzazione individuale. Fini ha issato vele che forse lo fanno navigare troppo velocemente perche’ si comprenda la sua rotta. Da li’ i distinguo (piuttosto flebili devo ammettere) dei suoi stessi ex fedelissimi ancorati ad una realta’ quotidiana che vede prevalere i ritmi e le esigenze dettate dalla compartecipazione all’azione di Governo. Per forza di cose la tensione per loro si focalizza non tanto sull’elaborazione del futuro ma piuttosto sulla realizzazione del presente, specie considerando che le sfide attuali non permettono divagazioni rispetto alle linee guida dettate dal Premier. Il ruolo del Presidente della Camera consente invece a Fini una visione a tutto campo, di piu’ largo respiro, alimentata dalla sua naturale dote di lungimiranza.

Ad ogni modo, a guardare il documento finale del Convegno, risultano sparire le presunte divergenze sugli obiettivi e i contenuti; cio’ riduce la sostanza del confronto ad una esigenza di dialettica procedurale all’interno e al rispetto delle regole istituzionali all’esterno. La meta e’ la stessa, il percorso e’ diverso. Quello di Fini sta tenendo conto di uno scenario ben piu’ complesso, ricco di fattori non sempre evidenti alla sua stessa gente del Popolo della Liberta’. Il raccordo spetta ora alla costellazione di fari culturali dell’universo di centro destra: le Fondazioni, vere e proprie fabbriche di idee, e le Associazioni, luoghi di incontro e militanza. Mentre la sintesi sara’ necessariamente affidata agli infaticabili negoziatori che, dietro le quinte e con grande tenacia, hanno l’incarico di coordinare i contributi di tutte le componenti del PDL. Il banco di prova sara’ il Congresso in programma per la fine dell’anno, che determinera’ la natura e le modalita’ del prossimo passo verso un’unione piu’ omogenea e consistente.  Federica Polegri.(17/06/2010-ITL/ITNET)