Il terzo marito di Sonia

Poi ci sono le mattine storte…cerco le chiavi e sono sparite, tutto il mazzo!
Piu’ di un’ora a cercare ovunque, eppure le ho usate ieri. Cosi’ vado in giardino, per rasserenarmi.
Il ‘vecchietto’ vicino di casa torna alla carica, oggi vuole la scala alta.
Sono determinata, niente falciatrice, niente scala, niente soldi, niente di niente. Dopo tanti racconti della moglie disperata per il suo vizio del gioco – che gli fa dilapidare tutto quello che guadagna il primo giorno di paga – decido di non consentirgli, per quanto mi riguarda, di restare nella sua comfort zone.
Annaffio le mie piante, mi accorgo che ne hanno rubata un’altra, uno stillicidio: una avvelenata… una rubata… da 3 anni quasi quotidianamente. Nel frattempo lui fuma.
E fuma …dannatamente fuma, dalla mattina presto quando e’ ancora buio fuori e per tutto il giorno e la mia nausea ormai e’ peggio di quando ero incinta.
Ci viene proprio nel mio giardino sotto al mio naso a fumare?
comincia a strappare delle erbacce, si sbaglia e strappa anche piantine che ancora non hanno fiorito, sta per arrivare la primavera.
Entro in casa, chiedo a mio figlio che scusa mi invento oggi per non dargli quella scala, penso tra me e me, e se poi cade? o se non e’ sicura abbastanza? Ha l’aria di uno che non si regge in piedi anche se non e’ ubriaco come una spugna.
Ieri era mercoledi, ha preso i soldi, potrebbe comprarla invece che macerare soldi nelle macchinette di poker, finalmente un motivo per trattenerseli nelle tasche e farci qualcosa di utile.
Riesco fuori, sta ancora nel mio giardino e si e’ scatenato, continua a strappare tutto quello che lui ritiene erbacce.
Scoppio! gli strillo di andarsene ma, da bravo sordo, non mi sente, e’ di schiena e non vede le mie labbra.
Gli do un colpetto sulla spalla per farlo girare, e’ piu’ inconsistente di quanto non appaia, temo di aver fatto cadere un mucchietto di ossa come si fa cadere il castello di carte quando si gioca da piccoli!
fortuna non cade, ondeggia, si volta e mi spara un sorriso beato o beota, l’espressione di chi e’ sicuro di ottenere cio’ che chiede, come sempre.
E invece mi trova per la prima volta in 18 anni molto diversa, gli strillo di nuovo “Go away! get out of my garden!” poveraccio, sbigottito, sembrava un ragazzino che a Natale non riceve nessun regalo!
Ho pensato che quella poteva in effetti essere stata l’espressione sulla faccia di Sacha, il mio ex marito, quando a 7 anni, si sveglio’ prima di tutti i familiari e corse in salotto per scartare i suoi regali; tra la massa di pacchi e pacchetti colorati non trova nessuno con il suo nome.
Un’amara sadica sorpresa a conferma delle numerose minacce di sua madre negli ultimi mesi: “sei cattivo, non avrai nessun regalo” e conseguente fuga, la prima di una lunga serie.
In fondo per lui l’aver massacrato con un coltello il divano della nonna non era che una legittima protesta per sentirsi sempre scaricato da qualche parte, figurati se poteva mai supporre che avrebbe potuto costargli tutto quello che voleva di regali?
Lo ritrovarono dopo qualche ora, sulla scalinata di Piazza di Spagna, sconvolti per la sua sparizione, lo avevano ricoperto di baci e promesse di mille regali.
E cosi’, a soli 7 anni aveva gia’ imparato il potere di ‘abbandonare’ e di farsi correre appresso per ottenere cio’ che voleva.
Negli affetti, questi comportamenti sono laceranti per chi li subisce.
Ripenso in un lampo alle infinite volte che ci ha piantato in mezzo alla strada o in un’inutile attesa o disdicendo incontri all’ultimo momento o sparendo per giorni o notti staccando il telefonino. Spesso in seguito a raptus di urla di maledizioni e disprezzo e pianti struggenti dei figli.
Quanti anni ci sono voluti, ai nostri figli o a me, per non cadere piu’ in quella trappola?  Per non corrergli piu’ appresso? per non credere piu’ agli impegni che spontaneamente prendeva solo per poi disattenderli? per non dover scoprire che la lite era un mezzo per andare allegramente a farsi gli affari suoi altrove con l’ennesima donna della sua vita? Per non contare piu’ su di lui, per non sentirne piu’ la mancanza, per restare indifferenti alle sue manovre?
Parecchi. Ma alla fine ci siamo riconquistati la nostra gioia ed allegria senza di lui. Mi ricordo bene un pranzetto improvvisato in occasione della sua richiesta per l’assenso al rinnovo del suo passaporto, nel nostro backyard, come ai vecchi buoni tempi (perche’ c’erano anche le giornate si), con bistecche sul barbeque insalata e altro.
L’unico che non parlava, non rideva, e guardava fisso nel piatto, con lo sguardo piu’ pesante e smarrito che gli ho mai letto sul viso. Un fantasma carico di angoscia.
La nuova partner o moglie, chissa’ cos’era nel 2006 inoltrato, avra’ anche riempito un vuoto enorme, ma non cancelli sentimenti importanti come se non siano mai esistiti.
Ti pugnalano all’improvviso.
I vecchietti vicini di casa sono li da anni, ci si affeziona alla presenza.
Lui sempre scombinato, liti furiose ed insulti per le sue perdite totali al gioco, le sue ubriacature oceaniche o le sigarette finite troppo in fretta, al di fuori delle quali c’e’ lei, gentile, un po’ spaventata, a volte strafelice quando puo’ stare con i figli e nipoti, elegantissima le rare volte che esce. Ho fatto spesso regali a entrambi, senza badare troppo al loro precario senso di gratitudine.
Ma qualcosa oggi si e’ rotto. Quel go away racchiudeva tante cose successe in questi ultimi tempi, che non riguardavano sicuramente solo lui, ma che sono state meschine cattiverie.
Torno ancora a casa, sento un anomalo coro di voci ad alto volume, poi riesco a cercare le chiavi anche la’ fuori e vedo pezzi della mia macchina buttati davanti al corridoio pavimentato da dove l’ho cacciato. Non riesco a capire che parti della macchina siano, un pezzo e’ proprio rotto.
Chiamo mio figlio e lui lo vede subito, lo specchietto spezzato, cerca di rimettere insieme i pezzi con il cuore d’oro di un ragazzo sensibile che non ne puo’ piu’ di tutto quello che mi succede.
Vado a parlare con i vecchietti, entrambi in veranda a fumare.
Mostro loro la macchina e parto con un predicozzo inarrestabile. Lui parla di ragazzetti dell’universita’ che possono aver causato tutti questi danni e furti nel tempo, gli mostro le ultime imprese, statuine spezzate, lampioncino distrutto, piante stecchite, vasi colorati con le piante grasse mancanti, la cassetta dell’elettricita’ spaccata (e tutto solo fuori il giardino davanti, non contando il resto) ..
Spiego loro la differenza che farebbe il non bruciare la pensione alle macchinette o tracannando botti di birra quando con gli stessi soldi ci si puo’ comprare un sacco di cose, portare la moglie al ristorante qualche volta, fare un viaggio…mentre i lacrimoni sembrano li li per straripare dalla palpebra inferiore, quella gia’ operata di cancro sulla pelle.
Hanno entrambi tante cicatrici per il cancro sulla pelle.
Non gli ho detto di quanta nausea mi fa venire il suo fumo, ma gli ho detto di farsi aiutare a sconfiggere il suicidio da macchinette di poker. La mia parte e’ stata diventare meno disponibile.
E’ arrivato anche il figlio – dal lavoro – alla riscossa. Ci vedeva parlare intensamente e si e’ acquietato, restando in attesa in disparte.
Ormai il dado e’ tratto, il messaggio stavolta gli e’ arrivato al cuore ne sono sicura. Ci salutiamo.
So di avere grande influenza su di loro – li ho trattati bene in questi anni – ma so anche che non posso pretendere di cambiare le altre persone.
Ma posso essere ancora la scomoda causa di forza maggiore.
E’ il mio destino. Combattere contro mulini a vento, e pretendere di addomesticare i lupi selvaggi.
Sono cosi’ ammaccata e addolorata che mi sorprende di essere ancora cosi’ fiera di essere me stessa. Dopotutto, ho smosso piu’ montagne io di mille Maometti messi insieme e senza nemmeno alzare un dito.
Ma non sono una che si ama facilmente. E chi mi ha amata ha finito per pagare quanto e piu’ di me.
Speriamo che lui ora ci pensi davvero prima di ripartire per la strada del pub.
Fortuna c’e’ il cielo, con il sole o le nuvole, e poi miriadi di stelle o la luna brillante. Mi ricorda sempre la bellezza di questo pianeta e tutto quello che c’e’ ancora da scoprire qui o lassu’.

a che serve l’intelligenza?

Circola in questi giorni un post su Facebook, delle considerazioni di Chris Worth, un tale che ha raggiunto un livello di Q.I. 177.
“Essere dei geni è un inferno” e’ il tema del suo messaggio.
Ma le argomentazioni che usa sono in generale valide per chiunque. Quasi banali.
Ci si annoia a stare con gli altri, la routine che va bene per la massa, puo’ uccidere la tua curiosita’, farti pedere interesse perfino su quanto viene proposto a livello basico, che rende indisciplinati nel perseguire obiettivi superiori.
Il genio tende a non specializzarsi, e dunque a non integrarsi in una carriera che lo porti al successo materiale.
Ha un atteggiamento dispersivo, eclettico e si isola facilmente.
Tutto preso con le proprie elucubrazioni mentali che lo affondano in un mare di dubbi, ipotesi, teorie.
Pero’, quando viene a galla, obbligato a intervenire, vede qualsiasi problema gli venga proposto in una luce immediatamente risolutiva. Come se la sua mente avesse gia’ esplorato in ogni angolazione qualsiasi tematica umana.

Cos’e’ allora l’intelligenza? questa illusione ideale di superiorita’?
Funziona efficacemente solo quando e’ intessuta con altre menti. Come i fili di un circuito elettrico. Come dire: torna sulla Terra e renditi utile.
La mente del genio ha percorsi molto particolari. Non si limita all’area cerebrale. Si estende a tutto il corpo. E in una sfera molto piu’ estesa del corpo.
La conformazione organica interna del suo corpo e’ anomala.
Il rendimento di lucidita’ della comprensione e’ estremamente sensibile a diversi fattori, legati all’interazione ambientale soprattutto.
La consapevolezza innata, che supervisiona la materialita’ del vivere, e’ soggetta alle risposte esterne.
Gli stimoli che arrivano dalle altre persone, condizionano l’esprimersi della propria capacita’ e abilita’ in un modo piu’ acuto dell’ordinario.

Nascono quasi sempre questioni di conflitti potere interrelazionali.
Il genio viene percepito dagli altri come ingiustamente arricchito – nascono gelosie ed invidie o semplici aspettative fino a trappole per sfruttare cio’ che sembra magico a chi non viaggia sulla stessa lunghezza d’onda.
Il genio fa paura.
Il suo intuito crea disagio, viola la zona di comfort degli altri, e’ destinato ad affascianare ed irritare.
Sono situazioni delle quali si deve imparare a tenere conto, perche’ feriscono. Un catalizzatore di per se’ dell’ulteriore sviluppo delle proprie facolta’. L’isolamento inevitabile, rende arroganti se costretti alla sottomissione materiale, ma rende ancor di piu’ acutamente intelligenti.

Chi ha “successo” – in termini capitalistici – e’ generalmente dotato di un’abilita’ eccezionale nel captare e sfruttare risorse altrui.
Mentre il genio non e’ interessato a prevalere sugli altri, ma sulla propria realta’ di conoscenza.
Non ha nessun senso per la persona geniale esprimersi per guadagnarsi un oggetto materiale di consumo o uno status.
Tutto e’ funzionale. L’istinto e’ la conoscenza. La curiosita’ e’ insaziabile.
Nulla e’ piu’ eccitante, appagante e desiderabile della soluzione di una qualsiasi sfida cognitiva.
E nessun altro orgasmo cosmico e’ paragonabile alla propria mente che viaggia senza alcun ostacolo.

Molti non se ne accorgono nemmeno. Ma tutti siamo dotati di questa facolta’. Indulgerci su e’ un lusso.
C’e’ uno stato di lucidita’ nel sonno/veglia che e’ indescrivibile. Un tempo si diceva saggiamente: “dormici su”. E anche pregare prima di addormentarsi. Dove la preghiera e’ una richiesta intensa. Un modo di collegarsi alla fonte.
Nel sonno, percorriamo un sentiero fantastico e, quando ogni cellula e’ attivata, si illumina tutto: la velocita’ di ‘pensiero’ acquista una rapidita’ e una vastita’ atemporale e ultra dimensionale. Tutto e’ chiaro in qualsiasi dettaglio.
La pratica da apprendere e consolidare e’ nel tradurre al cervello razionale (quello che ci hanno insegnato ad usare per relazionarci nel nostro contesto ambientale consapevole) quel ‘mondo’, quella visione. La difficolta’ di sintesi e’ ovvia, per definizione.
Non e’ necessario rimanere isolati.
Si puo’ imparare a sintonizzarci.
Perche’ la mente collettiva e’ stratosfericamente piu’ potente.
Non quella delle tabelline imparate o meno a scuola.
Quella che precede l’apprendimento razionale, il senso di sicurezza materiale e l’autostima definita da valori culturali.
Una lingua per comunicare che non ha bisogno di idioma. Anni fa, ero in macchina di amici in Canada. Si fermarono a chiedere informazioni stradali ad un vecchietto. Non conoscevo l’idioma in cui il vecchietto si esprimeva, eppure fui la sola a capire le sue istruzioni. Naturalmente i miei amici non mi diedero sarcasticamente retta e perdemmo un altra mezz’ora in tentativi. Non so cosa mi rendeva sicura di aver capito quel signore. E non e’ stato l’unico episodio di idioma sconosciuto perfettamente comprensibile.

Gli orientali avvezzi alla meditazione hanno una predisposizione alla serenita’ ben marcata.
La meditazione e’ una concentrazione ad abbandonare quella grancassa di suoni nozionistici e convinzioni spesso infondate che ottura la nostra mente razionale. Per non parlare di squallidi pregiudizi che nascono quasi sempre da esperienze emozionali con vibrazioni non sane.
Anche per questo la meditazione purificante ha suoni ancestrali, liberi da apprendimenti esterni. Disintossica da altre vibrazioni nocive, intrappolare nella nostra sfera.
La meditazione e’ cosi’ un esercizio indispensabile per regolare il rapporto interno-esterno in questo mondo materiale.
Al suo livello piu’ alto apre ogni orizzonte.
Ogni verita’ di cui necessitiamo e’ gia’ presente e disponibile.
L’abilita’ e’ nel contattarla. E’ uno stato d’animo il ponte.

La mia scoperta dell’intelligenza e’ semplice.
Tutto e’ presente e disponibile. Coltivare la propria curiosita’, incoraggiarla il piu’ possibile e lasciare aperta, con grazia, la porta dell’immaginazione.
Cosi’ come allenarsi, esercitarsi fisicamente e – allo stesso modo- lasciar fluire attraverso noi quella fonte suprema.
Distaccandosi da quell’accanimento avido, diventiamo conduttori ideali.
Quella intelligenza e’ superiore alla ragione.
Della ragione possiamo sorridere: l’intelligenza sorride della razionalita’ ancorata alla ragione (tanti paletti di recinzione).
L’intelligenza non ha bisogno di paletti, manco li vede.
E’ il bisogno innato di sintonizzarsi e di vibrare.
Si mangia per vivere, non si vive per mangiare; solo allora La natura offre il cibo piu’ delizioso e nutriente.

I geni sono i veri alieni.
Si possono cercare e riconoscere, per proteggersi e guidare.
Non sono mai davvero soli. E c’e’ sempre un ‘motivo’.
Il loro eco riverbera in eterno.

i formaggi industriali a tavola?

C’e’ chi vive per mangiare e chi mangia per vivere, dipende dal livello di disponibilita’ economica, dall’educazione alimentare e dalla filosofia di vita. La scienza dell’alimentazione ci spiegherebbe meglio che cio’ che mangiamo e’ cio’ che siamo. Nutriamo corpo e anima, prendendoci cura anche di potenziare il nostro sistema immunitario. E non e’ difficile verificarlo.
Le allergie sempre piu’ diffuse, nervosismi e cattivo umore, perfino disturbi psichici sono spiegati dagli sconvolgimenti chimici del nostro corpo, e qualsiasi cosa mangiamo e’ composta da elementi chimici.
Se vuoi essere felice, comincia a scegliere cio’ che mangi, con cosa lo associ, con la frequenza alla quale lo ingerisci e soprattutto la sua qualita’. Controllare date di scadenza non e’ solo un riflesso dello sconto sulla merce deperibile. A volte qualche dipendente se ne dimentica perfino, o altri lo fanno apposta, per non parlare di chi manda a ‘rigenerare’ quel prodotto che, dopo vari trattamenti chimici, ritorna come ‘nuovo’. Lo spazio lasciato dall’industria alle sofisticazioni alimentari e’ immenso.

Il gusto e l’importanza della cucina sono legati culturalmente anche ad un istinto di sopravvivenza. “O Franza o Spagna purche’se magna”, sembra a prima vista frutto di un giocoso menefreghismo irriverente, ma esprime invece la condizione di popolo oppresso e depauperato dai tanti conflitti tra le potenze straniere per conquistare territori italiani.
Sopravvivenza anche in termini di reazione a traumi collettivi. Dopo l’attacco alle torri gemelle di NYC, consigliai ad un amico che giocava in borsa, il contrario di cio’ che il modello finanziario che aveva comperato per 25mila dollari gli raccomandava: per me doveva investire su un rialzo del prezzo del cacao. Robert si ostinava a scommettere sul deprezzamento futuro, e ci perse un sacco di soldi. Quando la paura si insinua nella collettivita’ intera la reazione istintiva e’ racchiudersi nella tana, in famiglia, dove si mangia. E si consumano piu’ dolci del normale per confortarsi. Non desideri partire per i Caraibi, vuoi una torta al cioccolato!
Sopravvivenza anche ai veleni, pericolo che richiedeva una rigorosa scelta del personale ma anche dell’assaggiatore. La pratica di avvelenare cibi era cosi’ diffusa perche’ erano facilmente accessibili a chiunque.
Ogni epoca ha i suoi veleni. Un tempo erbe rare e organi di animali essiccati e polverizzati, oggi la chimica ha sintetizzato in laboratorio praticamente di tutto, e il progresso ha snaturato l’ambiente in cui viviamo.
Poca differenza potrebbe fare aggiungere alla lista della spesa il formaggio ricavato da latte in polvere o additivi chimici! Ne ho assaggiato uno anni fa (qui in Australia sono permesse molte piu’ sostanze chimiche, coloranti, conservanti e intrugli vari, che in Europa, dove magari sono da decenni classificate cancerogene), aveva un discreto sapore leggero e costava poco.

Ma cio’con cui ci alimentiamo determina chi siamo, cosa pensiamo, il nostro stato d’animo e l’umore, la libido e la sensazione di appagamento. Impari a riconoscere i messaggi di risposta del tuo corpo e perfino a ‘curarti’ con certi cibi…la cui essenza e’ all’origine di molte medicine attuali.
Diventa spontaneo controllare le etichette, conoscere gli ingredienti, scegliere il prodotto piu’ fresco, e mangiare di meno ma della migliore qualita’. Con gli anni ci si allena perfino a riconoscere cosa e’ genuino e cosa no a colpo d’occhio. E il risultato e’ sensazionale.

Questa possibilita’ di introdurre formaggi preparati industrialmente con latte in polvere e altri additivi chimici non puo’ lasciarci indifferenti.
Penso a quante persone, ridotte in poverta’, cercano tra i rifiuti dei mercati o nei cassonetti. Ma la ‘crisi’ e’ in fondo un’invenzione politica, o per incapacita’ o per calcolo. Questa esasperazione della produzione alimentare industrializzata di massa contribuisce pero’ ad abbassare relativamente il livello di qualita’ di vita e la ricchezza pro capite. Non quella calcolata in termini di quota di PIL o di capacita’ e varieta’di prodotti e servizi offerti all’unita’ consumo. La condizione umana stessa. Va sempre piu’ verso un mondo sovrappopolato di infelici, inquadrati in ingranaggi precostituiti.

E sorrido, ripensando alla ricotta appena presa dal contadino di quando ero bambina, o al sapore degli ortaggi e della frutta coltivati da mio nonno prima e da mio padre poi – religiosamente – durante il fine settimana, senza alcuna aggiunta di fertilizzanti e pesticidi, irrigati con l’acqua del pozzo.
Un sapore ricchissimo e carico di sfumature che parlava dritto al cuore.

Il cibo e’ sacro, da che mondo e’ mondo quasi tutte le offerte agli dei erano commestibili.
La filosofia di vita che scegliamo di applicare alle regole del commercio, specie alimentare, ci qualifica come popolo e definisce anche il tessuto sociale.
Siamo famosi in tutto il mondo per il made in Italy della nostra cucina. E’ uno dei punti di forza del commercio estero. Anche per l’immagine che ci caratterizza, di popolo che si riunisce allegramente a tavola e passa tempo a chiacchierare e a mangiare cose buone. Sono messaggi emozionali sublimali che aiutano a vendere i nostri prodotti. Non c’e’ una pubblicita’ di successo che non ricrei quella cara atmosfera legata alla condivisione di cibo. La felicita’ di mangiare qualcosa di buono insieme. Non siamo capaci di salvaguardare questa reputazione delle delizie del nostro territorio?

Non limitiamoci a ragionare in termini di “tanti altri prodotti di consumo di massa gia’ presenti nei supermercati sono a base di latte in polvere”. Dite quello che vi pare, ma c’e’ una differenza abissale tra un prodotto fatto con ingredienti freschi e genuini o polverizzati e ricostituiti da concentrati.
Ed e’ anche una questione che ha implicazioni di macroeconomia reale, non si limita alle singole aziende di settore. In nome della Dea Concorrenza ci lasciamo invadere da tonnellate di latte in polvere, prendendo multe se non lasciamo fallire i nostri allevatori, stretti nella morsa delle quote latte perche’ non sono efficienti come i colleghi mittleuropei? se poi aggiungiamo il fatto che ogni attivita’economica ne porta con se’ tante altre, il cosiddetto indotto….

Le crisi passano, la genuinita’ dei cibi e la tradizione culinaria di eccellenza mai.
Facciamone una questione di caratteristica nazionale, l’orgoglio che proviamo per le nostre meravigliose produzioni alimentari e l’impegno che ci si mette per contraddistinguerci nella qualita’. Sara’ sicuramente una carta vincente.

i fatti che cambieranno il concetto di cittadinanza

Gillian Triggs spoke out last week about the regional “consequences” of the government’s policy of turning back asylum-seeker boats and called on MPs to uphold the rule of law as they prepared to debate extraordinary new ministerial powers to revoke citizenship of suspected terrorists.

The Human Rights Commission president delivered a forthright speech on Friday in which she criticised the major political parties for teaming up to pass “scores of laws” over the past 15 years that threatened fundamental rights and freedoms.

The Coalition is expected to produce legislation in the next parliamentary sittings to grant the immigration minister the power to revoke the Australian citizenship of a person who was deemed to be involved in terrorism but may not have been convicted of a crime.

Triggs cited the yet-to-be-defined proposal as an example of the “overreach of executive power” and said the debate seemed to be “between the subjective suspicions of a minister versus an evidence-based determination by a judge according to established rule of law”.
Dutton said the UK had granted its home secretary strong powers to strip people of citizenship and it was “not a legal backwater by any stretch of the imagination”.

The government believed it was “a decision for the minister of the day, because we are elected by the people to make these tough decisions”, he told Channel Ten’s Bolt Report.

Asked why the minister, and not a court, would make the decision,

Dutton said: “Well, because we need ministerial discretion around some of the particular cases. So where the 17-year-old Australian goes across and is involved in beheadings and strapping vests on to other young kids who then go off and do suicide bombings – that person may present a very different case than the 17-year-old who went across, got cold feet at the airport and decided to come back home. If we had a black-letter operation of the law and there was no discretion, I think we would get anomalies …

We’re not trying to impose this as a criminal sanction.

Dutton confirmed the powers would be able to be used against people regardless of whether they were located in Australia or were overseas.

“If they’re involved in the name of terrorism, and their activities are able to be defined within a few sections of the criminal code that we’ve said we’ll put into legislation – if they’re deemed to be a terrorist or acting in support of those terrorists, fundraising, [doing] acts preparatory to, all of those which we’ve defined in the legislation – if they fall within that category and we don’t render them stateless, whether they’re here or they’re offshore, we will strip citizenship from them under this proposal,” he said.

new powers in relation to dual nationals, it has deferred a decision about allowing the immigration minister to revoke citizenship from sole nationals who may be able to apply for citizenship elsewhere. how do they decide in lieu of other countries?

public consultation: the government would not leave anyone stateless and would allow people to lodge a judicial review against a ministerial decision to strip them of their citizenship.

Bolt: “I don’t understand what the problem is with making people stateless. I mean they joined Islamic State.

la strategia sui flussi migratori

Da sempre appassionata di movimenti migratori, rimescolamenti etnici e confronti tra culture, seguo con una certa trepidazione questo traffico inarrestabile nel Mediterraneo.

Scaricato slealmente Gheddafi, doppio cittadino libico-italiano, e’ arrivata l’onda anomala e con essa anche un certo ripopolamento di squali. Le logiche delle decisioni del  ‘piano di sopra’ sono sempre abbastanza lucide e lungimiranti, ne va da se’ chiedersi: a che gioco si gioca?

L’Africa. Affascinante continente pieno di risorse e con una popolazione lasciata un po’ allo sbaraglio, dalle grandi tribu’ si e’ scesi a livello di piccoli clan. Non solo Africa. Ad Est c’e’ tutta una regione in subbuglio. Energia, alimentazione, telecomunicazioni, materie prime per le nuove tecnologie, esperimenti biologici.

Il vecchio colonialismo prendeva un te nel deserto, mentre le grandi palme venivano sventolate per arieggiare i vapori corporei. Oggi grandissimi schermi colorati possono piu’ comodamente essere manipolati in un gioco di scacchi planetario tra i vari gruppi oligarchici mondiali.

Flussi migratori. E’ un elemento portante di questo gioco. Risolvere certi attriti muovendo intere popolazioni, l’elite delle quali verra’ rieducata e reimmessa in brevissimo tempo.

Non sono mai stata convinta del metodo violento dei genocidi e degli esodi. I genocidi generano ripercussioni negative all’infinito, alimentano le cause dell’attrito generando altri focolai ben piu’ resistenti, che eventualmente colpiranno come un boomerang di ritorno. Gli esodi depauperano il genius loci della propria linfa vitale, i ritmi biologici del rapporto umano territorio, le modalita’ di uso economico e sociale. Eventualmente si risolvono con un inversione di percorso o causano una depressione perdurante tendente alla fatalita’. Una estinzione di dinosauri.

Fino a che punto si programma tale cambiamento? e con quali velocita’? Il processo di globalizzazione e’ stato rapidissimo in termini antropologici. Muovere anche le popolazioni significa rafforzare il consumo delle merci ‘mondiali’, piu’ sono prodotte per la massa indistinta, meno sono qualitativamente controllabili. E’ forse la questione primaria, dalla quale diramano tutte le altre forme di controllo.

Sono sempre stata amante del paradosso. “Proposizione che per forma o contenuto si oppone all’opinione comune o all’esperienza quotidiana, riuscendo perciò sorprendente o bizzarra.” Affonda nella capacita’ di vedere cose che gli altri non vedono. Crea un sacco di irritazione nell’interlocutore ma consente di nuotare nell’acqua limpida. Mi e’ difficile credere che in Europa non si sia analizzata questa grande sfida contemporanea. Che i Paesi membri dell’Unione restino ancorati alle loro prerogative nazionali, succubi del complesso del vecchio colonialismo imperialista, senza una agenda segreta.

E’ vero che le grandi alleanze sono di grandi gruppi transnazionali, ma quanto solide sono a confronto del naturale senso di identita’? Non puo’ e non deve essere sottovalutato. E’ il cosiddetto fattore umano. Ci sono inciampati tutti nella Storia.

Non solo l’identita’ nazionale di ciascun Paese membro e le sue proprie relazioni esterne dunque. Ma anche un’identita’ “Europa” effettiva  e sostanziale. Le altri grandi entita’ geopoliche, USA, Cina, Russia, possiedono questa caratteristica di unione politico-economica oltre ai gruppi interni con relazioni esterne. E’ una sfumatura che risulta determinante nel lungo periodo.

Difficilmente l’Unione Europea verra’ a tavolino a ridisegnare i confini di influenza in Africa dei rispettivi Paesi Membri. E’ piu’ facile che si avanzi nel processo di integrazione europea sostanziale! Torniamo allora alla dimensione nazionale visto che siamo noi a subire l’impatto con questa massiccia migrazione, non solo dal Mediterraneo. Che carte abbiamo in mano? perche’ costa parecchio l’assestamento di questa gente in arrivo, molto di piu’ – e sotto tanti altri aspetti – dell’impatto iniziale. Non so davvero in concreto quale sia la strategia politica in merito, se mai e’ stata ipotizzata.

Fui la prima a sostenere confidenzialmente che a quel flusso selvaggio doveva essere dato un messaggio forte e chiaro, sia pure dolorosissimo, e fu bombardato il primo barcone davanti le coste libiche. Shock emotivo, nemmeno i militari italiani di fronte a gente disperata inerme resistettero. Berlusconi aveva strapagato Gheddafi perche’ il freno fosse sulla sua sponda ed era un eccellente sapone per le mani del Ponzio Pilato nostrano. I droni ‘affonda barconi’ pure sono un immediato ceffone che denota pero’ pochezza di senso politico. Quei barconi dovrebbero essere riutilizzati per la pesca o il turismo. L’uccidere, il distruggere e l’affamare non hanno mai gettato le basi di un’armonia sociale duratura e produttiva. La Mogherini, bonta’ sua, potrebbe anche essere una persona preparata e brillante, ma la teoria e’ una cosa, il carisma un’altra. Il suo ruolo le consente una cortese attenzione di rispetto, ma l’azione viene decisa altrove quando non si ha lo spessore magnetico per interpretare un interesse comune. Compito non facile di sicuro, se non ancora obiettivamente impossibile in sede europea.

Cosa fare quindi? tornare al fattore umano di cui sopra. Strada piu’ lunga ma diabolicamente efficace. L’Italia credeva di avere una presenza in Libia notevole, grazie alle sue aziende che vi operano. Nulla, al confronto di quella colonizzazione strisciante che la Cina ha condotto nel silenzio assoluto per decenni. Non lavorano e basta, si sposano e restano, creando una popolazione mista. Vogliamo tornare a colonizzare? benissimo. Invece di spendere soldi a vuoto andiamo a  spenderli li’. Non aspettiamo che la UE ci spalleggi. Non sara’ facile dopo il trattamento riservato a Gheddafi, ma abbiamo un passato che aveva gia’ infiltrato molteplici radici. Una volta esisteva un’intelligence, data l’attuale baraonda sociale, sarebbe davvero utile. Contatti con ogni gruppo in conflitto con un progetto di riassestamento sociale, culturale e di sviluppo economico. Con la pacificazione e gli investimenti e perche’ no? con i matrimoni misti con le donne del luogo, se quelle aperte allo straniero non se le sono sposate tutte i cinesi!

“Non venite voi da noi, veniamo noi da voi”. Con lo spirito di Enrico Mattei piuttosto che dei Mattei Salvini e Renzi. Produttivi di vantaggi per entrambe le parti. Elementare, lo hanno detto e ripetuto tutti da decenni. La differenza sta nel cosa mettere sul piatto. Non quella falsa cooperazione da avvoltoi che intasca la maggior parte degli aiuti e lascia le briciole sul campo.  Un progetto vero e concreto. Un’iniziativa che la Mogherini e Draghi dovranno battere e controbattere in ogni ambito europeo. E gli altri? La nuova Libia “a partecipazione italiana” godrebbe di una propria politica estera anche con i famosi gruppi transnazionali.

E’ l’unico modo di fermare l’accumularsi della polveriera che siamo diventati. Una volta realizzato questo progetto pilota, con un avamposto in Africa possiamo renderci credibili anche con l’Unione Africana per altri progetti. Il piu’ ambizioso? la regione del Niger. E’ a rischio catastrofe e se non la si evita travolgera’ anche le famigerate multinazionali del petrolio.

Renzi vuole giocare alla reincarnazione di Mussolini? non e’ stato tanto difficile tecnicamente  diventare un dittatore, il difficile e’ usare il potere acquisito in modo che sia all’altezza dello Statista italiano per eccellenza. Proprio quel Duce che in Libia aveva gettato le fondamenta dello stato moderno. Un po’ meno reality show e un po’ piu’ bombardamento culturale su quell’epoca, in TV, non farebbe male a nessuno.

Sydney Morning Herald Liberal link to neo-fascists

annandale 2008

ecco come i rivali in politica e nel caso specifico l’ex dirigente che mi ha candidata Felice (Phil) Montrone si divertono ad accoltellarti alle spalle. Una sciocchezza simile e avere il divieto dal partito di rispondere ad illazioni ridicole

Liberal link to neo-fascists

September 13, 2008

A LEADING Liberal candidate in the Leichhardt council elections is the Sydney president of an extreme right-wing Italian political party described by political experts as “neo-fascist”.

Federica Polegri, the lead Liberal candidate in the Gadigal-Annandale ward, is listed on the Alleanza Nazionale party’s website as president of its Sydney branch, while the publication La Fiamma describes her as a “militant for the National Alliance”.

Alleanza Nazionale emerged from the Italian Social Movement party and, until 2003, counted Mussolini’s granddaughter Alessandra, among its members. An international relations expert at the University of Sydney, Diarmuid Maguire, said it had strong anti-immigration views and anti-Semitic, hard right factions.

Mark Neeham, state director of the Liberal Party, said: “While not defending the previous positions of the National Alliance, history is full of political parties having unsavoury associations.”

Alleanza Nazionale is part of the Coalition Government in Italy. Ms Pelegri did not return the Herald’s calls.

Sunanda Creagh

http://www.smh.com.au/news/national/liberal-link-to-neofascists/2008/09/12/1220857835059.html

Federica Polegri – Futuro e Libertà, Milano 12/02/11

Federica Polegri – Futuro e Libertà, Milano 12/02/11

taglio iniziale spezzettato, poi un altro dopo Tremaglia

taglio netto al 2:33, il mio discorso proseguiva argomentando chiaramente

contrasto ed exposure stridenti

giochetti col sintetizzatore, jumping cuts e riverbero… veramente scorretti a distruggerlo cosi’

nostalgia

nostalgia

pronta all’agguato

ti arrampichi eterea ed invisibile sulle nuvole leggere che solleticano la montagna

e ricadi pesante nella pioggia fitta

un tuffo libero in quel grande mare aperto di teneri pensieri

ti immergi nel presente di acqua profonda, buia e silenziosa   ma riaffiori!

prima smarrita,

e in un attimo padrona, in un respiro lungo e caldo, di tutta  l’aria del cielo

districhi dalla schiuma salata le emozioni piu’ care e le strappi all’oblio del tempo

evaporano la rabbia, la paura

mille onde ribelli rianimano la dolcezza calpestata, la gioia dimenticata

e i riflessi del sole illuminano i sogni di conquiste mai derise  

piccoli gesti innamorati sfidavano la sorte in allegria

i sorrisi del calore familiare ora puoi toccarli

per scoprire l’amicizia la annusavi

e le delusioni non bruciano piu’, come intimi segreti sono tiepida cenere  

nostalgia, mai senza di te

ed emerge tutta la bellezza della vita

in una solitudine che basta a se stessa

e restituisce ogni dubbio all’amore          

quando ti sento con me

quando ti sento con me

una leggera corrente di brezza marina pizzica sulla pelle

il sale la spruzza con la spuma di goccine gelate

e i miei capelli intrecciati nelle alghe dei fondali ondeggiano al vento

quando ti sento con me

si tormentano le labbra in cerca di un bacio

che pure mi riempie già la bocca

e le tue braccia serrano strette ogni mio respiro

quando ti sento con me

la tenerezza mi sfiora il viso

la dolcezza mi accarezza il seno

e il tuo sorriso inonda il mio sguardo

quando ti sento con me

cammino leggera e volteggio nell’anima

ti sfioro le dita lungo i petali bianchi e profumati

e lascio che il tuo pensiero mi avvolga completamente

 

uomini persi

Quando amare è per te una tale sofferenza

ti scuote l’intrigo e il dubbio ti divora

assetato di ambrosia e fiele in bocca, odi e imprechi

e sprofondi solo, nel rigetto oscuro

Se ricevi indifferenza e non tolleri esclusione

concedi il tuo rispetto o l’orgoglio ti deturpa

e rimugini pensieri, tu non parli mai di te…

Non è amore la violenza

frustrazione che ti brucia,  lo sgomento ti tormenta

trema la terra e salti in alto

lo scoppio di una passione malvissuta

Se desideri la gioia non cercarla nella rabbia

se hai bisogno di carezze non colpire ciecamente

ridi ridi e poi sghignazzi

e gelosia non scivola, ti inghiotte

pieno di rimorsi e di fantasmi te ne vai

calpestando fiorellini e mai ti volti

fermo immobile inchiodato

Abbandona la paura, la regali al vento se sorridi

e respiri tutto il cielo azzurro se lo guardi nel cuor pieno.

Mille aquile volano nell’universo

splendide di luci e di colori

ali che suonano la musica più dolce e non la senti

ma ti avvolge ad ogni passo quando gentilezza impera

Una breve vita e non la possiedi, nessuna è mai stata tua

Loro volano insieme su lontano e tu laggiù tra le tue cose.

La violenza non è amore

e finisce tutta cosí, com’è arrivata, senza altari né ricordi.